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“Trilogia del mare” al Teatro Greco di Siracusa
20 Maggio 2015
EntertainmentSocietasAttualitàSiracusaDietro le quinteCittà

“Trilogia del mare” al Teatro Greco di Siracusa

Home » Entertainment » “Trilogia del mare” al Teatro Greco di Siracusa

Foto di Alessandra Munafò

SIRACUSA – Cornice suggestiva, quella del Teatro Greco di Siracusa, per una “trilogia del mare”: Le Supplici di Eschilo, Ifigenia in Aulide di Euripide e Medea di Seneca. Uno splendido dipinto per l’apertura del 51° ciclo di rappresentazioni classiche (15 maggio – 28 giugno 2015) allestito dalla Fondazione IINDA, l’Istituto Nazionale del Dramma Antico, che ha un calendario fortemente ancorato alla tradizione classica, sebbene con molti richiami alla realtà attuale. Il concetto della terribilità del mare è il fil rouge che lega tra di loro le tre opere: risacca di profughi in cerca di asilo nelle Supplici; superficie immobile e inquietante nell’Ifigenia; marea incontrollabile e fatale nella Medea. Quest’anno l’edizione punta molto sulla sperimentazione, linguistica e non solo. Infatti, i tre registi Moni Ovadia, Federico Tiezzi e Paolo Magelli, al loro debutto al Teatro Antico si stanno rivelando degli autentici ricercatori di nuovi linguaggi teatrali, con prassi e sensibilità molto diverse fra loro.

Le Supplici debutta a Teatro il 15 maggio alle 18:45 e si rivela essere un esperimento linguistico che incrocia dialetto siciliano e greco moderno. «Non ho fatto altro che prendere le parole di Eschilo, tradurle in siciliano dando al posto della prosodia la poesia, facendola diventare un’ottava rima. È tutto un grande “cunto” in cui anche il recitativo ha una musica in sè», spiega Mario Incudine, attore compositore. «I nostri dialetti conservano il carattere esplosivo, il carattere sonoro, la gioia dell’invenzione dell’espressione» continua il regista e interprete Moni Ovadia, che privilegia una sua vocazione antropologico musicale. È un’opera sull’immigrazione e sull’ospitalità, entrambi temi forti e attuali in Sicilia. 

Foto di Alessandra Munafò

La seconda giornata del ciclo di rappresentazioni vede in scena Ifigenia in Aulide di Euripide, diretta dal regista Federico Tiezzi. «Il mio principio di traduzione è stato di rendere nella nostra lingua lo spirito drammatico del testo originario, conservando il registro stilistico dell’originale. Ho scelto una sintassi essenziale, fatta per l’oralità» afferma il traduttore Giulio Guidorizzi. L’opera ha due protagoniste femminili: Elena Ghiaurov, che veste i panni di Clitemnestra, moglie di Agamennone (Sebastiano lo Monaco), e Lucia Lavia, che interpreta la giovane Ifigenia. «Amo molto Ifigenia in Aulide di Euripide, perché la considero una specie di “falso” prequel della trilogia eschilea, che è il modello perfetto di tragedia. Euripide ci aiuta a vedere e comprendere i motivi da cui si origina la vendetta che Clitemnestra consuma su Agamennone di Eschilo. Questa mia regia di Ifigenia vorrei mostrasse le cause di quell’assassinio», confessa Tiezzi. Lo sperimentalismo è dato qui dalla disposizione dello spazio scenico: non contiene una scenografia tradizionale, quanto un’istallazione visuale ricca di riferimenti all’arte contemporanea. Le navi, per esempio, sono realizzate in modo tale da sembrare di piombo, grigie e pesanti; impossibili da muovere per qualsiasi vento.

Una donna tradita e una madre assassina, invece, è la protagonista indiscussa dell’ultima tragedia della “Trilogia del mare”. Una Medea inedita, quella di Seneca, e una novità per il pubblico del Teatro Greco di Siracusa, che per la prima volta in assoluto è spettatore di un dramma latino. Il regista Paolo Magelli insiste su un modernismo venato da eleganze novecentesche, servendosi di un impianto scenico monocromatico e di musiche che, nonostante uno sfasamento cronologico di un paio di millenni, mantengono una coerenza con la metafora voluta da Seneca. «Medea non è una maga cattiva, è una donna coraggiosa, una novella Ulisse che ha aperto le vie del mare. È anarchica», afferma Magelli. Medea è vittima dell’aspetto razionale e irrazionale, è solare e lunare allo stesso tempo. E l’interpretazione magistrale di Valentina Banci riesce perfettamente a rendere questa dicotomia.

«Quest’anno abbiamo voluto aprire il teatro e il ciclo di spettacoli classici a quanta più gente possibile» dichiara Giancarlo Garozzo, sindaco di Siracusa e presidente dell’INDA. E infatti la Fondazione – oltre a sconti e riduzioni previsti da convenzioni con associazioni, scuole, gruppi organizzati e forze dell’ordine – lancia le Giornate siracusane: nei giorni 8, 9, 10, 22, 23, 24 giugno, mostrando un documento di riconoscimento che attesti la residenza a Siracusa si potrà assistere agli spettacoli in programma pagando un biglietto di soli 15 euro.

Alessandra Munafò

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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