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Italia, il Paese a Nord della Libia
16 Febbraio 2015
EsteraBest politikAttualità

Italia, il Paese a Nord della Libia

Home » Best politik » Estera » Italia, il Paese a Nord della Libia

Il Governo italiano assume consapevolezza della minaccia jihadista a seguito dell’avanzamento delle truppe Is nell’Ovest della Libia. Gentiloni esorta il Capo dello Stato ad avocare il comando delle Forze Armate, Renzi denuncia la mancanza di collaborazione da parte dell’Europa. E mentre Berlusconi sembra voler sottolineare a ogni costo che “lui l’aveva detto”, si discute se intervenire militarmente o attraverso il “dialogo”. 

Egiziani copti decapitatiLe minacce dell’IS (Stato Islamico) tuonano forte in un Paese il cui Governo sembra essersi appena ridestato da un torpore profondo, secondo quanto denunciato dal Ministro degli Esteri Gentiloni. «Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a sud di Roma… in Libia»: Site, il sito americano che controlla le attività degli jihadisti sul web, ha reso nota tale dichiarazione dei miliziani islamici contenuta nel video che documenta la decapitazione dei 21 egiziani copti avvenuta in Libia nei giorni scorsi. Una voce diversa da quella che ormai siamo soliti ascoltare, caratterizzata da un forte accento nordamericano, afferma ancora: «Avete buttato il corpo di Osama bin Laden in mare, mischieremo il suo sangue con il vostro».

Nella notte l’esercito egiziano ha lanciato raid aerei che hanno colpito punti strategici jihadisti con la collaborazione dei caccia dell’Aviazione militare libica. L’operazione è stata portata avanti per tutto il giorno, alle 11 e alle 14 (ora italiana); il portavoce del Comando dell’Aviazione libico ha dichiarato che sono state colpite le postazioni di Ansar Al Sharia e Derna causando la morte di 64 miliziani dell’Is tra cui 3 leader. «La vendetta per il sangue degli egiziani è un diritto assoluto e sarà applicato» afferma il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sis.

Così oggi si è svegliata l’Italia, con la consapevolezza che tali minacce non sono solo «farneticazioni terroriste», ma un serio campanello d’allarme per la sicurezza nazionale. La scorsa settimana il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in occasione di un’intervista a Sky Tg 24, ha accusato il Governo, soprattutto nella persona del Ministro Angelino Alfano, di aver sottovalutato l’avanzamento delle truppe jihadiste dell’Is in Libia. Il titolare della Farnesina ha manifestato sconforto per il fallimento della missione di mediazione ONU portata avanti dal diplomatico Bernardino Leòn Gross e la necessità di inviare truppe armate a sostegno dell’esercito libico di Khalifa Haftar. Ha continuato esortando il Capo dello Stato ad avocare il comando delle Forze Armate e a convocare una riunione straordinaria del Consiglio Supremo di Difesa. Il «Ministro Crociato», così come viene definito Gentiloni dalla radio islamica Al Bayan, afferma ancora che «l’Italia è pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale».

isis-life1Il Governo italiano protende per una missione Onu, consapevole che la gravità della situazione potrebbe richiedere un intervento armato in ambito NATO. Il premier Matteo Renzi ha espresso dure parole nei confronti dei vertici internazionali: «Abbiamo detto all’Europa e alla comunità internazionale di farla finita di dormire, che in Libia sta accadendo qualcosa di molto grave e che non è che siccome noi siamo i primi, i più vicini, quelli che raccolgono i barconi, tutti i problemi possono essere lasciati a noi». Berlusconi, insieme a un certo filone di destra, non si fa sfuggire l’occasione di sottolineare come l’intervento contro “l’amico” Gheddafi nel 2011, spinto soprattutto dal PD e da Napolitano, abbia causato l’attuale dramma libico. L’ex Cavaliere, che condivide l’urgenza di un’operazione armata, auspica che le decisioni dell’Esecutivo passino per il vaglio del Parlamento.

Si chiudono i battenti dell’ambasciata italiana in Libia. I connazionali vengono fatti evacuare per mezzo di una nave scortata dalla Marina Militare italiana e da un Predator dell’Areonautica. A Sud di Lampedusa motovedette italiane avvistano e soccorrono dodici barconi contenenti 2100 migranti; successivamente, i marinai di una di queste sono obbligati da scafisti armati a rilasciare le imbarcazioni recuperate. 6000 soldati italiani sono pronti ad agire. E, ancora, viene diffuso un documento intitolato The Islamic State 2015 in cui il Califfato annuncia i propri obiettivi, tra cui il “ventre molle” d’Europa. Siamo in Guerra? Il Califfato possiede davvero i missili M-75 dalla portata di centinaia di chilometri con cui conquistare Roma? Quanto tempo abbiamo? Quanto terrore può generare una cartina dell’Europa con degli evidenti segni rossi su Italia, Spagna e Portogallo? E soprattutto, quanto è fondato questo terrore?

Viviana Giuffrida

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