Arriva sempre un momento, nel percorso di chi ama il buon bere, in cui i confini dell’Italia iniziano a stare stretti. Non per mancanza di qualità – la nostra penisola è un paradiso di vitigni e territori – ma per pura e semplice curiosità intellettuale. Si comincia a desiderare di viaggiare col calice, di capire cosa ci sia dietro la freschezza di un bianco del Nord o il calore di un rosso del Nuovo Mondo. Tuttavia, muovere i primi passi fuori dal territorio nazionale può far girare la testa: le denominazioni estere, le etichette in lingue sconosciute e le classificazioni storiche sembrano scritte in un codice incomprensibile.
Prima di spendere cifre importanti alla cieca, la cosa migliore è farsi un’idea leggendo chi questi mercati li racconta ogni giorno. Sotto questo aspetto, sfogliare i magazine digitali di riferimento per imparare a conoscere il vino aiuta moltissimo: permette di trovare guide all’acquisto immediate, spiegazioni semplici sui vitigni internazionali e recensioni di bottiglie accessibili per iniziare a farsi la bocca senza spendere una fortuna.
Se c’è un posto nel mondo che incarna l’idea che la terra sia più importante di chi la coltiva, quel posto è la Borgogna. In questa striscia di terra francese si producono quasi esclusivamente vini da due sole uve: lo Chardonnay per i bianchi e il Pinot Nero per i rossi. Eppure, la varietà di profumi e sapori che si possono trovare qui è quasi infinita.
Il segreto risiede nei climat, appezzamenti di terreno piccolissimi, spesso delimitati da muretti di pietra secolari costruiti dai monaci nel Medioevo. Sfumature minime nella composizione del suolo – un mix di calcare e argilla – e lievi variazioni nell’esposizione al sole fanno sì che due vini prodotti a distanza di pochi metri abbiano caratteri completamente diversi. Bere un Borgogna significa fare un viaggio nella finezza e nell’eleganza, dove il vino si fa interprete asettico e pulito del pezzo di terra da cui proviene.
Se la Borgogna è il regno della sottigliezza e dell’evoluzione lenta, la Nuova Zelanda rappresenta l’esplosione del frutto e della freschezza immediata. In particolare, la regione di Marlborough, situata nell’Isola del Sud, ha rivoluzionato il modo di produrre il Sauvignon Blanc, strappando alla Francia il monopolio stilistico su questa varietà.
Il clima fresco di questa zona, costantemente accarezzato dalle brezze dell’Oceano Pacifico, unito a terreni ricchi di ciottoli, crea un habitat perfetto. Il Sauvignon Blanc neozelandese si riconosce al primo naso per i suoi profumi intensi di pompelmo rosa, frutto della passione, erba tagliata e foglia di pomodoro, sostenuti in bocca da un’acidità tagliente che pulisce il palato e invita subito a un altro sorso, ideale per accompagnare piatti di pesce o aperitivi estivi.
Un altro esempio straordinario di come un vitigno possa trovare la sua vera patria lontano da casa è il Malbec in Argentina, in particolare nella zona di Mendoza. Uva originaria del sud-ovest della Francia, dove veniva usata soprattutto per dare colore e struttura ai tagli bordolesi, ha trovato sulle pendici delle Ande le condizioni di luce e altitudine ideali per brillare di luce propria.
I vigneti di Mendoza crescono ad altezze notevoli, che superano facilmente i 1.200 metri sul livello del mare. Questa altezza garantisce un’esposizione solare intensa durante il giorno e un forte calo delle temperature durante la notte. Questa forte escursione termica rallenta la maturazione delle uve, permettendo al Malbec di sviluppare un colore violaceo profondo, tannini incredibilmente morbidi e vellutati, e profumi ricchi di prugna nera, ciliegia e spezie dolci, definendo l’identità stessa del vino sudamericano.
Il consiglio migliore è evitare all’inizio le denominazioni storiche francesi più famose, che hanno prezzi d’ingresso molto alti. Meglio orientarsi su vini del “Nuovo Mondo” come i Sauvignon Blanc della Nuova Zelanda o i Malbec argentini, che offrono un’eccellente qualità e profumi molto diretti e facili da comprendere anche per chi è alle prime armi.
È il diretto equivalente della nostra DOC (Denominazione di Origine Controllata). Certifica che il vino è stato prodotto in una zona geografica ben precisa, seguendo regole molto rigide che riguardano i vitigni ammessi, le rese per ettaro e i metodi di vinificazione tradizionali di quel territorio.
Perché l’altezza garantisce una forte escursione termica tra il giorno e la notte. Il fresco notturno delle zone montane rallenta la maturazione dell’uva, permettendo di preservare l’acidità naturale e la freschezza dei profumi, evitando che il vino finale risulti troppo pesante, cotto o eccessivamente alcolico.
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