La notizia della scomparsa di Orazio Russo lascia Catania di sasso. Attonita dinanzi a quell’informazione che nessuno si aspettava mai di ricevere. E che, soprattutto, nessuno voleva mai ricevere. L’Elefante perde e piange uno dei suoi figli prediletti. La sua morte lascia un senso di incredulità e un immenso dolore a tifosi, addetti ai lavori e semplici appassionati. Un tumore, aggravatosi negli ultimi mesi, se lo porta via all’età di soli 52 anni ma la sua figura, così profondamente legata ai colori rossazzurri, non sarà dimenticata.
Basta semplicemente pronunciare il suo nome per riaprire un capitolo importante della storia recente del club etneo. Perché, parlare di Orazio Russo significa parlare di appartenenza. Nato calcisticamente nel vivaio del Calcio Catania, l’attaccante classe 1973 (originario di Misterbianco) è stato uno di quei giocatori che ha fatto della maglia rossazzurra una sua seconda pelle. Centravanti generoso, grintoso, capace di sacrificarsi per la squadra, con quelli occhi spiritati ha incarnato lo spirito battagliero che da sempre contraddistingue il calcio alle pendici dell’Etna.
Orazio Russo cresce nel settore giovanile del Catania e debutta tra i professionisti all’inizio degli anni Novanta, in un periodo particolarmente difficile per l’Elefante, fatto di categorie secondarie e ricostruzioni societarie. In quegli anni, infatti, la società rossazzurra oscilla tra Serie C e momenti di profonda incertezza. Tuttavia, proprio queste complessità forgiano il carattere del giovane attaccante.
Con la maglia del Catania colleziona diverse stagioni in più periodi distinti, diventando uno dei volti simbolo della squadra tra la metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila. Le sue presenze complessive in campionato con la compagine etnea sono più di cento, condite da reti pesanti e prestazioni di grande temperamento. Per intenderci, non è stato un bomber da copertina, ma un attaccante di lotta, capace di segnare gol decisivi e di aprire spazi per i compagni.
Tra i momenti più significativi vissuti con il Catania, ci sono le stagioni in Serie C1, quando la squadra lottava per tornare nel calcio che conta. Russo è stato parte integrante di quel gruppo che ha ridato credibilità e orgoglio alla piazza etnea, contribuendo con gol, assist e una leadership (silenziosa) ma importante.
Nel corso della sua carriera, Orazio Russo ha vestito anche altre maglie, tra cui quella del Lecce che gli hanno permesso di approdare in Serie A. Un’esperienza importante per lui, che ne ha arricchito il bagaglio tecnico e umano. Eppure, nonostante le parentesi lontane dalla Sicilia (anche con Spal, Padova e Perugia), il suo nome è rimasto indissolubilmente legato al Catania.
Il ritorno in rossazzurro, infatti, non è stata soltanto una scelta professionale ma, anche e soprattutto, un atto d’amore. In un’epoca in cui il calcio cominciava a diventare sempre più business, Orazio Russo ha rappresentato uno degli ultimi romantici che mette, prima di ogni cosa, il senso di appartenenza nei confronti di una squadra. Dopo una stagione con il Gela, infatti, il figliol prodigo ritorna a casa e conclude la propria carriera nel 2010 con la maglia del Catania.
Per i tifosi etnei Orazio Russo è stato il simbolo di una generazione cresciuta tra sacrifici e sogni di riscatto (sportivo e non solo). In campo incarnava perfettamente l’orgoglio di una città che si è sempre riconosciuta nella sua squadra. Lui e la città si fondevano in un unico cuore che batteva ardentemente per i colori rossazzurri.
Anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, il classe 1973 è rimasto dentro il mondo rossazzurro. Non ne poteva fare a meno. Non poteva starci lontano. Ha scelto di restare e di mettere la propria esperienza al servizio dei più piccoli nel settore giovanile del Catania. Una scelta quasi naturale. D’altronde, chi meglio di lui poteva spiegare ai ragazzi cosa significhi davvero indossare quella maglia?
Ha lavorato con le nuove leve trasmettendo, prima ancora che schemi tattici, ideali e valori. Come per esempio, rispetto, dedizione, senso di responsabilità verso la città. Non a caso, per molti giovani, è stato un punto di riferimento. Un maestro e, in certi casi, una guida dentro e fuori dal campo.
I numeri raccontano (in maniera fredda) soltanto una parte della storia: le presenza, i gol, le stagioni disputate tra Serie C e categorie superiori. Ma l’eredità di Orazio Russo con il Catania va oltre le statistiche. La si può trovare nel ricordo dei tifosi che, ancora oggi, citano il suo nome quando parlano di leggende del club. La si può trovare nei racconti di spogliatoio, nei derby vissuti, nelle partite giocate sotto la pioggia davanti a migliaia di cuori caldi.
Catania e il Catania perdono uno dei propri figli prediletti. Un figlio che ha amato quei colori con una passione profonda e viscerale. Perdono uno dei custodi dell’identità calcistica rossazzurra. Uno dei simboli più sinceri e rappresentativi. Perché Orazio Russo è stato, è, e sarà uno di quei giocatori che non si misurano in gol ma in senso di appartenenza. E in una città come quella ai piedi dell’Etna, questo vale più di qualsiasi altra cosa. Che la sua figura possa essere un esempio anche da lassù. Riposa in pace campione, sentite condoglianze alla famiglia.
Fonte Foto in Evidenza: Ilnobilecalcio.it
Giuseppe Rosario Tosto
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