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“Senza le grida non c’è reato”: così una violenza di gruppo viene insabbiata
04 Luglio 2015
SocietasAttualità

“Senza le grida non c’è reato”: così una violenza di gruppo viene insabbiata

Home » Societas » “Senza le grida non c’è reato”: così una violenza di gruppo viene insabbiata

«Se è vero che il comportamento passivo della vittima e il fatto che scivolasse nella doccia avrebbero dovuto indurli a sospettare che la stessa avesse perso la lucidità necessaria per presentare un valido consenso all’atto sessuale, è altrettanto vero che l’assenza di azioni di respingimento e di invocazioni di aiuto avrebbero potuto ingenerare la convinzione che la sedicenne fosse consenziente». Questa la motivazione che, il 25 giugno scorso, ha fatto decidere il GUP (Giudice per l’Udienza Preliminare) di Modena per l’innocenza del gruppo di ragazzi che, nell’agosto 2013, durante un party organizzato nella villa con piscina di uno di loro, avrebbero abusato di una coetanea, approfittando dello stato d’incoscienza di lei, dovuto al mix di alcool e droghe leggere consumato durante la festa. Uno “stupro di gruppo” quanto pare mai avvenuto, perché la giovane non si sarebbe opposta né verbalmente né fisicamente alla situazione, lasciando dunque intendere ai coetanei che sì, pur non essendo del tutto presente a sé stessa, lei però “ci stava”. Un po’ come è accaduto, appena quattro giorni fa, al militare trentunenne il quale ha stuprato una quindicenne romana da cui poi è stato denunciato. È stata data dagli internauti più spericolati l’attenuante del «beh, però lei che va in giro di notte con gli shorts, da sola ed ubriaca, se l’è cercata». Peccato solo che la ragazza in questione non fosse né sola né ubriaca, e che indossare dei pantaloncini di jeans in una calda serata estiva sia un’abitudine comune, per le quindicenni che escono con le amiche per andare a vedere uno spettacolo pirotecnico in un quartiere della propria città. Cè chi crede, invece, che delle gambe giovani lasciate scoperte costituiscano un reato punibile con lo stupro. Insomma, in questo caso la vittima risulterebbe l’uomo il quale, spacciandosi per un poliziotto, ha adescato la giovane romana portandola lontano dalle amiche per abusare di lei. Il fatto che l’abbiano ritenuto colpevole di violenza premeditata, arrestato e sospeso dal servizio nella Forze della Marina poco cambia per i commentatori più audaci che, di social in social, sono andati scrivendo sotto gli articoli di numerose testate online trattanti l’argomento apprezzamenti poco positivi neicconfronti delle donne, definite delle facili e senza pudore.

violenza donneStando così le cose, anche la giovane modenese che, ai tempi della festa in piscina, era ricorsa alle autorità perché, al momento della violenza, se ne stava quasi priva di conoscenza sul pavimento di una doccia, dovrebbe cominciare a pentirsi della mancanza di pudore dimostrata: non c’è poi tanto da stupirsi, se quattro dei ragazzi presenti nella villa, entrando in bagno e trovandola lì distesa, hanno pensato bene di divertirsi un po’. Il GUP modenese ha assolto i “possibili” stupratori perché la “presunta vittima” non ha urlato, non ha scalciato, non ha cercato di spingerli via, non ha pianto e non si è opposta in alcun modo. Che la ragazza avesse dichiarato, ai tempi in cui è avvenuto il fatto, di sentirsi come alienata rispetto al proprio corpo, come estraniata dalla realtà (per via, come dovrebbe risultare evidente, dell’alcool bevuto e delle droghe che pare avesse assunto) ormai non importa più: risultano esserci, infatti, troppi pochi elementi. Il fatto non sussiste, lo stupro non era tale, perché si trattava dolp di un atto sessuale del quale, alle luci dell’alba, la ragazza deve poi essersi pentita. Pertanto, la Legge è stata chiara: se non ci si ribella, anche se ciò è dovuto a qualunque tipo di shock o di immobilità anche forzata, si è consenzienti – Dunque, non si è vittime di un abuso, bensì del proprio stile di vita eccessivamente libertino e della propria promiscuità sessuale o, peggio, dei sedici anni che inducono a bere alcolici durante una festa e, soprattutto, di vestiti estivi troppo corti e leggeri per rimanere impuniti.

 Simona Raimondo

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