In tanti si chiedevano che fine avesse fatto. Altri lo davano per spacciato. Ma Jorge Martinez, a distanza di tre anni, è tornato. Sì, avete capito bene: parliamo dell’uruguaiano portato in Italia dal Catania nel 2007 e che, a suon di dribbling, giocate a effetto e gol pesanti, nel 2010 si era guadagnato il passaggio alla Juventus per ben 12 milioni di euro.

Ma andiamo con ordine: Martinez cresce nei Wanderers, una delle tante compagini della sua città, Montevideo. Esordisce in prima squadra nel 2001, a 18 anni, e in quattro stagioni e mezzo totalizza 21 reti in 121 incontri.
Nell’estate del 2004 Fossati, tecnico dell’Albiceleste, decide di selezionarlo per la Copa America in Perù, per fare da riserva a Diego Forlan e Dario Silva. L’Uruguay, alla fine, arriva terzo, dopo aver perso ai rigori la semifinale con l’Argentina. A gennaio 2006, poi, il Malaka si guadagna la chiamata del Nacional, la squadra più titolata del Paese, dove milita un anno e mezzo, vincendo un campionato.
A 24 anni l’arrivo in Serie A, al Catania di Pulvirenti e Lo Monaco, fucina di talenti sudamericani. Alle pendici dell’Etna comincia a segnare, fornire assist ai compagni e a guadagnarsi la simpatia dei tifosi locali, anche per via del curioso ballo che esegue dopo ogni sua marcatura. Fondamentale, il 18 maggio 2008, il gol del pareggio alla Roma che, a pochi minuti dal termine del campionato, sancisce la salvezza per i siciliani allenati da Zenga. Indimenticabili anche le reti messe a segno in casa di Milan e Juventus, e al Massimino contro l’Inter di Mourinho, nel clamoroso 3-1 inflitto ai nerazzurri.
Folgorato dalle prestazioni del numero 25 rossazzurro, Alessio Secco, allora direttore sportivo della Juventus, lo vede come il giocatore in grado di risollevare le sorti della Vecchia Signora. Secco, però, non aveva preso in considerazione le precarie condizioni fisiche di Martinez.
In bianconero, ai già noti problemi alla schiena, che lo accompagnavano dalla stagione precedente e gli avevano fatto saltare un terzo di campionato, si aggiungono nuovi acciacchi, come la frattura al secondo metatarso del piede destro rimediata in una gara con il Milan. Una volta tornato, l’uruguaiano non riesce più a trovare il suo posto nella squadra di Delneri, che comincia a utilizzarlo come esterno sinistro nel suo 4-4-2. A fine stagione, dopo 14 gare in Serie A senza colpo ferire, la Juventus decide di darlo in prestito al Cesena per facilitarne il recupero.

I dolori alla schiena, intanto, ricominciano a farsi sentire e Martinez viene ceduto in prestito al Cluj, club campione di Romania. Ma nella terra dei Carpazi si perdono ben presto sue notizie. L’uruguaiano non guarisce dai problemi fisici, scompare perfino dalla rosa della squadra nel sito ufficiale e, a fine annata, non colleziona nemmeno un’apparizione.
Situazione analoga a Novara, in Serie B, dove viene mandato a titolo temporaneo la stagione successiva. Ma in Piemonte, proprio là dove si era spento, spunta un barlume di speranza. Il 14 giugno, a distanza di due anni, Martinez torna in campo giocando i 27 minuti finali dell’ultima gara dell’anno: il play-out contro il Varese.

Un’indicazione positiva, che spinge la Juventud a riportarlo in patria. Nel club uruguaiano, in cui milita anche Fabian Carini, altro flop juventino, esordisce a febbraio 2015, dopo essersi preso tutto il girone d’andata per rimettersi in forma. Con Los Pedrenses riesce a raggiungere quota 11 gare, condite da un gol al Cerro (a cinque anni dall’ultimo segnato con la maglia del Catania…) e tre cartellini gialli.
Tanto da spingere la Juventud a trovare un accordo con i bianconeri per proseguire l’idillio. Sempre a titolo temporaneo, visto che, intanto, a sorpresa, Marotta gli ha rinnovato il contratto fino al 2016 ma per motivi puramente di rendiconto (con il decurtamento dell’ingaggio di Martinez il prossimo bilancio ne trarrà benefici).
E in questa stagione, con la Juventud ferma a metà classifica, il Malaka è sceso in campo appena due volte. Insomma, il rientro nella cancha, contro ogni aspettativa, c’è stato. Ma non è più il Jorge che ballava e faceva danzare Catania. E il suo sorriso, da cui traspare un alone di tristezza, non è più quello di una volta.
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Nell’albo dei pubblicisti dal 2013, ha scritto un eBook sui reporter di guerra e conseguito due lauree. A Catania si è innamorato del giornalismo sportivo; a Londra si è tolto la soddisfazione di collaborare per il Guardian e il Daily Mail. Esperto di digital marketing e amante dei social media, nel 2017 ha deciso di tornare a collaborare con VdC di cui era già stato volto e firma nel 2012-2013.
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