È arrivato il momento più temuto da tutti gli amanti del motorsport: la leggenda di Valentino Rossi, del 46 giallo, dopo 26 anni di carriera, giunge al termine.
Il sentore dell’addio era palpabile. Negli scorsi anni si era già ipotizzato un simile scenario che, tuttavia, fu sempre scongiurato dall’eterno amore di Rossi per le moto. Ieri mattina, invece, l’annuncio della conferenza stampa straordinaria. Per qualche ora i tifosi hanno incrociato le dita, sperando annunciasse il prosieguo per un ulteriore anno, ma non è andata così: la favola è finita.
Valentino, con il progredire del tempo, ha accusato sempre più l’età: gli acciacchi fisici, il progressivo declino dei risultati, l’esperienza che andava di pari passo con la responsabilità, l’adeguarsi alle novità, l’elettronica sempre più presente: tutte variabili che lo hanno portato ad essere meno competitivo, ma non per questo il Dottore ha mollato. Aveva dato a sé stesso il tempo di questa prima metà di stagione per riflettere e valutare la sua posizione. Ciò che ne conviene è il mancato feeling con il nuovo team, una scommessa andata non secondo le aspettative.
Da qui, la decisione di Valentino: porterà a termine questa stagione, poi il ritiro. Avrà a disposizione le ultime 9 o 10 gare (il calendario è ancora in fase di definizione a causa della pandemia, ndr).
Ciò che è certo è che la MotoGP perde una leggenda, forse la più grande di sempre. Sicuramente colui che, a livello mediatico, ha dato il più grande contributo a questo sport, facendo appassionare prima una nazione intera, poi l’intero mondo. Il pioniere di questo sport.
Il nove volte campione del mondo lascia un’eredità importante, con il destino della sua Academy ancora incerto. In conferenza molte le domande sul futuro, al quale però, Valentino, non ha risposto chiaramente. C’è incertezza: probabilmente continuerà a correre con le macchine (da sempre appassionato, più volte partecipe al Rally di Monza, ndr), oppure, probabilmente, continuerà con l’academy come figura di spicco, evitando il “lavoro d’ufficio” da lui tanto odiato.
Ha scelto di non correre col suo team l’anno venturo in MotoGP: una scelta di cuore. Dopo la lunga riflessione, ha preferito dare spazio ai giovani. Un progetto così nuovo avrebbe richiesto qualche anno di assestamento per dei risultati concreti e costanti, ma il tempo non è clemente e non era dalla sua. «Con un anno di contratto, non sarebbe servito a niente».
In conferenza stampa spazio anche ai momenti bui della sua carriera: l’esperienza in Ducati ed il mancato decimo titolo. Commentando così: «Me lo sarei meritato, ho perso due campionati all’ultima gara» ridendo. (Hayden 2006, Lorenzo 2015). Si sofferma poi sul calo degli ultimi anni, dove nel 2018 fece terzo in campionato senza mai vincere. Da lì in poi ci fu un tracollo che lo ha condotto ad oggi, a questa decisione.
Valentino Rossi, così, appende il casco al chiodo dopo 26 anni, dopo ben 9 titoli mondiali. (‘97 in 125; ‘99 in 250; ‘01 in 500; ’02, ’03, ’04, ’05, ’08, ’09 in MotoGP).
Tra volti emozionati ed occhi lucidi, spiccano i saluti di due dei suoi più grandi rivali: Casey Stoner e Jorge Lorenzo. Con quest’ultimo che lo elogia paragonandolo ad icone sportive dal calibro di Jordan, Alì e Senna, facendolo entrare (di diritto) nell’Olimpo dello Sport.
Finisce così l’era Rossi: un pilota forse più grande dello stesso sport che lo ha reso eterno? Valentino Rossi è la MotoGP? O è ormai più grande dello stesso campionato? D’altronde i cappellini gialli sono stati spesso presenti anche nei momenti più bui e il buon Valentino ha dato fama e lustro a uno sport che, in fin dei conti, prima di lui veniva spesso dimenticato, marginalizzato.
Luca Lazzaro
Fonte foto: Alex Farinelli
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