Lo scorso 5 ottobre la Sampdoria sembrava destinata alla retrocessione, dopo aver perso ben sei partite su sette. A rendere ancor più pesante l’atmosfera, la possibile cessione della società da parte di Ferrero. In un contesto del genere, pochi allenatori avrebbero accettato di rimpiazzare Di Francesco e provare a dare una sterzata significativa alla stagione dei blucerchiati.
6 sconfitte in 7 partite, una sola vittoria, peraltro risicata, col Torino (1-0) e un ultimo posto in classifica che sa tanto di retrocessione. Il tempo per salvarsi c’è, ma la squadra non dà l’impressione di poter centrare l’obiettivo. Il compito di invertire la tendenza spetta a Claudio Ranieri, specialista in miracoli. Con lui la Samp ritrova entusiasmo, convinzione e serenità.
38 punti in 27 giornate, media punti che passa da 0.4 a 1.4 e salvezza conquistata con svariate giornate d’anticipo (+12 sul Lecce terzultimo). I demeriti di tante altre concorrenti hanno contribuito a spianare la strada della permanenza in Serie A alla Sampdoria, ma per centrare un obiettivo è necessario fare punti e sotto quest’aspetto la Samp targata Ranieri ha fatto più del dovuto, fermando Roma, Atalanta e Milan e vincendo gli scontri diretti con Torino, SPAL, Udinese, Genoa, Lecce e Brescia (da segnalare anche la vittoria con la rivelazione Verona).
Tre vittorie consecutive con tre gol (3-1 con l’Udinese, 3-0 al Cagliari e 3-2 in rimonta col Parma) nelle ultime tre gare, per un totale di 9 punti e altrettanti gol fatti: un’impresa che alla Sampdoria non riusciva addirittura dal 1951, anno in cui nacque proprio Claudio Ranieri, uno degli allenatori più sottovalutati di sempre, spesso e volentieri tacciato di non essere un vincente. Eppure, il tecnico di Testaccio ha vinto svariate coppe, in Italia e all’estero.
A inizio carriera, porta il Cagliari dalla C alla A in due stagioni e centra un’insperata salvezza. Nel 1991 conduce un Napoli in difficoltà finanziarie e stravolto dall’addio di Maradona al quarto posto. Con la Fiorentina, ottiene la promozione in Serie A e nel 1996 vince Coppa Italia e Supercoppa italiana, quest’ultima contro il Milan campione d’Italia.
In Spagna risolleva il Valencia, portandolo alla vittoria della Coppa Intertoto e della Coppa del Re e alla qualificazione alla Champions. Nel quadriennio al Chelsea (2000-2004) mette le basi per i futuri successi di José Mourinho.
Tornato al Valencia, si aggiudica la Supercoppa europea. Nel 2007 ottiene una clamorosa salvezza con un Parma ormai senza speranze, ottenendo 27 punti in 16 giornate. Nell’estate dello stesso anno viene scelto dalla Juventus: anche con la Vecchia Signora, con una rosa ormai a fine ciclo e tanti infortuni, fa abbastanza bene.
Nel 2009 subentra a Spalletti alla guida della Roma, e fa risorgere i giallorossi, imbattuti dal 1 novembre 2009 al 25 aprile 2010 (24 risultati utili consecutivi). I capitolini si piazzano secondi a un punto dall’Inter del Triplete.
Il miracolo che meglio di tutti riassume la carriera di Ranieri, però, è quello compiuto alla guida del Leicester, che lo ingaggia nell’estate 2015 tra lo scetticismo generale. La stampa inglese, che lo riteneva inadatto al calcio d’Oltremanica, dovrà ricredersi in poco tempo. Ranieri è entusiasta di tornare in Inghilterra e si mette subito al lavoro per architettare la salvezza.
Partita dopo partita, le Foxes sembrano poter dire la loro per obiettivi ben più importanti, pur non essendo all’altezza dei top club d’Inghilterra. La differenza la fa proprio Ranieri, che infonde una fiducia pazzesca nei giocatori di quella squadra che scrive il capitolo più emozionante della storia del calcio inglese (e non solo).
Un capitolo che porta la firma di Claudio Ranieri, splendida persona che da allenatore ha sempre preferito far parlare i fatti. Alcuni passi falsi sono bastati a fargli piombare addosso cattiverie gratuite che non ne hanno minimamente scalfito voglia e passione: a 68 anni, King Claudio è ancora una volta protagonista di un’impresa tutt’altro che scontata e da applausi.
Dennis Izzo
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