Poco prima dell’inizio della regular season NBA, tutti i riflettori erano puntati sui Boston Celtics campioni in carica, che non stanno certo tradendo le aspettative. Dopo quasi un mese di stagione regolare, però, c’è una squadra che più di tutte si è presa la scena a suon di prestazioni da incorniciare e, soprattutto, vittorie. Si tratta dei Cleveland Cavaliers, protagonisti di uno storico avvio da ben 13 vittorie in altrettante gare disputate. Un traguardo tanto inatteso quanto prestigioso per la franchigia dell’Ohio, degno di squadre del calibro degli iconici Chicago Bulls del 1996-1997.
Meglio dei Cavs soltanto cinque squadre nella storia, con in testa i Golden State Warriors 2015-2016, capaci di vincere ben 24 gare di fila e concludere la regular season con un record di 73-9, il migliore di sempre. Dopo l’eliminazione al secondo turno dei playoff per mano dei Boston Celtics, poi laureatisi campioni NBA, Cleveland ha deciso di affidare la guida tecnica a Kenny Atkinson, già vice di Mike D’Antoni ai New York Knicks e di Steve Kerr ai Golden State Warriors, nonché head coach dei Brooklyn Nets dal 2016 al 2020.

Kenny Atkinson, 57 anni, è stato scelto come nuovo head coach dai Cleveland Cavaliers lo scorso 28 giugno. (Fonte: Fear The Sword).
Il nuovo allenatore ha dato sin da subito un’impronta ben definita, rendendo più fluido l’attacco e allungando le rotazioni. Nelle sue prime dodici partite sulla panchina dei Cavs, nessun giocatore ha toccato quota 24 punti a partita, ma ben sei giocatori sono in doppia cifra di media. Dai 10 punti di Ty Jerome ai 23.6 di Donovan Mitchell, passando per i 20.5 di Darius Garland, i 17.8 di Evan Mobley, i 13.3 di Jarrett Allen e gli 11.5 di Caris LeVert, questi ultimi due già allenati da Atkinson nel corso della sua esperienza ai Nets.
Inoltre, soltanto due giocatori hanno una media di 30 o più minuti per gara, ossia Mitchell (30.9) e Mobley (30.4), mentre sono in dieci ad aver fatto registrare sin qui almeno 16 minuti a partita. Dati che dimostrano la bontà del lavoro di Atkinson e del front office, che di fatto nella scorsa free agency non ha ritoccato più di tanto l’assetto del roster, ritenendo, a ragione, che i Cavaliers fossero già solidi e pronti per spiccare il volo. Dopo aver battuto senza particolari patemi d’animo Toronto Raptors (136-106), Detroit Pistons (113-101) e Washington Wizards (135-116), Cleveland ha eguagliato il suo miglior avvio stagionale dal 2016-2017, anno in cui era campione NBA in carica e aveva il suo simbolo e punto di riferimento in LeBron James.

Darius Garland nella gara vinta 136-117 contro i Golden State Warriors: per lui 23 punti, 3 rimbalzi, 6 assist e 3 recuperi. (Fonte: NBA.com).
Non pochi appassionati e addetti ai lavori, però, hanno provato a sminuire l’ottima partenza dei Cavs, ritenendo che contro squadre più attrezzate e competitive di Toronto Raptors, Detroit Pistons e Washington Wizards, tutte in piena ricostruzione, gli uomini di Kenny Atkinson avrebbero faticato e messo in mostra i propri limiti. Donovan Mitchell e compagni hanno smentito i detrattori con i fatti in men che non si dica.
Alla grande dimostrazione di forza e carattere contro i New York Knicks al Madison Square Garden (vittoria per 110-104) hanno fatto seguito ben nove vittorie, di cui due schiaccianti tra le mura amiche contro Los Angeles Lakers (134-110) e Golden State Warriors (136-117, con la bellezza di 83 punti segnati all’intervallo a fronte dei soli 42 concessi ai Dubs), due consecutive contro i Milwaukee Bucks (114-113 in trasferta e 116-114 in casa) e una sul campo dei Philadelphia Sixers (114-106), l’ultima in ordine cronologico.

Donovan Mitchell e Zach LaVine: Cavs e Bulls si sfideranno nella prima giornata dell’NBA Cup. (Fonte: Bleacher Nation).
Nelle prime tredici partite della regular season NBA, Cleveland ha segnato almeno 131 punti in cinque occasioni, ha messo a referto 121.8 punti per partita (miglior attacco della lega) e non è mai scesa sotto quota 105 punti. I Cavs primeggiano anche per ciò che concerne l’efficienza offensiva e sono secondi per quanto riguarda la percentuale dal campo (53.1%). Degni di nota anche i numeri nella propria metà campo. Cleveland concede in media 110.1 punti a partita ai propri avversari (settima miglior difesa dell’NBA alla pari dei Golden State Warriors) e forza ben 16.5 palle perse per gara (quinto miglior dato della lega).
Delle altre cinque squadre capaci di vincere le prime tredici partite stagionali, quattro hanno raggiunto le Finals, ma soltanto una ha poi vinto il titolo NBA (gli Houston Rockets nel 1993-1994). Mancano ancora cinque mesi all’inizio dei playoff ed è dunque presto per capire a cosa potrà realmente ambire Cleveland, ma le basi e i presupposti per continuare a sognare ci sono tutti. Nell’attesa, l’NBA Cup può essere un banco di prova importante, con il debutto della capolista a Est che avverrà questa notte contro i Chicago Bulls.

Mitchell e Garland, rispettivamente miglior scorer (23.6 punti) e passatore (6.5 assist) dei Cavs. (Fonte: Cleveland Cavaliers).
Il segreto dei Cavs è la forza e la compattezza di un gruppo che antepone il noi all’io, come rivelano anche e soprattutto i numeri dei singoli giocatori. La stella della squadra è Donovan Mitchell, nel pieno della sua maturazione cestistica. 28 anni compiuti lo scorso 7 settembre, l’ex Utah Jazz prende quasi due tiri in meno a partita rispetto allo scorso anno, sfiorando comunque i 24 punti di media, e tira col 41% da dietro l’arco (career-high).
Oltre a ciò, Mitchell sta compiendo enormi passi in avanti anche sul piano della leadership, tanto da essere spesso e volentieri l’arma in più nei momenti cruciali. Quando la palla scotta, il numero 45 non si tira mai indietro. Se questa è sempre stata una sua caratteristica in carriera, a Cleveland il classe ‘96 sta toccando livelli decisamente alti in questo senso. La sua spalla è Darius Garland, che al pari di Spida sta facendo registrare la sua miglior percentuale da tre in carriera (45%, peraltro su quasi otto tentativi a partita, mai così tanti prima d’ora).

Evan Mobley e Jarrett Allen, due delle principali pedine dello scacchiere tattico di Kenny Atkinson. (Fonte: Cleveland Cavaliers).
Il numero 10 ha anche migliorato esponenzialmente la percentuale dal campo, ritoccandola dal 45% della stagione scorsa al 53% di quest’anno, e ha ridotto il numero di palle perse (da 3.1 a 2.5). Anche il 24enne appare molto a suo agio nei panni del trascinatore. Garland e Mitchell combinano per un totale di 52 punti col 61% dal campo (17/28) e il 60% da dietro l’arco (6/10) negli ultimi cinque minuti del quarto quarto. DG è addirittura il terzo miglior scorer della lega in questi frangenti (30 punti con 12/17 al tiro e 3/5 da tre), a pochi punti di distanza da Kevin Durant (33) e Jalen Green (31).
La sapiente gestione di coach Kenny Atkinson ha anche rivitalizzato tanti elementi del supporting cast, tra cui Ty Jerome, che da giocatore di contorno è passato ad essere un’arma importante in uscita dalla panchina. I suoi minuti rispetto al 2023-2024 sono più che raddoppiati e ciò gli ha permesso di passare da 2 a 10 punti di media con percentuali da record (62% dal campo e 58% dalla lunga distanza) e il secondo offensive rating in NBA (140.4). Da non sottovalutare anche il contributo di Isaac Okoro (6 punti di media col 49% da tre in poco più di 20’ a partita).

LeBron James ha giocato per undici stagioni a Cleveland, vincendo il titolo NBA nel 2016 contro i Golden State Warriors. (Fonte: Bleacher Report).
Nello scacchiere di Atkinson ogni pedina è di vitale importanza e un inizio di stagione del genere è la logica conseguenza di un capolavoro cui ogni membro dei Cavs, dal primo all’ultimo, ha partecipato attivamente. Anche Tristan Thompson (33 anni e 2 punti di media in 5’ a partita), unico anello di congiunzione tra i gloriosi Cleveland Cavaliers di LeBron James e quelli attuali, che puntano a ricalcare le orme della squadra che ha messo Cleveland sulla mappa dell’NBA, vincendo un titolo storico nel 2016.
Nella notte tra il 19 e il 20 novembre, i Cavaliers sfideranno i Boston Celtics, detentori del primo posto a Est e dell’anello. Un test a dir poco importante per verificare i progressi della giovane e ambiziosa franchigia dell’Ohio, soprattutto per ciò che concerne la personalità e l’attitudine ad affrontare certi avversari. Nel frattempo, i Cavs si godono il meritatissimo primato e un inizio di stagione contrassegnato da vittorie, record e sorrisi. Se il buongiorno si vede dal mattino, Cleveland è già ampiamente a metà dell’opera e porsi limiti sul più bello non è un’opzione che gli uomini di Kenny Atkinson intendono prendere in considerazione.
Fonte foto in evidenza: NBC4
Dennis Izzo
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Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.
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