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L’8 che diventa infinito, ufficiale il ritiro di “Don” Andrés Iniesta
08 Ottobre 2024
Calcio

L’8 che diventa infinito, ufficiale il ritiro di “Don” Andrés Iniesta

Home » Voci di Sport » Calcio » L’8 che diventa infinito, ufficiale il ritiro di “Don” Andrés Iniesta

Andrés Iniesta non poteva che scegliere l’8, il suo numero di maglia, per dire ufficialmente addio al calcio. Ma, da oggi in poi, quel numero si stende in orizzontale per diventare infinito. La stessa coreografia, d’altronde, quella dell’infinito per intenderci, che è apparsa al Camp Nou nel giorno della sua ultima partita con il Barcellona il 27 aprile del 2018.

Che, poi, non vogliamo credere sia un caso che accanto a quell’8, nella data di oggi, vi sia il numero 10 del mese di ottobre. L’otto ottobre che, in cifre, diventa 8/10. Una data che raffigura, ancora una volta, forse per l’ultima, quello straordinario connubio Iniesta (numero 8) Messi (numero 10) ai tempi del Barcellona.

D’altronde, per gran parte del tempo, le loro carriere sono state in qualche modo legate l’una all’altra. Secondo la tesi più acclamata dai suoi non più grandi estimatori, la “Pulce” argentina avrebbe avuto un altro tipo di impatto nei blaugrana se, a centrocampo, non vi fossero stati Xavi e Iniesta. A riguardo non si potrà mai avere una risposta, ma l’antitesi sicuramente è che è stato un piacere per gli occhi vederli giocare, tutte e tre insieme, nella stessa squadra, per tanti anni.

Infinito Iniesta

“Infinit Iniesta”, la coreografia del Barcellona il giorno del saluto di Iniesta – Foto Scuola di Tifo (X)

Andrés Iniesta, l’artista del pallone

Uno dei giocatori più forti di tutti i tempi, Lionel Messi, insieme a due dei centrocampisti più forti di sempre, Xavi e Iniesta. Due che tessevano a meraviglia il Tiki Taka proposto da Pep Guardiola, per poi affidare la palla, in modo semplice ma ignoto per gli altri, a Leo che completava l’opera.

Sì. Perché, se il campo da gioco era la cornice; se l’allenatore catalano era la mente sopraffina; se Messi era il pennello che incantava con le sue movenze uniche e geniali, ecco allora che Iniesta era l’artista.

A dire il vero, uno dei più grandi artisti che il mondo del pallone abbia mai avuto. “Non c’è bisogno che un’artista sia un prete o un fabbriciere, ma certo egli deve avere un cuore affettuoso verso gli altri uomini”, diceva uno che la storia dell’arte l’ha fatta per davvero come Vincent van Gogh.

Di certo Iniesta non è stato un prete, ma “Don Andrés“, non il fabbriciere ma “l’illusionista“, ha dimostrato di avere a cuore più le fortune altrui…delle proprie squadre, della propria nazionale, dei propri compagni di squadra…che le proprie (di fortune). E, anche per questo, forse, in un mondo dove l’io la fa da padrone, intorno alla sua figura si uniscono e riuniscono tutti gli amanti del calcio. Da quelli che preferiscono un calcio più estetico a quelli che ne preferiscono uno più pragmatico.

Iniesta, L’artista – Fonte Foto Daily Express

La dedica a Dani Jarque e la magnanimità di un’artista unico e inimitabile

Nel corso della sua incredibile carriera è riuscito, persino, a mettere d’accordo tifosi del Barcellona e dell’Espanyol. Quest’ultimi, addirittura, in uno dei sentitissimi derby nel dicembre del 2010, si alzarono in piedi al momento di una sua sostituzione per dedicargli il giusto tributo. Anche perché, Iniesta, nel giorno più importante della sua carriera, quello della rete decisiva in finale Mondiale contro l’Olanda, indossava una maglia dedicata a Dani Jarque. Un figlio prediletto dell’Espanyol, un suo storico capitano, che la vita si era portato via un anno prima, troppo presto, all’età di 26 anni, e senza un perché.

Perché, come un vero artista, come avrebbe detto van Gogh, Don Andrés aveva realmente “un cuore affettuoso verso gli altri uomini”. E, alla sua magnanimità, di cui anche Marcel Proust ne sarebbe fiero dato che è “la sola cosa che importa e che ci dà pregio in questo mondo”, Iniesta vi ha aggiunto l’estro di un artista unico e inimitabile.

Iniesta

Iniesta, finale Mondiale 2010, maglietta dedicata a Dani Jarque – Fonte Foto ESPN

Andrés Iniesta, un artista espressionista!?

In campo aveva la straordinaria capacità, tipica dei grandi artisti, di vedere corridoi dove gli altri vedevano spazi chiusi. Disegnava traiettorie inesistenti fino a un attimo prima e che, poi, diventavano visibili a tutti dopo un suo passaggio che, magari, si infilava in mezzo a quattro, cinque, avversari e che mandava in porta il suo compagno di squadra. Perché, come si è più volte detto nell’arco della sua carriera, dentro il suo fisico “normale”, Iniesta nasconde la mente di un genio. Di un artista espressionista.

Già, proprio così, di un artista espressionista. Che vede le cose in maniera diversa dagli altri. Che dipinge solo quello che è necessario, con una semplicità tipica dei più grandi. Mai, infatti, una giocata che in campo non fosse necessaria. O che fosse irrisoria. Per intenderci, nessun numero da “circo” o da cabarettista. Soltanto, al massimo, la “croqueta“, il suo marchio di fabbrica, consistente nel superare l’avversario spostando la palla velocemente da un piede all’altro, utilizzata solo nei casi di estrema necessità. Il suo modo di fuggire via dalla pressione dell’essere Iniesta.

 

Dalla Cantera al tetto d’Europa e del Mondo: il viaggio di Iniesta

All’età di 12 anni, una delle più grandi menti del gioco del calcio, uno dei figli più talentuosi di Madre Natura, arriva al posto giusto nel momento giusto: la Cantera del Barcellona. Qui, segue la trafila di rito nelle varie formazioni giovanili, fino ad approdare in prima squadra, nel 2002, all’età di 18 anni. Da quel momento in poi, Andrés Iniesta iniziare a dipingere alcuni dei più bei ritratti della storia del club blaugrana.

Sedici incredibili stagioni con la maglia del Barça, nelle quali colleziona in tutto 674 partite. Arricchite da 57 reti, ma soprattutto almeno il doppio degli assist. A testimonianza, ancora una volta, di come all’io, Iniesta, ha sempre preferito il noi. La sua bacheca, ricchissima di trofei, tanto da farlo diventare uno dei giocatori più vincente, infatti, è il frutto del suo lavoro per gli altri.

Nell’arco della sue esperienza al Barcellona, l’illusionista ha fatto magicamente comparire nel proprio palmares: 4 Champions League, 3 Mondiali per Club, 3 Supercoppe europee, 9 campionati spagnoli, 7 Supercoppe nazionali, 6 Coppe di Spagna. Una media, durante la sua lunghissima esperienza blaugrana, di 2 titoli a stagione. Entrato bambino nella Cantera, all’età di 12 anni, Iniesta saluterà la città catalana, nel 2018, guardandola dal tetto d’Europa e del Mondo.

Dal Triplete con il Barcellona a quello con la Spagna (tra il 2008 e il 2012). Già, perché a Euro 2008, Andrés Iniesta è una delle colonne portanti della nazionale, allenata allora da Luis Aragones, che trionferà in quell’edizione. Il Mondiale del 2010 è quello della sua definitiva consacrazione. Quello che gli permette di entrare, una volte per tutte, nell’Olimpo dei più grandi. E il suo gol, in finale, ai tempi supplementari, contro l’Olanda, resterà uno dei momenti più iconici della nazionale spagnola. Il suo personalissimo Triplete, comunque sia, si completa con la vittoria di Euro 2012, in finale contro quell’Italia stanca e annientata per 4-0.

Il Pallone d’Oro mancato, un rimpianto non per lui ma per France Football

Per capire e descrivere la grandezza e la straordinarietà della carriera di Andrés Iniesta non servono, soltanto, i trofei conquistati, ma anche un secondo posto. Già, quello della classifica del Pallone d’Oro nel 2010. In quell’anno, il podio è tutto blaugrana. Addirittura, per la prima volta, ne rimane fuori Cristiano Ronaldo, ma anche Wesley Sneijder che aveva vinto il triplete con l’Inter.

Ma il punto non è questo. Nel 2010, nonostante la vittoria del Mondiale della Spagna, il prestigioso riconoscimento viene assegnato a Lionel Messi. Al secondo posto, appunto, Iniesta e, a seguire, Xavi sul gradino più basso del podio. Un piazzamento che grida vendetta, ma che per Don Andrés non è mai risultato un problema. Infatti, il Pallone d’Oro mancato non è un rimpianto per Iniesta, ma per France Football.

Anni dopo, il periodico francese che assegna il premio individuale più importante della carriera di un calciatore, chiederà pubblicamente scusa allo stesso Iniesta per la mancata vittoria nel 2010. “Quando si parla di vincitori del Pallone d’Oro quella di Iniesta è un’assenza dolorosa anche per noi“, scrive il direttore Pascal Ferré.

Andrés Iniesta con la maglia del Vissel Kobe – Fonte Foto The Japan Times

La seconda parte della carriera e il momento di dire addio

Andrés Iniesta saluta Barcellona e i suoi tifosi il 27 aprile 2018. All’età di 34 anni, teme di non essere più in grado di replicare quanto di straordinario fatto in quei sedici meravigliosi anni e decide di andare all’estero. Di girare il mondo e conoscere nuove culture. Ecco, dunque, l’accordo con la formazione nipponica del Vissel Kobe che, in Giappone, giustamente, lo accolgono come un Imperatore.

Rimane lì per cinque anni, conquista due trofei, e nel 2023 fa un inchino a tutti per approdare negli Emirati Arabi Uniti. Con l’Emirates Club, gioca una stagione, realizza cinque reti ma retrocede. All’età di 40 anni capisce che è il momento di dire basta. Di appendere gli scarpini al chiodo. Di dire ufficialmente addio al calcio.

Ecco, allora, l’annuncio pubblicato martedì scorso, 1 ottobre 2024. Nella giornata di ieri, 7 ottobre, il video pubblicato sui Social. L’ultimo capolavoro di un’artista che, nel corso della sua carriera, ha meravigliato il mondo intero. Dalla Spagna agli Emirati Arabi, passando per il Giappone e arrivando persino in Sudafrica. Il video inizia con la frase “Per me il calcio è stato…”, poi a parlare per Don Andrés Iniesta ci pensano le immagini.

Non poteva poi mancare il saluto di Leo Messi che, pubblicando una foto insieme, scrive su Instagram: “Uno dei compagni di squadra con più magia e con cui mi è piaciuto di più giocare insieme. Mancherai al calcio e anche a noi. Ti auguro sempre il meglio, sei un fenomeno”.

Ritornando al video pubblicato sui Social, gli interventi dei vari allenatori che hanno avuto il piacere di avere nelle proprie squadre un giocatore come lui. Tra tutti, quello personalmente più significativo, di Serra Ferrer che dice: “È uno dei pochi calciatori che è stato professore prima di essere alunno. Sapeva già tutto”. Già, Iniesta sapeva tutto senza che glielo spiegassero. Don Andrés sapeva, anche, che quel (suo) numero 8, un giorno, sarebbe diventata la data del suo addio ufficiale al calcio. Otto ottobre del duemila ventiquattro, una data storica per il calcio. L’8, Iniesta, e il 10, Messi, metaforicamente insieme per l’ultima volta. Il calcio, difficilmente, rivedrà fenomeni di questa portata. Ecco, perché, quell’8 si stende per diventare infinito.

Fonte Foto in Evidenza: flickr.com

Giuseppe Rosario Tosto

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About Giuseppe Rosario Tosto

Giuseppe, classe 1999, aspirante giornalista, è laureato in Scienze Politiche (Relazioni Internazionali) ma, fin da piccolo, è appassionato di sport e giornalismo. Simpatiche, si fa per dire, le scene di quando ancora bambino si sedeva nel bar del padre e leggeva la Gazzetta dello Sport “come quelli grandi“.

Entrato a far parte di Voci di Città, prima, come tirocinante universitario e, poi, come scrittore nella redazione generalista e sportiva, con il passare del tempo è diventato uno dei due Coordinatori della Redazione. Oltre a far da Tutor per Tirocinanti e a svolgere il ruolo di Correttore di Bozze, al termine di ogni giornata di campionato cura personalmente la rubrica “Serie A, top&flop”. Un modo originale, con protagonisti i giocatori che si sono distinti in bene e in male, per vedere tutto quello che è successo nel fine settimana di calcio italiano.

Inoltre, coordina la squadra di Calciomercato, Europei e Mondiali. Scrive di tennis (il suo sport preferito, dopo il calcio) e NBA (non si contano più le notti passate in bianco per vedere le partite live). Infine, si occupa anche delle breaking news che concernono i temi più svariati: dallo sport all’attualità, dalla politica alle (ahinoi) guerre, passando per le storie più importanti e centrali del momento.

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