L‘Hungaroring consegna la prima vittoria stagionale alla McLaren e a Lando Norris, che coglie la prima vittoria da campione del mondo in carica. Grande gara per il redivivo Verstappen, secondo, autore di un sorpasso strepitoso su Lewis Hamilton a circa metà gara.
Ferrari lascia l’Ungheria con un quarto (Leclerc) e un quinto posto (Hamilton) che rappresentano un bottino decisamente inferiore rispetto alle attese, mentre Kimi Antonelli trasforma uno dei weekend più complicati della stagione in un terzo posto che potrebbe pesare enormemente nella corsa al titolo mondiale.
Ennesima beffa per Russell, settimo: il britannico è stato fermato da un antistallo alla partenza ed è stato costretto a ricostruire la sua gara dal nulla. Delusione anche per Piastri, abbattuto dall’ennesimo doppiaggio errato di Sainz e da un problema di affidabilità della sua vettura. Va precisato, comunque, che il suo passo gara non era all’altezza di quello di Norris.
Norris aveva dimostrato fin dalle prove libere di avere qualcosa in più rispetto alla concorrenza, nonostante la pole fosse arrivata con un gap minimo (12 millesimi di secondo) su Lewis Hamilton.
La partenza del campione in carica non è poi stata perfetta. Oscar Piastri ha avuto uno spunto migliore allo spegnimento dei semafori (soprattutto verso curva 2) e ha preso immediatamente la testa della corsa, mentre Max Verstappen ha sfruttato l’occasione per risalire fino alla terza posizione davanti alle Ferrari.
L’imbarazzo McLaren nel gestire i due piloti (Norris era più veloce di Piastri, che non voleva cedere la posizione) è stato “risolto” da Carlos Sainz, che ha compromesso la leadership dell’australiano, colpendolo durante la fase di doppiaggio. Il successivo ritiro di Piastri per inaffidabilità ha poi reso impossibile una meritata doppietta papaya.
Norris si è così ritrovato nuovamente al comando e, con pista libera, ha imposto un ritmo irraggiungibile per tutti gli avversari. I suoi tempi si sono abbassati di oltre un secondo rispetto alla fase iniziale della gara, tanto da indurre il muretto McLaren a invitarlo a rallentare. Il successo del britannico, pur favorito dagli episodi, è stato assolutamente meritato.
La McLaren, campione in carica, raccoglie così il primo successo del 2026 e i frutti di un inaspettato balzo prestazionale. Oltre agli aggiornamenti introdotti sul fondo, sulle prese dei freni e sui flap dei gruppi ruota, la squadra di Woking ha beneficiato anche di un netto miglioramento nella gestione della power unit, frutto di nuovi strumenti di simulazione sviluppati insieme a Mercedes. L’interazione tra gli aggiornamenti aerodinamici e una migliore gestione dell’energia ha restituito una MCL40 finalmente competitiva anche sulla lunga distanza.
Andrea Stella, già prima dell’Ungheria, parlava di “Mondiale ancora aperto”. Chissà.
Il vero sconfitto del weekend magiaro è senza dubbio la Ferrari. L’Hungaroring rappresentava uno dei circuiti più favorevoli alle caratteristiche della SF-26 e, con una Mercedes mai realmente a proprio agio, il Cavallino aveva una concreta occasione per recuperare terreno, dopo l’ottima gara di Spa. Invece il fine settimana si è trasformato in una lunga sequenza di errori, tra strategie discutibili, errori dei piloti e un passo gara sotto le aspettative.
Dopo una qualifica comunque convincente, in gara il muretto ha poi scelto di differenziarsi montando le gomme soft al via, una strategia che non ha prodotto i risultati sperati. Leclerc ha perso posizioni già nei primi metri, mentre Hamilton (partito quinto a causa di un impeding assolutamente evitabile) è rimasto bloccato dietro Verstappen senza riuscire a sfruttare il vantaggio iniziale della mescola. Anche dopo l’undercut sul fenomeno olandese, il britannico è stato colpevolmente risuperato, compromettendo definitivamente la possibilità di inserirsi nella lotta con le McLaren. La terribile gestione delle Hard e l’incomprensibile doppio pit in regime di Virtual Safety Car hanno favorito la rimonta di Antonelli, resa poi incontrovertibile da una penalità di cinque secondi inflitta a Hamilton per eccesso di velocità in pit lane. Tanti, troppi, punti buttati.
Kimi Antonelli arrivava alle sessioni decisive di Budapest dopo un venerdì complicato, senza aver disputato la prima sessione di prove libere e con una vettura mai entrata nella corretta finestra di utilizzo. A peggiorare ulteriormente il quadro era arrivata la penalità rimediata in qualifica per il mancato rispetto delle bandiere gialle, che lo aveva costretto a partire soltanto dalla settima casella.
In gara, però, Antonelli ha mostrato ancora una volta la maturità che sta caratterizzando la sua stagione. Ha evitato di forzare nei primi giri, ha gestito gli pneumatici nel traffico e ha allungato entrambi gli stint, costruendosi un vantaggio di gomme nella seconda parte della corsa. La confusione dei doppiaggi gli ha poi tolto la possibilità di attaccare Verstappen, come pesantemente sottolineato da Toto Wolff nel dopo gara.
Lo stesso Antonelli ha riconosciuto la superiorità di Norris nel corso del weekend, ammettendo che anche senza la penalità sarebbe stato difficile impensierire il britannico, ma si è detto soddisfatto del lavoro svolto dalla squadra in un fine settimana nato in salita. In fin dei conti, ha guadagnato punti sia su Hamilton sia su Russell.
Strepitosa la prestazione di Max Verstappen, probabilmente il pilota che ha massimizzato maggiormente il potenziale della propria vettura. La vettura austriaca ha continuato a mostrare limiti evidenti in termini di bilanciamento e gestione degli pneumatici, ma il campione del mondo ha costruito il secondo posto grazie a una partenza perfetta, un leggendario sorpasso in staccata su Hamilton e una gestione della gara praticamente impeccabile. Per ricordare, ancora una volta, chi è il più forte.
Fonte Foto in Evidenza: Formula 1 (X)
Angelo Pennisi
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