La stagione NBA 2025-26 è iniziata da poche settimane, ma ha già messo in mostra storie, equilibri e tendenze tutt’altro che banali. Tra squadre che confermano quanto di buono avevano mostrato lo scorso anno e realtà che sembrano aver imboccato strade inattese, alcune in positivo, altre in negativo, il quadro generale si sta delineando con sorprendente rapidità. L’NBA Cup ha dato un’accelerazione al livello di intensità sin da subito, riducendo al minimo i tempi di adattamento.
Dai Bulls che ritrovano un’identità collettiva mai così solida negli scorsi anni, ai Lakers capaci di vincere senza LeBron e con un Dončić a mezzo servizio, passando per il dominio dei campioni in carica dei Thunder, la rinascita di Westbrook a Sacramento e le difficoltà dei Mavericks, l’avvio di stagione sta offrendo tanti spunti interessanti e anche qualche indizio sul futuro.

Isaac Okoro, innesto efficace dei sorprendenti Bulls, tra le rivelazioni di quest’avvio di regular season NBA. (Fonte: Chicago Bulls).
I Chicago Bulls stanno vivendo il miglior avvio di stagione dal 2010-2011, anno in cui Derrick Rose fu il più giovane MVP di sempre, con un sorprendente record di 6-3. Josh Giddey si sta definitivamente imponendo a Chicago dopo aver già mostrato il suo talento a OKC (una parabola che ricorda quella di James Harden, che da Sesto uomo dell’anno a OKC divenne MVP a Houston) e Nikola Vučević rimane un affidabile punto di riferimento. L’aspetto più sorprendente è la maturità mentale della squadra: ogni partita viene giocata con ritmo controllato, senza frenesia, come se i Bulls avessero trovato finalmente una identità riconoscibile.
Chicago ha sconfitto molte squadre sulla carta superiori, ta cui i Detroit Pistons e i New York Knicks. Il tutto, peraltro, senza un imprescindibile titolare come Coby White. In molti ritengono che i Bulls crolleranno alla distanza, ma nel frattempo la squadra guidata da coach Billy Donovan si gode un avvio di stagione tanto sorprendente quanto straordinario. Per una franchigia storicamente vincente, ma che non vive momenti particolarmente degni di nota da troppo tempo, tutto ciò vale doppio.
I Philadelphia Sixers sono di nuovo una squadra da prendere sul serio. Tyrese Maxey ha completato il salto da talento esplosivo a leader tecnico e morale e viaggia a medie da MVP (33.2 punti, 4.9 rimbalzi e 8.2 assist col 47% al tiro), mentre Joel Embiid, pur senza essere al massimo della condizione, appare più coinvolto e meno dipendente dal gioco statico in post. La grande variabile è il rookie VJ Edgecombe, terza scelta assoluta al primo giro dello scorso Draft, che sta impattando con una maturità tecnica e fisica rara per un giocatore al primo anno.
Il prodotto di Baylor non gioca come un rookie, bensì come un titolare di una contender con già svariate stagioni di esperienza alle spalle. Philadelphia ha ritrovato ritmo, pericolosità perimetrale e soprattutto profondità. I Sixers non sono più una squadra che vive e muore con Embiid, ma un gruppo solido che ha tante carte nel mazzo: dai già citati Maxey ed Edgecombe ai vari Grimes, Oubre e Bona, in attesa dei rientri a pieno regime di McCain e del lungodegente Paul George.

Inizio a dir poco in salita per Desmond Bane e i Magic, che faticano a trovare continuità. (Fonte: Orlando Magic).
L’arrivo di Desmond Bane era stato pensato per risolvere il problema storico degli Orlando Magic: la mancanza di spaziature credibili accanto a Paolo Banchero e Franz Wagner. Occorreva uno scorer puro in più, un giocatore in grado di rendere la squadra più pericolosa e imprevedibile in attacco. Per ora, l’esperimento non sta funzionando. Il classe ’98 è arrivato dai Memphis Grizzlies in cambio di Cole Anthony, Caldwell-Pope, la scelta numero 16 al primo giro dello scorso Draft e ulteriori quattro prime scelte future, di cui tre non protette.
Per lui appena 14.2 punti di media col 43% al tiro e il 28% da tre nelle prime dieci gare a Orlando. Non è una bocciatura definitiva, ma al momento l’investimento non ha prodotto i frutti sperati. La recente vittoria contro i Celtics, con Bane autore di 22 punti con ottime percentuali al tiro, sembrava potesse rilanciare prepotentemente le ambizioni dei Magic e della guardia ex Memphis, ma nel successivo confronto proprio i Celtics per Orlando è arrivata una sconfitta, la sesta in dieci partite, con Bane fermatosi a 9 punti.
Stesse dinamiche, stessi volti, stessa identità e i soliti innesti funzionali. I Miami Heat sono una squadra che sotto traccia riesce sempre a tirare fuori il coniglio dal cilindro. Coach Spoelstra continua a far esprimere al meglio giocatori marginali che altrove faticherebbero a trovare minuti e la squadra gioca con disciplina e intensità e ha la tendenza ad alzare il livello quando conta. Pur non disponendo del talento esplosivo delle contender più solide e brillanti, Miami ha una cosa che non si trova sul mercato: una mentalità competitiva costante.
Sei vittorie in dieci gare per gli Heat, tutte disputate senza Tyler Herro. Sugli scudi Jaime Jaquez, che si sta ritrovando dopo un’annata incolore (17.1 punti di media col 57% al tiro per lui), così come Bam Adebayo, che oltre ad assicurare la solita solidità sotto canestro sta diventando sempre più letale da dietro l’arco (34% su sei tentativi da tre a partita), Andrew Wiggins e i nuovi arrivati Simone Fontecchio (11.2 punti di media col 51% dal campo e il 50% dalla lunga distanza) e Norman Powell, già top scorer dei suoi in quattro delle sette partite giocate finora.

Rapporto ai minimi storici tra Ja Morant e coach Iisalo: Memphis pronta a voltare pagina? (Fonte: Memphis Grizzlies).
La parabola di Ja Morant sta diventando una questione sempre più ingombrante per Memphis. Il suo talento è fuori discussione, ma la sua continuità fisica e mentale è tutt’altro che rassicurante per i Grizzlies. Il recente confronto con coach Iisalo potrebbe rappresentare la definitiva rottura tra la seconda scelta assoluta al Draft 2019 e la franchigia del Tennessee. Nel frattempo, Memphis continua ad annaspare e non riesce a trovare in alcun modo continuità di rendimento.
Le voci di mercato si susseguono, ma per il momento Morant resta un giocatore dei Grizzlies. Dopo essere stato sospeso dalla squadra per una partita (persa 117-104 contro i Toronto Raptors) in seguito alle sue parole polemiche nei confronti di coach Iisalo, il classe ’99 ha fatto registrare 16.7 punti e 9.7 assist con appena il 29% dal campo e il 14% da tre. Un eventuale scambio non è da escludere, con numerose franchigie che potrebbero mostrare interesse nei suoi confronti nonostante i ripetuti problemi fisici e un temperamento particolarmente difficile da maneggiare.
Nonostante LeBron James sia ancora in attesa di fare il suo debutto stagionale e Luka Dončić abbia saltato quattro partite su nove, i Los Angeles Lakers sono partiti a gonfie vele, mettendo in fila ben sette vittorie e risultando la seconda miglior squadra a Ovest. Lo sloveno sta viaggiando a medie clamorose (40 punti, 11 rimbalzi e 9.2 assist col 50% dal campo). In sua assenza, ci ha pensato Austin Reaves a caricarsi la squadra sulle spalle, mettendo a segno un career-high da 51 punti nella vittoria per 127-120 contro i Sacramento Kings e segnando 41 punti nella successiva sconfitta per 122-108 contro Portland.
Segnali incoraggianti anche da parte di DeAndre Ayton, che sta disputando la sua miglior annata dalla sua ultima stagione a Phoenix (17.5 punti, 8.4 rimbalzi e 1.3 stoppate col 66% al tiro). Non sono da meno i vari Marcus Smart, veterano solido e utile alla causa, Jake LaRavia e Nick Smith jr., vero e proprio jolly in uscita dalla panchina. Il ritorno di LeBron potrebbe essere la chiave per alzare ulteriormente il livello, ma solo se l’equilibrio costruito finora da J.J. Redick non si spezzerà.

Dieci vittorie in undici partite per i Thunder, sempre più maturi e consapevoli del proprio valore. (Fonte: OKC Thunder).
Dopo il titolo vinto lo scorso anno, gli Oklahoma City Thunder non sembrano avere intenzione di fermarsi. Nonostante le assenze, tra cui spicca quella di Jalen Williams, OKC ha vinto dieci delle prime undici partite della regular season, perdendo soltanto contro i Portland Trail Blazers, peraltro di soli due punti e senza tre titolari (Williams, Dort e Holmgren). Le prestazioni di Shai Gilgeous-Alexander ormai non fanno più notizia. SGA ha all’attivo ben 83 partite consecutive da almeno 20 punti (meglio di lui soltanto Wilt Chamberlain nella storia dell’NBA). Inoltre, i detentori del titolo concedono 108.8 punti a partita agli avversari, risultando la miglior difesa dell’NBA.
I Thunder sono di un’altra pasta e lo dimostrano partita dopo partita. Prestazioni e vittorie a parte, ciò che sorprende è la loro capacità di fronteggiare problemi che metterebbero a dura prova tante altre squadre. I numerosi infortuni hanno dato modo ai comprimari di mettersi in mostra, con Ajay Mitchell (terzo miglior realizzatore della squadra con 17.2 punti a partita), Aaron Wiggins, Isaiah Hartenstein (massimo in carriera da 33 punti e 19 rimbalzi contro i Kings) e Cason Wallace che non hanno fatto rimpiangere i vari Jalen Williams, Dort, Caruso, Holmgren e Isaiah Joe. Di questo passo, i campioni in carica possono puntare con sempre maggior convinzione al secondo titolo consecutivo.
Victor Wembanyama ormai non è più una semplice promessa da sviluppare, ma un fuoriclasse a tutti gli effetti. Un giocatore del genere è un punto di forza incredibile per i giovani ambiziosi Spurs. Wemby copre il ferro come nessun altro è in grado di fare, sfruttando la sua incredibile stazza, apre il campo con la sua capacità di colpire da dietro l’arco con frequenza, crea costanti mismatch. Il 21enne francese viaggia a medie di 24.3 punti, 12.9 rimbalzi, 3.2 assist e ben 3.8 stoppate col 50% al tiro. Al suo fianco, brillano anche Stephon Castle, il rookie Dylan Harper, i vari Barnes, Vassell, Keldon Johnson e Champagnie. Inoltre è da poco rientrato De’Aaron Fox.
San Antonio non disputa i playoff dal 2019. Una franchigia storica, tra le più vincenti degli ultimi trent’anni, non può più attendere. Se è vero che per tornare a lottare per l’anello bisognerà non farsi prendere dalla frenesia e crescere sotto tanti aspetti, è pur vero che con Wembanyama (e non solo) il presente e il futuro degli Spurs sono più radiosi che mai. In quest’avvio di stagione, i texani hanno sconfitto squadre del calibro di Mavericks, Heat e Rockets, risultando la seconda miglior difesa della lega (110.7 punti concessi per gara).

Russell Westbrook si rilancia a Sacramento: una delle poche note liete in casa Kings. (Fonte: Sacramento Kings).
Fino a poche settimane fa, Russell Westbrook era ancora free agent e c’era chi sosteneva che la sua avventura in NBA fosse ormai giunta al termine. I Sacramento Kings hanno poi deciso di puntare su di lui per rinforzare un roster che aveva bisogno come il pane di una point guard esplosiva (seppur inevitabilmente non come ai tempi d’oro) e grintosa dopo la partenza di Fox. 37 anni da compiere tra pochi giorni, Russ si è preso i californiani a suon di prove degne del Westbrook degli anni migliori, con due triple doppie a referto: 26 punti, 12 rimbalzi e 11 assist contro i Nuggets, la squadra che aveva deciso di non rinnovarlo al termine della scorsa stagione, e 23 punti, 16 rimbalzi e 10 assist contro i Warriors.
Il classe ’88 è così diventato il primo giocatore nella storia dell’NBA capace di mettere a referto almeno una tripla doppia con sette squadre diverse (Thunder, Rockets, Wizards, Lakers, Clippers, Nuggets e, appunto, Kings). Sotto contratto con un annuale al minimo salariale non garantito, il suo innesto ha dato nuova linfa a una squadra che aveva (ha) tremendamente bisogno di una scossa. E ha ricordato a tutti, semmai ce ne fosse bisogno, che Westbrook può ancora fare la differenza in NBA.
L’assenza di Kyrie Irving, ancora indisponibile dopo il grave infortunio al ginocchio rimediato a marzo, non poteva certamente essere colmata dall’innesto di D’Angelo Russell e del promettente rookie Cooper Flagg, prima scelta assoluta al Draft, ma al contempo in pochi si aspettavano un inizio di stagione così deludente da parte dei Mavericks. Dallas è penultima in classifica a Ovest con appena tre vittorie in dieci partite.
Fanno peggio, per ora, soltanto Pelicans, Pacers, Nets e Wizards in NBA. Infortuni (su tutti i soliti problemi fisici di Anthony Davis), scelte tattiche discutibili (l’esperimento Flagg da point guard non ha pagato), rotazioni instabili e difficoltà a creare gioco (peggior attacco della lega con 106.5 punti a partita) stanno affossando i Mavericks. L’emblema dei problemi dei texani è il rendimento di Klay Thompson, una copia a dir poco sbiadita dell’elegante e mortifero tiratore che fu a Golden State: il classe ’90 ha medie di appena 7.6 punti col 32% dal campo e il 26% da tre e coach Kidd lo ha fatto partire dalla panchina nelle ultime due gare.
Fonte foto in evidenza: OKC Thunder
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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