La prima edizione del Mondiale per club FIFA vede trionfare il Chelsea, che travolge il Paris Saint-Germain al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, e si laurea campione del mondo per la seconda volta nella sua storia, bissando il titolo vinto nel 2022 contro il Palmeiras. Un epilogo straordinario per la squadra guidata da Enzo Maresca, che chiude la sua prima stagione sulla panchina dei Blues con due trofei: Conference League e Mondiale per club.

I giocatori del Chelsea festeggiano la vittoria del Mondiale per club dopo la vittoria per 3-0 col Paris Saint-Germain. (Fonte: FIFA).
Il 3-0 finale porta le firme di Cole Palmer, che nel giro di meno di dieci minuti, tra il 22’ e il 30’, realizza una doppietta con due conclusioni mancine che non lasciano scampo a Donnarumma e al 43’ si rende autore di un assist geniale che manda in porta João Pedro per la rete che chiude definitivamente i conti. I campioni d’Europa in carica, reduci dalla conquista di uno storico Triplete che ha reso la scorsa annata la migliore di sempre per il club parigino, crollano sotto i colpi del Chelsea, non riuscendo mai a prendere in mano le redini del match e a imporre il proprio gioco.
Ciò che invece riesce perfettamente ai Blues, che sin dalle prime battute mostrano di avere una marcia in più e mandano in confusione totale la difesa del PSG. Nelle prime sei gare del Mondiale per club, i parigini avevano incassato appena un gol, contro il Botafogo, riuscendo a mantenere la porta inviolata contro Atlético Madrid, Bayern Monaco e Real Madrid. In finale, Donnarumma e compagni concedono ben tre reti in poco più di venti minuti, cosa che non accadeva dall’ininfluente ko per 3-2 con l’Aston Villa ai quarti di Champions League.
Il Chelsea diventa così la prima squadra capace di vincere tutte le principali competizioni organizzate da UEFA (Champions League, Europa League, Supercoppa europea e Conference League) e FIFA (Mondiale per club). I londinesi si confermano una squadra che si esalta nelle coppe. Dal 2008 ad oggi, sono arrivate ben sette vittorie nelle otto finali disputate tra Champions, Europa League, Conference League e Mondiale per club.

Dopo la Conference League, Maresca vince anche il Mondiale per club, chiudendo alla grande il suo primo anno al Chelsea. (Fonte: FIFA).
Per il Paris Saint-Germain, invece, sfuma la striscia di trofei vinti consecutivamente, dopo aver vinto in serie Supercoppa nazionale, Coppa di Francia, Ligue 1 e Champions. L’ultima sconfitta in una finale risaliva al 2021 (Supercoppa francese contro il Lille). Gli uomini di Luis Enrique sembravano avere tutte le carte in regola per battere il Chelsea, soprattutto in virtù dell’ottimo percorso che li ha portati a giocarsi la terza finale nel 2025.
Protagonista di un esordio da incorniciare, con un poker all’Atlético Madrid (4-0), il Paris Saint-Germain cade a sorpresa 1-0 col Botafogo, ma si rifà subito con il 2-0 rifilato al Seattle Sounders e stacca il pass per gli ottavi, dove supera il Bayern Monaco col medesimo risultato. La scorpacciata in semifinale col Real Madrid, cui tocca la stessa sorte dei cugini dell’Atlético (4-0), sembra spianare la strada verso la vittoria del Mondiale al PSG, che però deve vedersela con un Chelsea dalle rinnovate ambizioni.
La squadra di Maresca, capace di ritrovarsi dopo un paio di anni bui, ha un approccio al torneo simile a quello del PSG. I Blues vincono due partite su tre nella fase a gironi (2-0 col Los Angeles FC e 3-0 con l’Espérance), perdendo la seconda gara contro una squadra brasiliana, il Flamengo (3-1). Travolto 4-1 il Benfica agli ottavi, il Chelsea batte 2-1 il Palmeiras ai quarti e 2-0 il Fluminense in semifinale. A trascinare i londinesi è anche e soprattutto Cole Palmer, che con tre gol e due assist a referto si aggiudica il premio di MVP del Mondiale per club.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in compagnia di sua moglie Melania e del presidente della FIFA Gianni Infantino. (Fonte: LiveScore).
Vince un premio individuale anche il suo compagno di squadra Robert Sánchez, nominato Miglior portiere del torneo (quattro reti inviolate in sette partite). Alla presenza del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, il capitano del Chelsea Reece James e i suoi compagni alzano al cielo del MetLife Stadium di East Rutherford la coppa del Mondiale per club. È questa l’immagine con cui cala il sipario su un torneo che ha senza dubbio regalato spettacolo e momenti degni di nota, ma che ha fatto anche discutere (e non poco).
Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha dato vita al nuovo Mondiale per club ispirandosi alla Coppa del mondo delle Nazionali, con trentadue squadre partecipanti suddivise in otto gironi da quattro squadre. Tra montepremi da un miliardo di dollari, copertura televisiva globale e ben undici città statunitensi scelte per ospitare l’evento (Atlanta, Cincinnati, Charlotte, Los Angeles, Miami, Nashville, New York, Orlando, Philadelphia, Seattle e Washington), però, non tutto ha funzionato.
Dietro la spettacolarità della competizione, infatti, si nascondono tensioni evidenti che mettono in discussione la sostenibilità di questo nuovo format. Molte partite, anche importanti, si sono giocate in stadi semi-vuoti, soprattutto nella fase a gironi. La scelta di stadi immensi e spesso lontani dalle tifoserie delle squadre coinvolte ha reso difficile creare un’atmosfera all’altezza del palcoscenico. Solo la finale e alcune gare di squadre sudamericane o top club europei hanno registrato un coinvolgimento del pubblico maggiore.

I giocatori del Chelsea attendono negli spogliatoi la ripresa della gara col Benfica a Charlotte, interrotta per quasi due ore. (Fonte: Football Fans Tribe).
Inoltre, tante partite hanno subito lunghe interruzioni (Weather Delay) dovute all’allerta meteo in alcune aree critiche degli Stati Uniti: Ulsan-Mamelodi Sundowns a Orlando (più di un’ora di interruzione), Boca Juniors-Auckland City a Nashville (circa 50 minuti), Pachuca-Salisburgo a Cincinnati (un’ora e 37 minuti), Palmeiras-Al Ahly a East Rutherford (46 minuti), Benfica-Auckland City a Orlando (2 ore), Chelsea-Benfica a Charlotte (un’ora e 53 minuti, per un totale di 4 ore e 40 minuti per portare a termine l’incontro).
La polemica più forte riguarda l’annosa questione del sovraccarico del calendario calcistico. Il Mondiale per club si è svolto al termine di una stagione logorante, con calciatori che arrivavano da oltre 50 partite tra squadre di club e Nazionali. Allenatori come Jürgen Klopp, Pep Guardiola e Carlo Ancelotti, che ha lasciato il Real Madrid prima dell’inizio del torneo per approdare al Brasile, avevano già espresso forti dubbi e perplessità.
Le assenze per infortuni e il calo fisico evidente in alcune partite sono la prova tangibile che il rischio non era solo teorico. Alcuni club hanno affrontato il torneo senza la rosa al completo, trattandolo quasi come una tournée estiva forzata. C’è chi sostiene che il nuovo Mondiale per club serva più alla FIFA che al calcio. Il modello è chiaramente ispirato al Super Bowl: location americana, finalissima spettacolare, premi enormi, diritti TV internazionali. Gli Stati Uniti, già teatro della Copa América 2024 e in procinto di ospitare il Mondiale 2026, si confermano terreno fertile per il calcio globale.

Cole Palmer e Ousmane Dembélé, tra i principali protagonisti delle cavalcate di Chelsea e PSG al Mondiale per club. (Fonte: B/R Football).
Tuttavia, l’esperimento della FIFA ha funzionato solo in parte: organizzazione perfetta, sì, ma atmosfera tiepida e partecipazione popolare da rivedere. Per molti tifosi, soprattutto in Europa e in Sudamerica, il Mondiale per club resta un evento “artificiale”, poco sentito. Non ha l’aura della Champions League né la passione della Copa Libertadores. Il vero problema, dicono i critici, è il senso sportivo dell’evento. Con troppi club europei, qualificazioni poco equilibrate, e partite dall’esito scontato, il torneo rischia di trasformarsi in una Champions League allargata, senza lo stesso peso storico né lo stesso trasporto emotivo.
Eppure, le vittorie dell’Inter Miami sul Porto, del Flamengo sul Chelsea, del Botafogo sul PSG e del Fluminense sull’Inter dimostrano che, in un torneo del genere, le gerarchie possono saltare. La possibilità che squadre “di seconda fascia” si trasformino in Davide pronti a battere Golia è l’aspetto che può permettere al Mondiale per club di trovare la sua identità. Ma servirà lavorare molto su calendario, coinvolgimento del pubblico e regole di partecipazione se la FIFA intende davvero trasformare questa coppa in un evento atteso e rispettato.
Fonte foto in evidenza: The Touchline (X)
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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