Omicidio Giulia Cecchettin: lunedì 23 settembre, davanti alla Corte d’Assise di Venezia, è iniziato il processo a Filippo Turetta. Ex fidanzato e reo confesso dell’uccisione della giovane, che deve rispondere a una serie di reati. Come omicidio volontario aggravato da premeditazione; crudeltà; legame affettivo passato e stalking; oltre che di occultamento di cadavere, porto d’armi e sequestro di persona.
Durante il processo, svoltosi nel pieno rispetto dell’imputato, come voluto dalla difesa, sono stati ammessi in aula solo venti giornalisti e le telecamere Rai. Filippo Turetta non si è presentato al processo. Lo farà “quando sarà il momento”, ha affermato il suo avvocato, Giovanni Caruso.
A quasi un anno dall’uccisione della 22enne di Vigonovo, lunedì 23 settembre ha avuto inizio il processo a Filippo Turetta, il quale non si è presentato in aula su consiglio del suo avvocato. Il caso Cecchettin ha enormemente attirato l’attenzione mediatica. Nell’ultimo anno, la ragazza è diventata l’emblema di tutte le giovani vite che, nel tempo, sono state spezzate da atroci femminicidi.
A tal riguardo, la difesa di Turetta voleva evitare l’ennesima spettacolarizzazione del caso. Cerchi, procuratore di Venezia, ha infatti sottolineato che “il processo non è al femminicidio, ma a Filippo Turetta. Non è uno studio sociologico, ma un accertamento delle responsabilità”. Turetta, come ha annunciato il suo avvocato, “verrà in aula per rispondere ai giudici. Non oggi, ma quando sarà il momento”.
Sarà un processo “breve” quello a Filippo Turetta. Durante la prima udienza, i giudici hanno stabilito che verrà acquisito l’intero fascicolo delle indagini e non verranno sentiti i testimoni, i quali sono circa trenta. Turetta sarà sentito tra il 25 e il 28 ottobre, la discussione e le eventuali repliche avranno luogo il 25 e il 26 novembre e, infine, il 3 dicembre verrà emessa la sentenza.
Durante l’udienza, il legale di Elena Cecchettin ha fatto sapere che Gino Cecchettin, padre della giovane, chiederà un risarcimento di un milione di euro.
Venerdì 27 settembre, la trasmissione Quarto Grado ha mandato in onda alcune parti di un diario che è stato rinvenuto nel pc e nel cellulare di Filippo Turetta. Nello stesso, il ragazzo prendeva maniacalmente appunti su sé stesso e sul suo rapporto con Giulia. Tra le note: idee, buoni propositi, desideri, timori e note sui movimenti di Giulia Cecchettin.
Turetta suddivideva il suo diario in cartelle, in maniera ordinata e metodica. Qui, scriveva di voler “allenarsi con costanza, andare a un concerto, apprezzare la vita”. Ma mostrava anche delle enormi insicurezze: “sono brutto, povero e ho i denti storti: una come la Giulia non la troverò mai più, neanche in infinite vite“.
Una lista intitolata “Money amore” gli ricordava che Giulia doveva restituirgli del denaro. Un’altra riportava alcune “cosa carine” da fare o già fatte verso la ragazza: “accompagnarla a prendere delle frittelle a mensa”, ad esempio. Un ultimo elenco, aggiornato quasi quotidianamente con fare maniacale, lo aiutava a tenere a mente quante volte Giulia si fosse seduta vicino a lui a lezione.
Era l’11 novembre 2023 quando Giulia Cecchettin decise di dare a Filippo Turetta un’ultima, fatale possibilità. Passare del tempo con lui, nonostante i vari tentativi di allontanamento da parte della giovane. In quell’occasione, il ragazzo la assassinò brutalmente con settantacinque coltellate, per poi cercare di far perdere le proprie tracce in Germania ed essere arrestato una settimana dopo, in seguito al ritrovamento del cadavere.
Nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere e all’arresto dell’assassino di Giulia Cecchettin, sulle pagine social di moltissime donne in tutta Italia è apparso lo slogan “lo sapevamo tutte”. Era indubbiamente un rapporto malato quello che legava Giulia al suo assassino. “Sapevamo tutte” che le dinamiche del caso – la fine della relazione voluta da Giulia, il rifiuto da parte di Filippo, la sua dipendenza affettiva nei confronti della giovane – avrebbero condotto gli inquirenti alla scoperta dell’ennesimo, tragico femminicidio.
Un caso mediatico quasi senza precedenti quello che è esploso in seguito al femminicidio della 22enne. Giulia era una ragazza come tante, in cui molte giovani possono riconoscersi. Amava la vita e stava per coronare il suo sogno di laurearsi in Ingegneria biomedica.
Sogno che si sarebbe realizzato cinque giorni dopo la sua morte e che è stato tragicamente distrutto da un uomo che non accettava la fine della loro relazione. La sua relatrice, docente di Meccanica presso l’Università di Padova, ha ricordato la 22enne come una studentessa diligente dal viso pulito e sorridente: “Le piaceva studiare, molto spesso era in prima in prima fila durante le lezioni. Anche in un’aula di duecento persone, era facile da individuare”.
Valeria Mangiarratti
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