La stagione della Sampdoria è iniziata in maniera tutt’altro che positiva, ma i blucerchiati sono riusciti a risalire la china a suon di risultati positivi, raddrizzando così drasticamente un’annata che sembrava destinata a concludersi in maniera drammatica. L’estate aveva fatto parlare di numerosi cambiamenti tra campo e panchina, con gli arrivi di Bruno Fernandes, Torreira, Schick, Praet, Linetty e
soprattutto di Marco Giampaolo. Già, perché è stato proprio lui l’artefice della risalita doriana dopo il fallimentare avvio.
Dopo le due vittorie nelle prime due giornate con Empoli e Atalanta e il colpaccio sfiorato nella gara persa contro la Roma all’Olimpico, la Sampdoria si è persa per strada, totalizzando tre sconfitte e due pareggi nelle successive cinque giornate. A cambiare il vento nella Genova rossoblu è una partita dal sapore speciale, ossia il derby della Lanterna contro i cugini del Genoa. Nella stracittadina, infatti, riescono a imporsi per 2-1: inizia da qui la vera stagione della Samp, che nelle giornate successive regola l’Inter per 1-0 a Marassi, blocca la Fiorentina sull’1-1 al Franchi e riesce nell’impresa di rimontare tre reti al Sassuolo negli ultimi sei minuti, vincendo per 3-2 dopo che era stata in svantaggio per 0-2 fino all’84’. Nel girone di ritorno, poi, i blucerchiati restituiscono il 3-2 alla Roma, sbancano San Siro battendo 1-0 il Milan e vincono anche contro il Bologna per 3-1 in casa, perdendo soltanto una volta – contro l’Atalanta in virtù di un rigore di Gómez – in sette occasioni e raccogliendo dodici punti (tre pareggi, tre vittorie e una sconfitta).
Oltre alla grande scalata in classifica – che ha consentito alla Sampdoria di allontanarsi dalle zone calde e stanziarsi in una posizione decisamente più tranquilla al centro della classifica, archiviando di fatto il discorso salvezza con addirittura venti punti di vantaggio sul Palermo terzultimo – i doriani hanno anche messo in mostra numerosi talenti che sono già finiti nel mirino di squadre di prima fascia. Su tutti spicca Patrik Schick, giovane attaccante ceco che pur partendo dietro Quagliarella e Muriel nelle gerarchie di Giampaolo, ha saputo ritagliarsi alla grande uno spazio importante,
realizzando fin qui 8 reti in 19 presenze e finendo sul taccuino dell’Inter per la prossima stagione. Da segnalare anche i centrocampisti Linetty, Praet e Torreira e il difensore Škriniar, tutti elementi di grande qualità che hanno assicurato importanti garanzie a Giampaolo e hanno contribuito alla netta ripresa della squadra ligure, che ha dimostrato di meritare lidi ben più prestigiosi della zona retrocessione.
I meriti di questa sorta di impresa vanno soprattutto a Marco Giampaolo, che ha creduto da subito nella bontà del suo progetto e non ha mai fatto un passo indietro, nemmeno quando le cose sembravano andare sempre peggio e chiunque al posto suo difficilmente avrebbe retto la tensione. Dopo i risultati negativi di inizio stagione, il tecnico di Bellinzona era dato da molti vicino all’esonero dalla guida tecnica della Sampdoria, salvo poi riscattarsi con grande impegno e caparbietà e riuscire a far invertire la rotta ai suoi. Il pubblico blucerchiato è tutto dalla sua parte, avendo riconosciuto in lui un professionista serio e un uomo di parola, che non ha fatto promesse irrealizzabili soltanto per ingraziarsi la tifoseria, ma ha dimostrato con i fatti di essere la persona giusta per guidare la Sampdoria e di avere concretamente
intenzione di fare qualcosa di positivo con questa squadra.
Del resto, Giampaolo è un uomo che antepone i fatti alle parole e il suo valore non lo si scopre certo oggi. La sua carriera è stata caratterizzata da un continuo flusso di esperienze elettrizzanti e significative, alcune positive, altre non andate secondo le previsioni. Il classe ’70 muove i suoi primi passi in questo mondo nell’Ascoli, che nel 2004 lo sceglie come tecnico della prima squadra a soli 37 anni. Sprovvisto di patentino, Giampaolo è affiancato da Massimo Silva, ma il primo allenatore della squadra è di fatto lui. Al termine della stagione arriva al sesto posto in Serie B e raggiunge la promozione in massima serie. L’anno successivo resta al timone dell’Ascoli tra i grandi e conduce i marchigiani a un’insperata quanto spettacolare
salvezza, arrivata grazie a risultati importanti e prestigiosi, tra cui l’1-1 casalingo contro il Milan, il 2-1 a Marassi contro la Sampdoria e il 3-2 rifilato alla Roma al Del Duca. Il fatto che alleni senza patentino suscita l’interesse e la curiosità degli appassionati, ma non gli risparmia una squalifica di due mesi comminatagli dalla Commissione Disciplinare.
Una squalifica che però non intacca minimamente la grande impresa compiuta nei due anni sulla panchina dell’Ascoli. Lasciate le Marche dopo aver centrato la salvezza, per Giampaolo sembra soltanto l’inizio di una carriera luccicante, ma non tutto va nella giusta direzione. Scelto da Cellino per guidare il suo Cagliari, viene esonerato in favore di Franco Colomba a stagione in corso e poi richiamato, conducendo i sardi alla permanenza in Serie A. Rimane in Sardegna anche l’anno successivo, ma anche in questo caso Cellino lo esonera nella prima parte della stagione, per poi richiamarlo dopo poco più di un mese: stavolta, però, il tecnico di Bellinzona si oppone, affermando in merito che “la dignità e l’orgoglio non hanno prezzo”. Dopo le fallimentari esperienze con Siena, Catania, Cesena e Brescia, sceglie di ripartire addirittura dalla Lega Pro, firmando con la Cremonese. Sulla panchina dei grigiorossi rimane per un solo anno, appena in tempo per centrare una tranquilla salvezza e guadagnarsi la chiamata dell’Empoli, che gli spalanca nuovamente le porte della Serie A.
In Toscana ottiene risultati più che confortanti, esprimendo un buon calcio e tornando sui livelli che avevano caratterizzato la sua esperienza all’Ascoli, trascinando la squadra a un ottimo decimo posto finale e valorizzando giocatori come Zieliński, Paredes e Dioussé. Dalla scorsa estate è il tecnico della Sampdoria e anche
quest’anno sta facendo molto bene, prendendosi una sorta di rivincita contro coloro che non avevano creduto in lui e confermando di essere un allenatore che merita un’occasione in un grande club: nelle piazze in cui è stato messo in condizione di lavorare al massimo delle sue possibilità, infatti, è riuscito a far praticare un bel calcio
alle sue squadre e a ottenere risultati ben al di sopra delle aspettative. Non a caso il suo nome è accostato a una squadra del calibro della Fiorentina (e non solo), ma lui afferma di trovarsi molto bene a Genova.
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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