Il Manchester United sta vivendo un periodo di profondo declino, evidenziato da risultati deludenti e difficoltà in diverse aree di gioco. La recente partita di Champions League, persa 1-0 in casa contro il Bayern Monaco, ha contribuito a piazzare il club all’ultimo posto nel gruppo A con soli 4 punti, segnando un nuovo minimo storico nella competizione per il club inglese. Nella stagione attuale, il Manchester United ha perso 12 partite su 24, lo stesso numero di gare perse nell’intera annata scorsa.
Nella fase a gironi della “Coppa dalle Grandi Orecchie”, i Red Devils hanno incassato ben 15 reti, risultando la seconda peggior difesa del torneo a pari merito con Celtic e Stella Rossa e dietro soltanto all’Anversa (tutte e tre le squadre hanno concluso il proprio percorso nella competizione all’ultimo posto, proprio come lo United). Nel post Sir Alex Ferguson, inoltre, lo United ha perso 36 volte in 200 gare ad Old Trafford (18%), contro le 35 sconfitte raccolte dal leggendario manager scozzese in 405 partite tra le mura amiche dal 1986 al 2013 (poco meno del 9%).
La produzione offensiva è stata particolarmente deficitaria, con soli 18 gol segnati nelle prime sedici giornate di Premier League (sesto peggior attacco del campionato). Da questo punto di vista, i mancuniani hanno fatto leggermente meglio in Champions League, con 12 gol nella fase a gironi (media di due gol a partita). Gli attaccanti hanno messo a segno appena 4 gol in campionato finora, di cui 2 Rashford e uno a testa Martial e Garnacho.

André Onana, 27 anni, non è ancora riuscito ad ambientarsi al Manchester United dopo una superlativa stagione all’Inter. (Fonte: Manchester United).
L’arrivo di André Onana in luogo del partente De Gea non ha soddisfatto le aspettative, con il portiere camerunese che ha faticato a replicare le ottime prestazioni offerte con la maglia dell’Inter, subendo 39 reti in 24 presenze tra campionato e coppe. In nerazzurro ne incassò 36 in ben 17 partite in più tra tutte le competizioni. Anche gli acquisti di Rasmus Højlund, prelevato dall’Atalanta per circa 75 milioni di euro, e Mason Mount, non hanno ancora dato i frutti sperati.
Il ventenne attaccante danese si è messo in bella mostra in Champions League, segnando ben 5 gol in 6 partite, ma non si è ancora sbloccato in Premier League (12 presenze senza gol all’attivo). Il centrocampista inglese classe ‘99, strappato al Chelsea per poco più di 60 milioni di euro, dal canto suo, ha fatto registrare appena un assist in 12 partite stagionali. Per questi ultimi due e per il sopracitato Onana, dunque, il rischio di iscriversi alla lunga lista dei flop di mercato dello United degli ultimi anni è estremamente elevato.
Dal 2013 ad oggi, il Manchester United ha speso poco meno di 2 miliardi di euro sul mercato, di cui quasi mezzo miliardo tra la passata stagione e quella attualmente in corso, ingaggiando spesso e volentieri giocatori che hanno reso ben al di sotto delle aspettative. Tra questi, spiccano molti elementi che fanno ancora parte della rosa (Maguire, Sancho, Antony, Van de Beek e Martial, pagati in tutto l’astronomica cifra di 366 milioni di euro).

Il leggendario sir Alex Ferguson, allenatore più vincente della storia del calcio con 49 trofei, di cui 38 con lo United. (Fonte: Sky Sports).
Nell’era post Sir Alex Ferguson, il Manchester United ha attraversato un periodo di enorme instabilità, con ben otto allenatori diversi in poco più di dieci anni (Moyes, Giggs, Van Gaal, Mourinho, Solskjær, Carrick, Rangnick e Ten Hag). In questo lasso di tempo, il club ha messo in bacheca sei trofei, di cui ben tre, nonché l’unico internazionale, vinti sotto la guida di José Mourinho. Ciò, insieme al sempre più incrinato rapporto tra la proprietà e la tifoseria, ha contribuito a creare una situazione burrascosa che ha ostacolato ulteriormente il rendimento e il successo della squadra.
I Red Devils detengono tutt’oggi il maggior numero di campionati (20) e Community Shield (21) vinti e possono vantare una storia gloriosa e leggendaria con ben pochi eguali, sia in patria che nel resto del mondo. Sotto la guida di Sir Matt Busby, il Manchester United divenne la prima squadra inglese a vincere la Coppa dei Campioni nel 1968-1969 e lanciò alcuni dei giocatori più forti della storia del calcio – su tutti, Bobby Charlton, George Best e Denis Law.
Nella già citata epoca d’oro dello scozzese Sir Alex Ferguson – e dei vari Wayne Rooney, Ryan Giggs, Cristiano Ronaldo, Gary Neville, Rio Ferdinand, Paul Scholes, Roy Keane e David Beckham – i Diavoli Rossi hanno conquistato la bellezza di 38 trofei in 27 anni, di cui 13 campionati e 2 Champions League, tornando prepotentemente ai vertici del calcio inglese e mondiale e dando vita a una delle dinastie più iconiche della storia del calcio.

Ten Hag a colloquio con Antony, prelevato a peso d’oro dall’Ajax: il brasiliano non ha rispettato le aspettative sin qui. (Fonte: Manchester United).
Se è vero che i presupposti per ricalcare le orme degli illustri personaggi che hanno reso grande lo United non ci sono più e che nell’ultima decade in quel di Manchester hanno assunto sempre più rilevanza gli odiati cugini del City, freschi di treble, è pur vero che una squadra del calibro dei Red Devils deve necessariamente invertire la tendenza e tornare a recitare un ruolo di primo piano sia in Inghilterra che in Europa.
I tanti errori commessi negli ultimi anni, tra risultati sempre più negativi e acquisti esorbitanti che non hanno lasciato il segno, hanno inevitabilmente contribuito all’inesorabile declino del Manchester United, che per quest’anno dovrà cercare di salvare il salvabile. A dicembre, i Red Devils sono già fuori da due competizioni (Champions League e Carabao Cup) e a -10 dalla vetta in Premier League. Il prossimo match di campionato li vedrà di scena ad Anfield, contro gli odiati rivali del Liverpool, attualmente al comando della classifica.
Un eventuale ko spedirebbe lo United a -13 e renderebbe sempre più realistico l’esonero di Ten Hag e l’esito fallimentare di una stagione che può tornare ad avere un senso solo in caso di un filotto di risultati positivi in campionato e di un cammino memorabile in FA Cup. A meno di miracoli, l’estate prossima farà parlare di una nuova rivoluzione nella sponda rossa di Manchester, per un rilancio che da quelle parti attendono da tempo immemore.
Dennis Izzo
Fonte foto in evidenza: Manchester United
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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