Il gruppo E è uno dei più facili da pronosticare: Germania prima, secondo posto conteso tra Ecuador e Costa d’Avorio, fanalino di coda Curaçao. I pronostici, però, lasciano il tempo che trovano. E soprattutto con i Mondiali lo abbiamo imparato. E questo Mondiale 2026 potrebbe non essere da meno.
Proprio otto anni fa la Germania arrivò ultima ai Mondiali in Russia nel 2018 in un girone con Svezia, Messico e Corea del Sud. Nei contestati mondiali qatarioti, invece, arrivò terza in un girone con Giappone, Spagna e Costa Rica. Un Mondiale in cui le proteste della nazionale tedesca si fecero sentire ma, proprio come quello precedente, dovettero abbandonare prematuramente la competizione.
Dal 2014 ad oggi, la Germania spaventa di meno. Ha sofferto il cambio generazionale, parecchi talenti dal futuro cristallino si sono come atrofizzati, e continua ad essere alla ricerca di sé stessa. Ultimamente, però, la situazione sembra essere migliorata, ma non di molto. In porta si affida ancora al veterano Neuer, classe ’86, e i ricambi non sembrano essere proprio all’altezza (Baumann; Nübel). Infatti, secondo i calcoli, doveva esserci una presenza che manca, ovvero ter Stegen. Il portiere di origini olandese da parte di padre è spesso tormentato dagli infortuni. Anche nel Barcellona da titolare inamovibile è persino diventato una terza scelta, per finire poi in prestito al Girona. Da sempre definito l’erede di Neuer, doveva essere lui il titolare di questa Germania. E invece guarderà i Mondiali da casa. Ecco perché la Germania si affida ancora al portiere del Bayern Monaco.

Jamal Musiala
La difesa rimane solida ma non solidissima. I nomi importanti restano gli stessi come Tah, Rüdiger e Kimmich. A centrocampo la nazionale tedesca presenta maggior talento. Il nome che spicca su tutti è quello di Musiala, che spesso diventa un attaccante aggiunto grazie al suo ruolo di trequartista. Ma non dimentichiamoci di Goretzka, Stiller, e dei due giovani con addosso già una buona dose di esperienza come Pavlović e Karl. In attacco, invece, è dove la Germania non ha tantissime scelte . Abbiamo nomi interessanti come Havertz e Sane e Wirtz, cui non ha brillato molto quest’anno con il suo Liverpool, ma sono fantasisti o ali d’attacco. Come punte abbiamo Undav che potrebbe partire titolare rispetto a Woltemade, ma non si esclude la possibilità che proprio Havertz potrebbe avere un ruolo da falso nueve, e prendere quindi posto dei due attaccanti di ruolo.
L’Ecuador negli ultimi anni è divenuta una nazionale di tutto rispetto. In difesa può vantare di avere una coppia difensiva finalista dell’ultima Champions League: Pacho del PSG e Hincapié dell’Arsenal. Tra loro possiamo fare anche i nomi di Ordóñez ed Estupiñán del Milan. A centrocampo si presentano con il calciatore di maggior talento come Caicedo del Chelsea, e della nuova stella talentuosa Paez del River Plate. Ed anche lui vestirà la maglia del Chelsea a partire dalla prossima stagione. In attacco risuonano familiari i nomi di Yeboah del Venezia, ed Enner Valencia, salito alla ribalta nel Mondiale brasiliano del 2014.
Quando si pensa alla Costa d’Avorio vengono in mente i nomi di Drogba e Yaya Touré. Dopo i loro addii, infatti, la nazionale ivoriana ha avuto alti e bassi. Soprattutto nella vittoria della Coppa d’Africa nel 2023. Al Mondiale in porta troviamo una vecchia presenza del calcio italiano: Lafont, ma probabile che il titolare sarà Fofana. In difesa c’è Ndicka della Roma, ma anche Singo, ex Torino e ora al Galatasaray, Diomandé e Koussonou dell’Atalanta. Un reparto difensivo che, sulla carta, è di tutto rispetto. Kessié, ex Atalanta e Milan, è colui che, sicuramente, ha le chiavi di questo centrocampo un po’ scarno, insieme ai nomi di Fofana, ex Udinese, e Sangaré. In attacco è dove Les Éléphants brillano di più con i nomi di Pepé, Diallo, Diomandé, Bonny, Wahi e Adingra.
Il Curaçao è una piccola nazione che ha sede su un’isola e che si trova a nord del Sudamerica. Fa parte delle isole caraibiche e il suo nome è dibattuto dato che la cediglia presente sotto la c è di origine di portoghese. Si legge curasao, infatti, e potrebbe derivare da coração, che significa cuore nella lingua portoghese. La nazione subì l’invasione spagnola che massacrò la popolazione locale, poi nel 1634 arrivarono gli olandesi, che santi non furono. Fondarono, però, l’attuale capitale Willemstad. E ancora oggi fanno parte del Regno dei Paesi Bassi come Aruba e Sint Maarten.
Con la prima e storica qualificazione ad un Mondiale, Curaçao è la nazione più piccola a farne parte con i suoi circa 185.000 abitanti. Comunque andrà sarà una festa. Piccola sì, ma non bisogna sottovalutarla. Solo uno di loro è nato nella capitale curazaiana, Chong, scuola ex Manchester United, tra l’altro, ma gli altri sono nati e cresciuti in Olanda. Possiamo tranquillamente dire che poteva e doveva essere una questione di tempo una loro presenza ad un Mondiale. I nomi presenti sono quelli di Bazoer, Obispo, i fratelli Bacuna, Locadia. Tutti nomi che giocano e che hanno giocato in Europa e che da giovani erano talenti promettenti olandesi. Una nazionale che potrebbe addirittura stupire e non fare da comparsa. Questi Mondiali 2026 potrebbero svelare gemme nascoste.
Fonte foto in evidenza: Vietnam.vn
Simmaco Munno
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Nato e cresciuto a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, quando il grunge esplodeva a livello globale, cioè nel ’91, e cresciuto a pane e pallone, col passare del tempo ha iniziato a sviluppare interessi come la musica (sa mettere le mani almeno su tre strumenti) la letteratura e la linguistica. Con un nome provinciale e assonante con la parola sindaco, sogna di poter diventare primo cittadino del suo paese per farsi chiamare “Il sindaco Simmaco”.
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