Dopo ventisette anni, San Antonio Spurs e New York Knicks tornano ad affrontarsi alle NBA Finals. Nel 1999, gli Speroni prevalsero per 4-1, conquistando il primo titolo della loro storia. Contestualmente, la straordinaria cavalcata dei Knicks, capaci di arrivare fino in fondo dopo essersi piazzati all’ottavo posto a Est, è rimasta nella storia.
Il duello del 1998-1999, anno del lockout, risultava, fino a pochi giorni fa, l’ultima apparizione alle Finals per New York. San Antonio, invece, ha collezionato altri quattro titoli nelle successive cinque finali disputate (trionfi nel 2003, 2005, 2007 e 2014, ko nel 2013). Nel corso di questa stagione, Knicks e Spurs si sono già contese l’NBA Cup, vinta da New York 124-113 a Las Vegas.

La gioia dei New York Knicks, campioni a Est e qualificati alle Finals dopo ventisette anni. (Fonte foto: New York Knicks).
Miami è, ad oggi, l’unica squadra ad aver battuto gli Spurs in finale (4-3 nel 2013), impresa che spera di riuscire a compiere anche New York. I Knicks, che non vincono un titolo dal lontano 1973, hanno una striscia aperta di ben undici vittorie consecutive ai playoff. Di queste, tre con gli Atlanta Hawks, quattro con i Philadelphia Sixers e con i Cleveland Cavaliers.
Gli uomini di Mike Brown arrivano alle Finals sull’onda dell’entusiasmo e con l’obiettivo di coronare nel migliore dei modi una cavalcata incredibile. Dopo un inizio di postseason tutt’altro che positivo, con due sconfitte nelle prime tre gare della serie del primo turno con gli Atlanta Hawks, Brunson e compagni hanno deciso di fare sul serio, non lasciando nemmeno le briciole agli avversari.
Archiviata la pratica Hawks con tre vittorie schiaccianti (+16 in gara-4, +29 in gara-5 e addirittura +51 nella decisiva gara-6, successo con il più ampio margine ai playoff nella storia della franchigia), i Knicks demoliscono i Philadelphia Sixers in semifinale di Conference, aprendo la serie con una vittoria per 137-98 al Madison Square Garden.

Jalen Brunson riceve il premio di MVP delle Eastern Conference Finals da Patrick Ewing. (Fonte: New York Knicks).
Eccezion fatta per gara-2, che termina sul 108-102 per New York, la franchigia della Grande Mela vince tutte le gare della serie con almeno quattordici punti di scarto, imponendosi per 108-94 in gara-3 e con un pesantissimo +30 (144-114) in gara-4. I Knicks rifilano un pesantissimo sweep anche ai Cleveland Cavaliers in finale di Conference.
Nonostante le difficoltà vissute per buona parte di gara-1, con i Cavs avanti di ben ventidue punti al Madison Square Garden a poco meno di 8′ dal termine, i padroni di casa trovano la forza di reagire, piazzando un parziale di 30-8, propiziato anche e soprattutto dai 15 punti di Jalen Brunson, che vale l’overtime, dove i Knicks portano a casa la vittoria per 115-104.
Da quel momento New York non commette più passi falsi, mentre Cleveland alza bandiera bianca. Le successive tre partite rappresentano poco più di una formalità per la squadra guidata da coach Brown. Brunson e compagni difendono il fattore campo col successo per 109-93 in gara-2 e chiudono definitivamente il discorso in gara-3 (121-108, con un parziale di 18-0 nel corso del secondo quarto). In gara-4 arriva poi una vittoria per 130-93, che rappresenta la quarta affermazione con almeno 30 punti di distacco in questi playoff per i Knicks.

I San Antonio Spurs vincono la Western Conference per la settima volta assoluta, nonché la prima dal 2014. (Fonte: San Antonio Spurs).
I San Antonio Spurs, dal canto loro, raggiungono le Finals con lo scalpo di Portland Blazers, Minnesota Timberwolves e Oklahoma City Thunder. La serie del primo turno con Portland è più combattuta del previsto. I Blazers che impattano la serie in gara-2, rispondendo al successo per 111-98 degli Speroni nella partita inaugurale. La vittoria per 106-93 rilancia le ambizioni di Avidja e compagni.
L’infortunio di Wembanyama, che salta il primo match in Oregon, e la prospettiva di giocare due partite in casa, però, non cambiano le carte in tavola. San Antonio si aggiudica senza particolari patemi d’animo entrambe le sfide in trasferta (120-108 in gara-3 e 114-93 in gara-4), per poi staccare il pass per il secondo turno con un 114-95 in gara-5.
Le cose sembrano farsi più complicate nel testa a testa con i Minnesota Timberwolves. Reduci da due apparizioni consecutive in Finale di Conference, i Lupi sbancano San Antonio in gara-1 (104-102). Nella partita successiva, però, arriva una vittoria senza appello per gli Spurs (133-95). I texani si portano in vantaggio in gara-3, chiusa sul 115-108. La risposta di Minnesota non si fa attendere, con gli uomini di Chris Finch che pareggiano la serie sul 2-2 con un successo per 114-109 in gara-4.

Prima postseason da incorniciare per Victor Wembanyama, capace di reggere sin da subito la pressione dei playoff. (Fonte: San Antonio Spurs).
Nelle ultime due sfide della serie, San Antonio alza ulteriormente l’asticella e travolge i malcapitati T’Wolves sia in gara-5 (126-97 in casa) che in gara-6 (139-109 in trasferta). Alle Conference Finals, gli Spurs si trovano di fronte un ostacolo a tratti insormontabile: gli Oklahoma City Thunder, detentori del titolo e reduci da due sweep consecutivi.
Ne viene fuori una serie molto intensa e combattuta, in cui l’equilibrio regna sovrano dopo le prime quattro partite (2-2, con San Antonio che vince 122-115 al doppio overtime in gara-1 e 103-82 in gara-4 e OKC che si impone per 122-113 in gara-2 e per 123-108 in gara-3). OKC fa sua gara-5 con un netto +13 (127-114), ma i texani non ci stanno e forzano gara-7 travolgendo i campioni in carica per 118-91. L’ultimo atto della serie premia i ragazzi di Mitch Johnson, capaci di sbancare Oklahoma City per 111-103.
I San Antonio Spurs puntano a completare l’opera conquistando l’anello NBA per la sesta volta. Un traguardo che permetterebbe agli Speroni di eguagliare i Chicago Bulls e salire al quarto posto all-time per numero di titoli vinti, dietro soltanto a Golden State Warriors (7), Los Angeles Lakers (17) e Boston Celtics (18).

Jalen Brunson, grande protagonista degli ottimi playoff dei suoi Knicks. (Fonte: New York Knicks).
Dall’ultima volta che i Knicks approdarono alle Finals sono trascorsi ben ventisette anni. Anche oggi nella franchigia della Grande Mela milita un Brunson. Nel 1999, infatti, Rick Brunson era tra i giocatori a disposizione di coach Jeff Van Gundy, mentre oggi è nello staff tecnico di Mike Brown e si gode da posizione privilegiata le giocate del figlio Jalen. Quest’ultimo viaggia a medie di 26.9 punti, 2.8 rimbalzi e 6.6 assist col 49% dal campo in questi playoff.
L’ex Mavericks, inoltre, ha messo a referto almeno 30 punti. Degno di nota anche il contributo di OG Anunoby (19.7 punti, 6.9 rimbalzi, 1.6 recuperi e una stoppata col 58% al tiro e il 48% da tre) e Josh Hart (11.4 punti, 8.6 rimbalzi, 4.6 assist e 1.8 palle rubate). I simboli della riscossa dei Knicks, però, sono anche e soprattutto Mikal Bridges e Karl-Anthony Towns.
Il primo, dopo un avvio complicato, con 7.2 punti, 1.4 rimbalzi e 1.4 assist di media col 27% dalla lunga distanza nelle prime cinque partite, cambia marcia. Nelle successive nove gare, l’ex Nets viaggia a 18.7 punti, 4 rimbalzi, 3.1 assist e 1.4 recuperi col 63% dal campo e il 38% da tre. Il secondo, invece, si cala alla grande in un ruolo meno appariscente e più impattante.

Dylan Harper, Victor Wembanyama e Stephon Castle, le tre punte di diamante degli ambiziosi Spurs. (Fonte: San Antonio Spurs).
Dall’altra parte, San Antonio centra la sesta finale nel nuovo millennio. Un dato che li rende, a pari merito con i Golden State Warriors, la terza squadra con più Finals all’attivo dal 2000 ad oggi. Fanno meglio soltanto Los Angeles Lakers (8) e Miami Heat (7). Anche in casa Spurs, non mancano analogie con l’anno del primo titolo. Oggi come allora, a guidare gli Speroni è un lungo 22enne destinato a diventare un’icona del gioco.
Da Tim Duncan a Victor Wembanyama, i tifosi texani tornano a sognare in grande. Con medie di 23.2 punti, 10.8 rimbalzi e 3.5 stoppate col 51% al tiro e il 37% da tre, la prima postseason di Wemby è già nella storia. Contro Portland arriva il record di franchigia per punti al debutto (35) e di stoppate in una singola partita (12). In gara-1 contro i Thunder, il francese fa registrare una doppia doppia da 41 punti e 24 rimbalzi.
Stephon Castle è sempre l’ultimo a mollare e ha personalità da vendere, al pari del rookie Dylan Harper. Si rendono utili, in fasi e modi diversi, anche De’Aaron Fox e Darius Vassell. Anche due giocatori meno impiegati come Keldon Johnson e Luke Kornet lasciano il segno. L’ex Celtics è autore di un’incredibile stoppata su Hartenstein in gara-7 contro OKC. Nella stessa partita si mette in evidenza anche Julian Champagnie, che chiude con 20 punti con 6/10 da tre.

Victor Wembanyama e OG Anunoby: riuscirà l’ex Raptors, già campione NBA nel 2019, a contenere il francese? (Fonte: Knicks Union).
In attesa di gara-1 al Frost Bank Center di San Antonio, c’è un giocatore che può già festeggiare. Firmato dai Knicks a febbraio dopo essere stato tagliato dagli Spurs, infatti, Jeremy Sochan sarà campione NBA a prescindere dall’esito delle Finals. Il polacco potrebbe anche non calcare il parquet, essendo ai margini delle rotazioni di Brown.
Saranno invece assoluti protagonisti Wembanyama (primo per defensive rating con 99.2) e Brunson (primo per offensive rating con 126.3). A fare la differenza, però, potrebbero essere altre frecce degli archi a disposizione degli allenatori, Johnson da una parte e Brown dall’altra. Il mastino Anunoby avrà quasi sicuramente l’ingrato compito di marcare Wembanyama.
Nonostante sia molto più basso del francese, l’ex Raptors potrebbe metterlo in difficoltà con la sua notevole apertura alare (circa 219 centimetri). I Knicks hanno sia il miglior attacco (119.9 punti) che la miglior difesa (100.6) dei playoff e sono anche la squadra più efficiente al tiro (52% dal campo). Gli Spurs vantano un netto dominio sotto le plance e, più in generale, nella metà campo difensiva, con 47.3 rimbalzi e 7.3 stoppate a partita.
Fonte foto in evidenza: San Antonio Spurs / New York Knicks (X)
Dennis Izzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articoli di proprietà di Voci di Città, rilasciati sotto licenza Creative Commons.
Sei libero di ridistribuirli e riprodurli, citando la fonte.
Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
“Se c’è un libro che vuoi leggere, ma non è stato ancora scritto, allora devi scriverlo.”
Francia, effetto domino in porta: flop Chevalier, Risser spicca il volo
Vozinha, il nuovo simbolo di questo Mondiale
Come diventare più esperto con il tuo telefono
Cala il sipario sul Taormina Film Festival: tra grandi ospiti e premi finali
“Remember who you are”: Lewis Hamilton trionfa a Barcellona
NBA: il sogno dei Knicks è realtà, New York campione dopo 53 anni