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La dipendenza affettiva maschile: ecco perché non se ne discute mai
07 Febbraio 2018
Sex revolutionAfter Big Bang

La dipendenza affettiva maschile: ecco perché non se ne discute mai

Home » Sex revolution » La dipendenza affettiva maschile: ecco perché non se ne discute mai

Un uomo può dipendere da un’altra donna? La risposta è sì. Il motivo è stato spiegato da due esperte che hanno studiato i rapporti madre-figlio, i quali influiscono sul modo di comportarsi con la partner.

Uomini che sono dipendenti dalle donne: una questione che non viene mai trattata, perché spesso vista come un tabù o qualcosa di inusuale. A differenza di quella delle donne, come riporta Elle, la dipendenza affettiva maschile è velata ma più sofferente. Secondo la dott.sa Sara Guerra, Psicologa di Milano, la questione della dipendenza affettiva deriva dai rapporti primari, cioè quelli con i genitori: «Senza menzionare il Complesso di Edipo e di Elettra di Freud, il rapporto che il figlio maschio ha con la propria figura materna è di grande rilevanza per la crescita della sua identità adulta come partner nella vita sentimentale». Infatti, gli esseri umani, come gli animali, possiedono un imprinting genitoriale che influisce sui rapporti affettivi con gli altri.

I nostri rapporti dipendono, quindi, dall’imprinting genitoriale ricevuto

Ad esempio, se il figlio ha una buona figura materna non avrà troppi problemi a legarsi a un’altra persona, ma se la madre è “cattiva”, lui ne risentirà da adulto. Successivamente, il figlio attraversa una condizione di distacco dai genitori, che avviene dopo l’adolescenza. In questa fase, il ragazzo tende ad allontanarsi dalla propria madre, dovendo, quindi, riappacificarsi con lei perché, altrimenti, da adulto potrebbe portarne le ferite con i futuri partner della sua vita. «Andiamo alla ricerca di un partner che possieda gli stessi valori della nostra famiglia, o necessitiamo una spaccatura totale da essa e cerchiamo qualcuno che sia all’opposto» ha dichiarato l’esperta.

Può capitare che un uomo, con alle spalle una famiglia molto cattolica, si innamori di una donna atea. Questo succede perché lui necessita di andare contro quello che già conosce, accettando, allo stesso modo, i principi della sua famiglia d’origine e cercando di cambiare i comportamenti della partner basandosi su un modello familiare significativo. «Una mamma dev’essere capace di instaurare, con il proprio figlio, un rapporto di attaccamento sicuro. Non deve mai esagerare o mancare di qualcosa in modo profondo, potrebbe crearsi un rapporto di attaccamento insicuro» ha spiegato la Guerra. Per esempio, una madre che prima loda e poi rimprovera il figlio, può generargli uno stato di smarrimento, e da tale comportamento possono scaturire mancanza di autostima e dipendenza affettiva dalla propria mamma e dalle altre figure femminili con cui si avranno delle relazioni.

Una madre carente, dunque, può creare nel figlio uno stato inconscio di dipendenza amorosa, perché non avendo mai potuto appoggiarsi alla mamma, il soggetto tenderà sempre ad affidarsi affettivamente a un’altra figura femminile. Così, una madre iperprotettiva può generare una dipendenza amorosa del figlio verso le donne della sua vita, in quanto, quand’era piccolo, non lo ha mai fatto sentire sicuro delle proprie potenzialità. «Gli uomini che hanno avuto una madre iper premurosa o, al contrario, mancante, non riescono a fare delle scelte senza avere il consenso della figura materna. Hanno poca autostima e sono assuefatti a essere sminuiti. Quindi, per questo, non sono motivati a prendere delle decisioni nella propria vita, comportandogli un grande senso di mortificazione e la certezza di non essere in grado di “autosostenersi”, persuadendoli, quindi, del fatto di aver sempre bisogno di qualcuno»: è questo il parere di Caterina Steri, Psicologa e Psicoterapeuta Strategica Integrata con formazione EMDR.

Ma perché la dipendenza affettiva maschile è spesso trascurata?

Gli uomini dipendenti rispondono alla dipendenza amorosa in maniera differente rispetto alle donne: si focalizzano su altre attività, come lo sport e l’attività lavorativa, per cercare di non abbandonarsi alla sofferenza e non pensare ai problemi emotivi. Secondo la dott.sa Steri, questo può essere uno dei motivi per il quale la dipendenza affettiva maschile è più nascosta di quella femminile. Ma oltre a ciò, esiste anche l’elemento dell’influenza culturale: l’uomo tende a gestire la propria emotività e i propri affetti per il bisogno di apparire più forte e sicuro di sé agli occhi degli altri; e la società, addirittura, gli permetta di far passare come vantaggi le sue necessità di dipendenza.

Secondo la Steri, ci sono diversi sistemi mediante i quali celare la dipendenza affettiva maschile. Certi uomini, difatti, tendono a sottomettere gli altri e hanno rapporti con figure femminili dipendenti. Altri, che nascondono altrettanto la propria dipendenza, sviluppano la paura per le relazioni, non potendo, cioè, fare a meno di legarsi a una partner senza, poi, riuscire a stare con la stessa donna per un lungo lasso di tempo. Inizialmente credono nei legami, ma quando la relazione con una donna viene vista come un ostacolo il quale potrebbe divenire incontrastabile, si scatena la paura. Inoltre, ci sono quelli che occultano la propria dipendenza con l’anaffettività, divenendo freddi e distaccati con le compagne.

Chi è l’uomo con dipendenza affettiva, e cosa deve fare per affrontare questo problema?

Secondo la dott.sa Steri è difficile riconoscere un dipendente affettivo, ma di solito è quello che sta assieme a una donna anche se viene “maltrattato”. Un uomo che dipende affettivamente da una partner, trascorre il tempo lontano dalla propria donna (solitamente impegnata) a chiedersi che cosa stia facendo o con chi è, sviluppando dei comportamenti ossessivi compulsivi. Quando la partner ritorna, riempie di attenzioni il dipendente affettivo in modo da farlo sentire più sicuro e protetto di quando è da solo. E di solito, la consorte del dipendente affettivo ha una personalità narcisista ed è attratta da chi la idolatra costantemente. La dott.sa Steri ha consigliato ai dipendenti affettivi di cominciare un percorso con psicologo e psicoterapeuta: «Tutte le tematiche sui rapporti primari sono prerogative dello psicoterapeuta, che studia in maniera completa le origini dei problemi del passato di un paziente. Mentre lo psicologo lavora sulla salute psicologica del dipendente affettivo. Con questo, si possono rimettere insieme i pezzi del rebus scombussolati dallo psicoterapeuta e costruire un quadro bilanciato di vita affettiva, con sé stesso e con gli altri».

Katia Di Luna

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