Si sprecano le parole il giorno dopo lo storico successo di Jannik Sinner a Wimbledon. Eppure, trovare i termini adatti per descrivere l’impresa compiuta dal tennista azzurro in quel dell’All England Club non è per nulla facile. Certo, potremmo usare una miriade di aggettivi (superlativi), ma sarebbero utili solamente in parte.
Il successo del nostro Jannik ai Championships è un qualcosa di diverso rispetto a qualsiasi altra vittoria. Ha un sapore speciale. Davvero unico. Rappresenta l’ingresso definitivo nell’Olimpo dei più grandi. E farlo da numero 1 al mondo, contro il diretto rivale (Carlos Alcaraz), nel campo centrale più ambito di ogni tennista, nel torneo che ogni bambino che tiene una racchetta in mano sogna di vincere, per giunta come primo italiano di sempre, è un qualcosa realmente difficile da spiegare.
Già, perché parlare di un successo così importante inizialmente ti fa restare di sasso. Come, d’altronde, lo stesso Sinner dopo l’ultimo punto dell’incontro. Gambe ben piantate per terra, braccia all’aria e lì fermo sulla riga di fondo campo per un paio di secondi. Il tempo di capire che era appena diventato il nuovo campione di Wimbledon. Il tempo di realizzare il fatto di aver scritto un’altra bellissima pagina di storia dello sport italiano.

L’avversario era dei più tosti. Anzi, il più tosto. Quello con cui si è creata una straordinaria rivalità che sta già regalando un grande spettacolo agli appassionati di tutto il mondo. Stiamo parlando ovviamente di Carlos Alcaraz. Lo spagnolo, numero 2 al mondo, già due volte vincitore di Wimbledon e fresco campione del Roland Garros. In finale proprio contro Sinner, in quel pomeriggio parigino diventato un incubo per il tennista azzurro che ha sprecato tre match point nel quarto set prima di perdere al quinto e decisivo parziale.
Questa volta, proprio in virtù di quella finale, la voglia di rivalsa era tanta. Anche se, onestamente, prima dell’inizio del match, si partiva da una posizione di perfetto equilibrio. Nessun favorito, nessun facile pronostico. Solamente tanta voglia di godersi un pomeriggio di grande tennis. E, alla fine, così è stato.
Certo, a esser sinceri, il primo set perso (facendosi rimontare da 4-2 a 4-6) aveva creato un po’ di preoccupazione in tutti i tifosi italiani. Ma è lì che è venuto fuori il campione che c’è in Sinner. È lì, che il numero 1 al mondo ha dimostrato di essere tale. Dopo aver perso il primo parziale, infatti, il nostro Jannik ha incredibilmente alzato il livello di gioco. Ritmi alti, tanti scambi vinti da fondo campo e una continuità di rendimento che ha letteralmente spezzato la resistenza di un Alcaraz che, al contrario, ha poi viaggiato tra alti e bassi.
Difatti, l’italiano ha fatto capire che la musica sarebbe cambiata, già all’inizio del secondo set, con un pronto e immediato break ai danni dello spagnolo nel primo game del parziale. Quello, anche, fatale per rimettere in equilibrio la partita in termini di set (1-1) con Sinner che si aggiudica il secondo parziale (6-4).

L’abbraccio tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz al termine della finale
Nel terzo set, ancora una volta, Sinner avrebbe l’occasione di togliere il servizio ad Alcaraz nel primo gioco del parziale ma non sfrutta due palle break consecutive. Si arriva allora al nono e fondamentale game. Sul punteggio di 4-4, ecco il tanto agognato break di Sinner. Alla prima chance utile, questa volta, l’altoatesino toglie il servizio allo spagnolo conquistandosi l’occasione di servire per il terzo parziale. L’italiano si dimostra solido, chiude sul 6-4 e si porta avanti per 2 set a 1.
La partita è in mano a Sinner. Non solo dal punto di vista del punteggio, ma anche mentale. Alcaraz, più volte, si gira sconsolato verso il proprio angolo perché stranamente impotente da fondo campo. Jannik tiene alla grande gli scambi prolungati uscendone spesso e volentieri vincitore. Questo manda fuori di testa Carlitos che perde il servizio nel terzo gioco del quarto set. Ecco, dunque, il break che decide l’incontro. Quello che spalanca le porte dell’Olimpo al tennista azzurro.
Certo, sul 4-3 Sinner e servizio per l’italiano, lo spagnolo avrebbe l’occasione di rientrare nel set ma non sfrutta le due palle break. Se dagli spalti si alzava il coro “Sì, se puede”, con i sostenitori dello spagnolo che invocavano la possibilità di un’altra rimonta, il nostro Jannik risponde sul campo che “NO, NON SI PUÒ“ rimontando da 15-40 e tenendo il proprio servizio.

Jannik Sinner con la principessa Kate e il principe William al termine del match
Si arriva così al momento clou dell’incontro. Avanti di un set e di un break, sul 5-4 a favore, Sinner serve per l’incontro, per il torneo e per la gloria. I pensieri vanno subito a Parigi e alla finale del Roland Garros. Specialmente, quando sul 40-0 avanti spreca il primo match point. Sul secondo, però, nessuna titubanza. Servizio vincente alla T. Esplode il campo centrale di Wimbledon e con esso tutta l’Italia.
Si ritorna al momento di cui prima, con Sinner che rimane attonito. Gambe ben piantate per terra, braccia all’aria, sguardi e sorrisi rivolti verso il suo box. Le mani in testa come a non credere a quello che sta accadendo. Il resto è storia. Una bellissima pagina di storia che resterà per l’eternità. Dopo aver ricevuto il trofeo dalla Principessa Kate, con tanto di saluti con la stessa e il Principe William (e figli al seguito), chiamatelo “Sua maestà”. D’altronde, è lui il nuovo sovrano di Wimbledon. Tutti a corte di Jannik Sinner.
Fonte Foto in Evidenza: Wimbledon (X)
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