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Anziani: meglio soli o male accompagnati?
22 Marzo 2018
Societas

Anziani: meglio soli o male accompagnati?

Home » Societas » Anziani: meglio soli o male accompagnati?

prigioneTra le cose che un uomo vorrebbe non incrociare mai nella propria vita sicuramente ci sono la morte e il carcere. Non terrorizza meno, però, l’esperienza della solitudine: sensazione capace, paradossalmente, di far apparire meno ardua la vita dietro le sbarre. In Giappone, ad esempio, cresce il numero degli anziani che macchia appositamente la propria fedina penale, di solito, con illeciti bagattellari, pur di non trascorrere gli ultimi anni della propria vita senza compagnia. Come riportato dal Linkiesta un anziano ladro di caffè e bevande energetiche avrebbe confidato a Bloomerg che solo in prigione, da lui definita «oasi», sarebbe in grado di trovare «relax e conforto».

«Meglio soli che male accompagnati» è evidentemente una verità facilmente confutabile. Se da un lato, invero, non c’è miglior e più fedele compagna della nostra interiorità, dall’altro, non si può sfuggire all’umano inevitabile bisogno di relazionarsi e confrontarsi con gli altri. «Quando sono uscita la seconda volta mi sono promessa di non cascarci più. Ma poi là fuori sentivo troppa nostalgia» racconta un’ ottantenne recidiva reiterata ladra di ventagli. «Mi piace di più la vita in prigione. Ci sono sempre delle persone intorno, non mi sento sola qui», confessa la signora, profondamente sola anche se esternamente attorniata da parenti. Non sembra essere un caso, dunque, che quasi la metà degli over 65enni in galera (oggi un quinto della popolazione carceraria giapponese) vivesse solo prima del fatto incriminato.

prigioneSono proprio le donne a ricorrere soprattutto a questo inusuale e paradossale escamotage contro la solitudine o una vita diventata improvvisamente ingestibile. T, ad esempio, è una moglie troppo vecchia  per poter prendersi cura del marito e troppo sola per riuscire ad ammetterlo. Così, ruba nonostante un portafoglio pieno, per impedire al dolore di rubarle del tutto i giorni che le restano. Negli ultimi anni gli anziani giapponesi dietro le sbarre sono cresciuti in misura esponenziale. Il Paese assiste, da una parte, al venir meno del tradizionale modello di welfare familiare e, dall’altra, alla crescita delle difficoltà consequenziali che ne derivano. Il Giappone si trova, oggi, a dover fronteggiare le spese e l’incombente impossibilità di trovare spazio a tutti i detenuti nelle apposite strutture. Ciò nonostante si tenta di assicurare agli anziani “delinquentelli” quanta più pubblica assistenza possibile, anche se, non è chiaro, come ridurre l’impatto del divagante inusuale fenomeno.  

Concetta Interdonato

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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