Siamo nell’era pionieristica dello sport e dei Giochi. A St. Louis si svolgono le terze Olimpiadi moderne. A vincere la maratona è l’americano Thomas Hicks. La sua vittoria arriva anche grazie a un aiuto “esterno”. Per ben due volte il suo allenatore gli somministra del solfato di stricnina (uno stimolante al tempo molto diffuso) tramite iniezione. Nonostante il palese aiuto, Hicks non viene squalificato. Nel 1904 l’antidoping è ancora qualcosa di misterioso.Forse il caso di doping alle Olimpiadi più famoso, quello che segna uno spartiacque, è quello di Carl Lewis, il Figlio del Vento. Batte il record del mondo nei 100 metri. Eppure è secondo. A vincere l’oro (e a conquistare il primato mondiale) è Ben Johnson: 9”79. Una prestazione incredibile del canadese. Forse troppo. Pochi giorni dopo Johnson effettua un controllo antidoping. Il risultato non lascia dubbi: steroidi. La sua vittoria viene immediatamente cancellata e la medaglia d’oro assegnata a Carl Lewis. Scontata la squalifica Johnson prova a rimettersi in discussione, ma nel 1993 viene nuovamente trovato positivo. Stavolta per lui arriva la radiazione.