Max Verstappen completa l’opera a Baku: dopo la pole, l’olandese domina in gara con una Red Bull tornata brillante e centra la quarta vittoria stagionale. La numero 67 in carriera. Partito con gomme hard, il quattro volte campione del mondo non ha mai avuto rivali, siglando anche il giro veloce all’ultimo passaggio (1’43”388).
Un successo che potrebbe addirittura rilanciarlo in ottica mondiale: il distacco da Oscar Piastri è di 69 punti (44 da Norris), ma a Milton Keynes forse ci credono. La Red Bull, da Monza in poi, sembra aver trovato una competitività davvero insperata: non a caso, a Baku, Tsunoda ha disputato un buon weekend, chiudendo in sesta posizione.
Cartina di tornasole per le speranze di Verstappen sarà il gran premio di Singapore: il tracciato notturno è storicamente indigesto al campione del mondo e dovrebbe invece esaltare le caratteristiche dei campioni del mondo. Se non sarà così, forse l’impossibile potrebbe diventare possibile.
Per la McLaren è stato a mani basse il peggior weekend della stagione. Oscar Piastri ha sbagliato tutto: errore in qualifica, falsa partenza, anti-stallo, penalità e poi muro già al primo giro. Una frenesia inusuale per l’australiano, che nella freddezza aveva trovato le risorse per guidare il Mondiale. Piastri resta leader con 25 punti di margine su Norris, che non ha brillato.
Lando ha chiuso settimo, dopo una qualifica timida, una terribile ripartenza dopo la Safety Car e un passo gara inconsistente, aggravato dall’ennesimo pit stop sbagliato dal team di Woking. Un’occasione sprecata.
Il secondo posto è andato a George Russell, protagonista di una gara impeccabile, nonostante condizioni fisiche non perfette. L’inglese ha gestito il passo con lucidità, ha evitato errori e portato a casa un risultato che vale oro anche in ottica rinnovo (incomprensibile non sia ancora arrivato).
Torna a respirare Andrea Kimi Antonelli, quarto alla bandiera a scacchi. Il giovane pilota bolognese è statp autore di una prestazione concreta e matura, che spazza via le critiche delle ultime settimane. Forse nel finale avrebbe potuto provare ad attaccare Sainz con maggiore decisione, ma ha preferito evitare rischi e incidenti.
Il bilancio è di 30 punti complessivi, che permettono alla Mercedes di scavalcare la Ferrari e issarsi al secondo posto nel Mondiale costruttori. Un traguardo che fino a poche gare fa sembrava irraggiungibile, che oggi diventa realtà anche grazie alla capacità della W16 di esaltarsi con temperature più basse.
Sul terzo gradino del podio è salito Carlos Sainz, capace di riportare la Williams nelle prime tre posizioni otto anni dopo l’ultima volta, sempre a Baku. Lo spagnolo ha costruito il risultato già al sabato con una qualifica magistrale (aiutata dal meteo), ma la condotta di gara è stata, se possibile, ancora più sorprendente. L’ex pilota Ferrari ha impostato un grande ritmo nella prima fase di gara, costruendo quel gap utile a mantenere il podio nel finale. Mai un errore, una sofferenza, un’indecisione: il Sainz dei tempi migliori.
In una stagione sin qui complicata per Sainz (spesso dietro ad Albon), questo podio rappresenta una boccata d’ossigeno e un segnale di fiducia per un progetto che, tra alti e bassi, sta comunque ritrovando competitività.
L’ottavo posto di Lewis Hamilton e il nono di Charles Leclerc raccontano di una squadra che non solo non ha il passo dei migliori, ma che sembra avvicinarsi a grandi passi verso la mediocrità.
La Rossa ha perso il secondo posto nel mondiale costruttori a favore della Mercedes: più che un episodio, sembra il segnale di un’involuzione profonda. In pista, il pacchetto tecnico non offre garanzie: la SF-25 soffre sia di carico che di trazione, e paga distacchi imbarazzanti dai primi. Ciò che tuttavia preoccupa ancor di più è l’immobilismo gestionale: errori grossolani come il mancato “swap” tra Hamilton e Leclerc mostrano un team confuso, privo di una catena di comando chiara e incapace di reagire con prontezza.
Mentre Mercedes capitalizza ogni occasione e Williams trova la forza per reinventarsi, Ferrari resta ferma, prigioniera dei propri limiti e di una mentalità che sembra più orientata a contenere i danni che a cercare soluzioni. Il risultato è una squadra che arretra mentre gli altri avanzano, senza dare la sensazione di avere un piano per invertire la rotta.
Il 2026 incombe. Per Leclerc, per Hamilton, per Vasseur. Per tutta Maranello.
Angelo Pennisi
Fonte Foto in evidenza: Formula 1 (X)
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