Dopo ventisette anni di attesa, i New York Knicks tornano alle NBA Finals e lo fanno nel miglior modo possibile. Brunson e compagni, infatti, rifilano un poderoso sweep ai malcapitati Cleveland Cavaliers, chiudendo la serie in appena quattro gare. I Cavs approcciano benissimo alle Finali di Conference, portandosi addirittura sul +22 a poco meno di otto minuti dal termine di gara-1.
Un distacco a dir poco notevole, ma proprio quando il pubblico del Madison Square Garden è ammutolito e dà per certo il passo falso nella prima partita della serie, Brunson e compagni decidono di cambiare le carte in tavola e, contestualmente, l’inerzia della serie. Trascinati proprio dall’ex Mavs, in grande spolvero nel finale di gara, i padroni di casa risucchiano a poco a poco l’enorme svantaggio, fino a portarsi sul -5 a tre minuti e mezzo dalla fine.

Jalen Brunson, MVP delle Eastern Conference Finals con medie di 25.5 punti, 3.3 rimbalzi, 7.8 assist e un recupero col 49% al tiro in quattro partite. (Fonte: New York Knicks).
Il classe ‘96 segna la metà dei punti (15 su 30) con cui New York riesce clamorosamente a riportare la gara in equilibrio, piazzando un parziale di 30-8 che consente loro di giocarsi tutto all’overtime, chiuso sul 14-3 che vale il successo per 115-104. Jalen Brunson chiude con ben 38 punti, 5 rimbalzi, 6 assist e 3 palle recuperate col 52% al tiro (15/29). Scampato il pericolo, i Knicks ritrovano fiducia e serenità e si assicurano senza particolari patemi d’animo anche gara-2, in cui a fare la differenza è Josh Hart.
Battezzato dalla difesa avversaria, l’ex Lakers, Pelicans e Trail Blazers risulta decisivo con 26 punti, 4 rimbalzi, 7 assist e 2 recuperi col 48% dal campo (10/21) e il 45% da tre (5/11). Il primo tempo è equilibrato (53-49 per New York), ma gli uomini di Mike Brown piazzano l’allungo decisivo con un parziale di 18-0 in avvio di terzo quarto, imponendosi per 109-93. Non cambia il copione in gara-3, con i Cavs che non riescono a sfruttare il supporto del proprio pubblico per riaprire la serie.

Mikal Bridges e Miles “Deuce” McBride: il primo chiude la serie con 18.5 punti a partita col 57% dal campo, il secondo va in doppia cifra in gara-4 con 11 punti. (Fonte: Complex Sports).
Anche nella terza partita della serie la prima frazione è combattuta (60-54 per gli ospiti), ma i Knicks appaiono sempre in controllo e chiudono sul 121-108 con ben sei giocatori in doppia cifra. Tra questi, spicca il solito Brunson (30 punti e 6 assist con 10/19 dal campo), ma non sono da meno Bridges (22 punti e 3 recuperi con 11/15 al tiro), Anunoby (21 punti e 7 rimbalzi con 3/4 da tre), Hart (12 punti, 9 rimbalzi, 5 assist e 4 palle rubate), Towns (13 punti, 8 rimbalzi, 7 assist e 3 recuperi) e Shamet, arma in più in uscita dalla panchina con 14 punti con l’80% da dietro l’arco (4/5).
In gara-4, i Knicks chiudono definitivamente il discorso, staccando il pass per le Finals per la prima volta dal 1999. Nelle ultime due Finali di Conference disputate, New York era uscita sconfitta in sei gare, in entrambi i casi contro gli Indiana Pacers, rispettivamente nel 2000 e lo scorso anno. Il giusto premio per una franchigia storica, tra le più iconiche del panorama NBA, che ha azzeccato la scelta dell’allenatore e ha dato fiducia a un gruppo solido e produttivo.

Landry Shamet, una delle tante risorse dei Knicks, va in doppia cifra sia in gara-3 che in gara-4, mettendo a referto rispettivamente 14 e 16 punti. (Fonte: New York Knicks).
Sotto la guida di Mike Brown, i Knicks hanno finalmente maggior armonia tra i reparti, rivelandosi un mosaico perfetto in cui ogni tassello ha un valore fondamentale. Se è vero che Brunson è il trascinatore nonché volto principale della squadra della Grande Mela, è pur vero che i Knicks non avrebbero mai raggiunto le Finals per la prima volta nel nuovo millennio senza il contributo dei vari Anunoby, Hart, Bridges, Towns e Shamet, solo alcuni dei protagonisti.
Dal ko in gara-3 con gli Hawks al primo turno, New York non sbaglia più un colpo, mettendo insieme ben undici vittorie consecutive ed eliminando in appena quattro gare sia i Philadelphia Sixers al secondo turno che i Cleveland Cavaliers in finale di Conference. Triste epilogo per i Cavs, che dopo aver superato i Toronto Raptors e i Detroit Pistons in gara-7, raggiungendo le Conference Finals per la prima volta dal 2018 (dal 1992 senza LeBron James) non riescono in alcun modo a tenere testa ai Knicks.

Traguardo da applausi per Mike Brown, che per la prima volta in carriera raggiunge le Finals da head coach, dopo averle vinte quattro volte da assistente. (Fonte: Underdog).
Il clamoroso tracollo nel finale di gara-1, di fatto, pone fine alle speranze della squadra di Kenny Atkinson, che esce in malo modo proprio sul più bello. L’arrivo di James Harden via trade ha permesso ai Cavs di tornare in finale di Conference, ma non di trionfare a Est. Tante le cose che non hanno funzionato. Dal rendimento a corrente alternata di Mobley e Allen alle difficoltà di Donovan Mitchell, sempre sul punto di esplodere ma mai in grado di farlo davvero.
Il già citato Harden a 36 anni vede sfumare l’ennesima occasione di vincere il primo titolo della sua carriera e subisce un 4-0 in una serie di playoff per la prima volta assoluta. I New York Knicks diventano la prima finalista di quest’anno, archiviando la pratica Cavs con un netto 130-93 in gara-4 (sei giocatori con doppia cifra). Brunson e compagni chiudono la serie con quasi 119 punti segnati a partita e appena 99.5 subiti. Mentre NY punta a dare la caccia a un titolo NBA che manca dal 1973, I Cleveland Cavaliers si preparano a un’estate di riflessioni intense che potrebbero portare a decisioni drastiche.
Fonte foto in evidenza: NEW YORK KNICKS (X)
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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