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NBA Awards VdC: Jokić sensazionale, annata d’oro per gli Spurs
18 Aprile 2026
Basket

NBA Awards VdC: Jokić sensazionale, annata d’oro per gli Spurs

Home » Voci di Sport » Basket » NBA Awards VdC: Jokić sensazionale, annata d’oro per gli Spurs

Calato il sipario sulla regular season 2025-2026, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una NBA profondamente diversa da quella che avevamo lasciato a ottobre. Non è stata solo una questione di vittorie e sconfitte, ma un vero e proprio rimescolamento sismico delle gerarchie: trade che hanno spostato gli equilibri del potere, stelle storiche che hanno visto scricchiolare i propri regni e giovani fenomeni pronti a reclamare il trono con una ferocia inaspettata.

In questa stagione, la narrativa non si è limitata a seguire i soliti binari; ha preferito percorrere strade nuove, portandoci tra l’entusiasmo di piazze finalmente rinate e il silenzio assordante di corazzate affondate sotto il peso delle proprie aspettative. Dalle storiche rivoluzioni di mercato alle prestazioni individuali che hanno riscritto i libri dei record, ecco il nostro bilancio dell’anno: i premi, i flop e le rivelazioni di un’annata che resterà impressa nella memoria come il punto di non ritorno della nuova NBA.

NBA

Nikola Jokić, otto volte All-Star e vincitore di tre premi di MVP e di un MVP delle Finals nella sua carriera. (Fonte: Fadeaway World).

MVP: Nikola Jokić (Denver Nuggets)

27.7 punti, 12.9 rimbalzi, 10.7 assist e 1.4 recuperi col 57% dal campo e il 38% da dietro l’arco

Ennesima stagione da incorniciare per il Joker, risultato eleggibile per i premi stagionali proprio sul gong, ottenendo la sua presenza numero 65 proprio in occasione dell’ultima gara della regular season, conclusa con 23 punti e 8 rimbalzi in appena 18′ nella vittoria contro i San Antonio Spurs. Il centro serbo continua a riscrivere la storia del gioco a suon di record e prestazioni da antologia e trascina i Denver Nuggets al terzo posto in una Western Conference sempre più combattuta con 54 vittorie e 28 sconfitte.

Jokić ha messo a referto almeno 25 punti e 12 rimbalzi a partita per la terza stagione consecutiva, stabilendo il suo massimo in carriera per assist per gara (10.7), risultando il primo giocatore nella storia dell’NBA in grado di chiudere la stagione in vetta alla classifica dei migliori rimbalzisti e passatori. Oltre a ciò, l’otto volte All-Star è il leader delle triple doppie (34) e chiude l’annata in tripla doppia di media per la seconda volta di fila, un’impresa riuscita soltanto a Russell Westbrook (quattro volte) e Oscar Robertson (una).

Nonostante la concorrenza dei vari Shai Gilgeous-Alexander (già vincitore del premio lo scorso anno), Luka Dončić (miglior realizzatore della lega con 33.5 punti a partita), Victor Wembanyama e Jaylen Brown, Nikola Jokić conquista il premio di MVP perché incarna perfettamente il concetto di Most Valuable Player. Il serbo è anche primo per plus/minus (14.2) e Player Efficiency Rating (32.3) e quinto per true shooting percentage (67%).

Cooper Flagg, primo teenager nella storia dell’NBA in grado di segnare 46 punti in una partita. Il record resisteva dal 1980. (Fonte: MavsMuse).

Rookie of the Year: Cooper Flagg (Dallas Mavericks)

21 punti, 6.7 rimbalzi, 4.5 assist e 1.2 recuperi col 47% dal campo e il 30% da dietro l’arco

Prima scelta assoluta al Draft 2025, il prodotto di Duke si aggiudica il premio di Rookie of the Year battendo una concorrenza agguerrita, rappresentata da nomi del calibro di V.J. Edgecombe e Kon Knueppel. Se Edgecombe era parso il favorito nella prima parte di stagione e Knueppel ha insidiato il primato di Flagg grazie al successo degli Hornets e al record di triple segnate (270), alla fine a prevalere è stato il talento generazionale dell’ala di Dallas.

Dopo un avvio complesso, Flagg ha dimostrato tutto il suo enorme potenziale a suon di prestazioni memorabili, sfoggiando una personalità fuori dal comune. Nonostante le difficoltà dei Mavericks — tra l’infortunio di Kyrie Irving e la trade che ha portato Anthony Davis a Washington — e la mancata qualificazione ai playoff, Dallas può guardare al futuro con rinnovato ottimismo.

L’addio di Luka Dončić resta una ferita aperta, ma con Cooper Flagg il futuro appare luminoso. Nel suo primo anno in NBA, il diciannovenne ha stabilito il record di partite da 40+ punti per un teenager (quattro, di cui due consecutive) ed è diventato il giocatore più giovane di sempre a siglare almeno 50 punti in una partita, grazie ai 51 rifilati agli Orlando Magic. Un biglietto da visita che lo consacra come il nuovo volto della franchigia.

NBA

Victor Wembanyama si piazza al primo posto nella classifica delle stoppate per la terza volta in tre anni. (Fonte: Yahoo Sports).

Defensive Player of the Year: Victor Wembanyama (San Antonio Spurs)

25 punti, 11.5 rimbalzi, 3.1 assist, 1.0 recuperi e 3.1 stoppate col 51% dal campo e il 35% da dietro l’arco

Stagione della definitiva consacrazione per Wemby, le cui prestazioni da antologia ormai non sorprendono più. A soli 22 anni, il lungo francese è già uno dei giocatori più dominanti della lega, capace di fare la differenza in entrambe le metà campo. Se in attacco i suoi progressi sono evidenti (passando dai 21.4 punti dell’anno da rookie ai 25 attuali), nella propria metà campo il numero 1 degli Spurs si è confermato un fattore insuperabile sin dal suo ingresso in NBA.

Dalle sue parti non si passa: le 3.1 stoppate a partita lo rendono il miglior rim protector della lega per il terzo anno consecutivo, mentre i 9.5 rimbalzi difensivi hanno contribuito a rendere San Antonio una delle squadre più solide e ostiche dell’intera NBA. La sua presenza è stata la chiave per riportare gli Spurs ai vertici della Western Conference, immediatamente alle spalle dei campioni in carica dei Thunder.

Il francese continua a riscrivere la storia della difesa: soltanto leggende del calibro di Mark Eaton, Manute Bol e David Robinson hanno totalizzato più stoppate di lui nelle prime 181 partite in carriera. A testimoniare un impatto senza precedenti sono anche i numeri avanzati: Wembanyama primeggia infatti per defensive rating (101.0), defensive win shares (5.0) e defensive plus/minus (4.2). Dati che non lasciano spazio a dubbi: il trono di miglior difensore della lega è suo.

Stagione della definitiva consacrazione per Nickeil Alexander-Walker, un vero e proprio fattore per gli Atlanta Hawks. (Fonte: theScore).

Most Improved Player: Nickeil Alexander-Walker (Atlanta Hawks)

20.8 punti, 3.4 rimbalzi, 3.7 assist e 1.3 recuperi col 46% dal campo e il 40% da dietro l’arco

L’approdo ad Atlanta ha segnato la definitiva esplosione di Nickeil Alexander-Walker, passato da specialista difensivo a Minnesota a terminale offensivo d’élite per gli Hawks. Grazie a una stagione da oltre 20 punti di media, il canadese ha raddoppiato il proprio fatturato offensivo rispetto all’anno precedente, diventando il partner ideale per Jalen Johnson.

La sua maturazione ha toccato l’apice con il career-high da 41 punti contro i Magic a marzo e una precisione ai liberi (90.2%) che ne testimonia la crescita mentale. NAW vince il premio di Giocatore più migliorato perché è riuscito a compiere il salto da solido giocatore di rotazione a vera e propria stella, trascinando gli Hawks verso i piani alti della Eastern Conference.

NBA

Devin Vassell, De’Aaron Fox, Victor Wembanyama e Stephon Castle, tra i principali protagonisti dell’ottima annata di San Antonio. (Fonte: San Antonio Spurs).

Miglior squadra NBA: San Antonio Spurs

2º posto a Ovest con 62 vittorie e 20 sconfitte 

La stagione degli Spurs è stata un capolavoro di continuità e innovazione. Mitch Johnson, a soli 39 anni, ha affrontato con personalità il difficile compito di sostituire il leggendario Gregg Popovich, rendendo nuovamente San Antonio una contender e riportandola ai playoff per la prima volta dal 2018-2019. Sotto la sua guida, gli Spurs si sono piazzati al secondo posto a Ovest con ben 62 vittorie, centrando il miglior piazzamento dal 2014 (anno dell’ultimo titolo) e il miglior record dal 2016.

La franchigia texana ha impreziosito la propria annata battendo i Thunder campioni in carica in quattro partite su cinque e raggiungendo la finale di NBA Cup, persa contro i New York Knicks. Dopo anni lontano dai riflettori, gli Spurs hanno dimostrato di essere tornati la squadra da battere, compiendo un balzo in avanti di ben 28 vittorie rispetto alla passata stagione e ristabilendo una cultura vincente che sembrava perduta.

Con medie di 15.2 punti, 5.4 rimbalzi e 6.7 assist, Russell Westbrook è uno dei pochi a salvarsi in una stagione da incubo per i Kings. (Fonte: Sacramento Kings).

Peggior squadra NBA: Sacramento Kings

14º posto a Ovest con 22 vittorie e 60 sconfitte 

DeRozan, LaVine, Sabonis, Westbrook, Keegan Murray, Ellis e Schröder (questi ultimi due scambiati a febbraio per De’Andre Hunter): sulla carta una squadra da NBA2K, ma la realtà si è rivelata molto diversa dalla simulazione. I Sacramento Kings sono stati assemblati senza un reale criterio logico; se a questo si aggiungono gli infortuni e un’età media elevata, il risultato è una stagione fallimentare su tutta la linea.

La franchigia californiana non è mai stata realmente in corsa nemmeno per un posto al play-in, affondata da un inizio shock da trenta sconfitte nelle prime trenta partite. I Kings hanno terminato l’anno col peggior record della Western Conference, a pari merito con gli Utah Jazz ultimi. In un’annata da dimenticare, si sono segnalati solo rarissimi guizzi: le quattro vittorie consecutive a metà gennaio e le prestazioni del rookie Maxime Raynaud. Autentica “steal” del Draft (43ª scelta), il francese è stato l’unica nota lieta insieme a un intramontabile Russell Westbrook, capace di dimostrare di poter ancora dire la sua nonostante il naufragio collettivo.

NBA

Dopo aver riportato i Pistons ai playoff lo scorso anno, J.B. Bickerstaff ha guidato la franchigia del Michigan al primo posto a Est dopo vent’anni. (Fonte: Detroit Pistons).

Coach of the Year: J.B. Bickerstaff (Detroit Pistons)

1º posto a Est con 60 vittorie e 22 sconfitte

Se la Western Conference ha ritrovato il dominio degli Spurs, la Eastern Conference ha incoronato ufficialmente i Detroit Pistons di J.B. Bickerstaff. Dopo l’ottimo sesto posto della passata stagione, che aveva riportato entusiasmo nel Michigan, il tecnico è riuscito nell’impresa di compiere l’ultimo e più difficile salto di qualità, issando la franchigia sul tetto della Conference con ben 60 vittorie (miglior record dal 2005-2006).

Bickerstaff ha trasformato una squadra giovane e futuribile in una corazzata solida e matura, capace di dominare la regular season grazie a un’identità difensiva ferrea e a una gestione magistrale del talento di Cade Cunningham e Jalen Duren, entrambi All-Star. Sotto la sua guida, Detroit ha centrato il miglior record a Est dopo vent’anni, dimostrando una continuità di rendimento che ha lasciato poco spazio alle rivali. Il premio di Allenatore dell’Anno va a lui perché ha saputo canalizzare il potenziale del roster in un sistema vincente, riportando la Motor City ai fasti della sua storia più gloriosa.

Jaime Jáquez torna a recitare un ruolo di primo piano per i Miami Heat dopo un anno da sophomore molto complicato. (Fonte: SLAM Kicks).

Sixth Man of the Year: Jaime Jáquez Jr. (Miami Heat)

15.4 punti, 5 rimbalzi e 4.7 assist col 51% dal campo e il 32% da dietro l’arco

Miglior annata in carriera per il prodotto di UCLA che, dopo una stagione passata apparentemente ai margini del progetto, ha ritrovato centralità assoluta nelle rotazioni di coach Spoelstra. Jáquez è stato il vero “coltellino svizzero” degli Heat: un jolly tattico capace di marcare più ruoli, smazzare assist e segnare canestri pesanti, rispecchiando perfettamente il DNA della Heat Culture.

I numeri confermano un impatto devastante: è il giocatore con la media punti più alta tra chi non è mai partito in quintetto e il leader assoluto per punti totali dalla panchina (1138 in 74 gare). Pur non vantando il record di squadra di concorrenti come Keldon Johnson o Naz Reid, il classe 2001 si aggiudica il premio grazie a una costanza realizzativa impressionante, testimoniata dal primo posto per partite da almeno 20 punti in uscita dalla panchina (22). Più che una riserva, Jáquez si è dimostrato un titolare aggiunto capace di cambiare volto alle partite con la sua versatilità.

NBA

Kon Knueppel, Miles Bridges e LaMelo Ball, tre delle punte di diamante dei sorprendenti Charlotte Hornets. (Fonte: Charlotte Hornets).

Squadra rivelazione: Charlotte Hornets

9º posto a Est con 44 vittorie e 38 sconfitte 

Tra le note liete della regular season NBA 2025-26, un posto d’onore spetta senza dubbio agli Charlotte Hornets. Dopo anni trascorsi nel limbo della mediocrità, la franchigia della North Carolina si è resa protagonista di una seconda parte di stagione entusiasmante, risultando la squadra con più vittorie nel bimestre gennaio-febbraio (19, al pari di corazzate come Celtics e Spurs), nonché quella col miglior attacco della lega da gennaio.

Dopo un inizio claudicante da appena 11 vittorie nelle prime 33 gare, gli Hornets hanno svoltato bruscamente con l’arrivo del 2026, vincendo quasi il 70% dei match successivi (33-16). Guidati da un LaMelo Ball finalmente continuo e un Brandon Miller in ascesa, Charlotte ha messo in mostra un basket corale ed efficace. Note di merito vanno anche a Miles Bridges, Coby White e al rookie Kon Knueppel, rivelatosi un cecchino micidiale dall’arco. Con un record di 44-38, gli Hornets tornano sopra il 50% di vittorie dopo quattro anni. Un’inversione di tendenza che però non è bastata a ritrovare quei playoff che mancano ormai dal 2016, vista la sconfitta con gli Orlando Magic al play-in.

Bobby Portis e Giannis Antetokounmpo hanno giocato appena 35 partite insieme in una stagione nata sotto una cattiva stella per i Bucks. (Fonte: Milwaukee Bucks).

Squadra flop: Milwaukee Bucks

11º posto a Est con 32 vittorie e 50 sconfitte 

Stagione da archiviare il prima possibile per i Milwaukee Bucks che, dallo storico titolo del 2021, hanno incassato più delusioni che gioie. Dopo tre eliminazioni consecutive al primo turno, la franchigia del Wisconsin manca la qualificazione ai playoff per la prima volta dal 2016: un verdetto impietoso che segna il punto più basso dell’era Antetokounmpo.

Il progetto di coach Doc Rivers si è rivelato un disastro senza mezzi termini. La scelta di tagliare Damian Lillard (tornato a Portland) e puntare su Myles Turner per rimpiazzare Brook Lopez non ha sortito gli effetti sperati: l’ex centro dei Pacers non è mai riuscito a incidere, chiudendo una delle peggiori annate della carriera.

A completare il quadro fallimentare è stata l’assenza cronica di Giannis Antetokounmpo. Il greco è sceso in campo in appena 36 partite, producendo sì 27.6 punti e 9.8 rimbalzi di media, ma restando perennemente distratto dalle insistenti voci di mercato. Con la sua partenza estiva che appare ormai scontata, Milwaukee si prepara a una rifondazione totale dopo una stagione pessima, in cui non ha mai dato l’impressione di poter competere in una Eastern Conference che, pur senza padroni, l’ha vista tristemente spettatrice.

Con 41 punti, 7 rimbalzi e 12 assist nel match di play-in contro i Suns, Deni Avdija mette la firma sul ritorno ai playoff di Portland. (Fonte: Portland Trail Blazers).

Giocatore rivelazione: Deni Avdija (Portland Trail Blazers)

24.2 punti, 6.9 rimbalzi e 6.7 assist col 46% dal campo e il 32% da dietro l’arco

Tra le squadre più sorprendenti della stagione, i Portland Trail Blazers hanno ritrovato un’identità precisa. Gran parte del merito va all’apporto di Deni Avdija, protagonista di un’annata memorabile: a 25 anni, l’israeliano è salito definitivamente di livello, guadagnandosi la prima convocazione all’All-Star Game della sua carriera. Arrivato dai Wizards due anni fa, Avdija ha consolidato il suo status di giocatore capace di fare la differenza grazie a una versatilità e a un bagaglio tecnico pressoché sconfinati.

Si è dimostrato fondamentale sia come realizzatore che come rifinitore, mettendo a referto la sua miglior stagione per punti, assist e triple doppie. Da solido role player con ottimo potenziale a Washington a vera e propria stella a Portland, Avdija rappresenta l’emblema della rinascita dei Blazers, capaci di tornare ai playoff dopo quattro anni di assenza anche grazie ai suoi 41 punti nel play-in vinto con i Phoenix Suns. Chi l’avrebbe mai detto?

Stagione da sophomore a dir poco deludente per Zaccharie Risacher degli Atlanta Hawks, prima scelta al Draft 2024. (Fonte: NBA).

Giocatore più deludente: Zaccharie Risacher (Atlanta Hawks)

9.6 punti, 3.8 rimbalzi e 1.1 assist col 46% dal campo e il 37% da dietro l’arco

Selezionato con la prima scelta assoluta al Draft 2024, il talento francese non solo non è riuscito a imporsi dopo due anni in NBA, ma ha addirittura peggiorato quasi ogni voce statistica rispetto alla stagione da rookie. Un declino che stride con il percorso degli Atlanta Hawks: nonostante la cessione di Trae Young ai Wizards, la franchigia della Georgia è cresciuta notevolmente, centrando il sesto posto a Est (miglior piazzamento dal 2021).

Mentre i nuovi innesti Nickeil Alexander-Walker e C.J. McCollum si sono inseriti alla perfezione nei meccanismi di Quin Snyder, e giovani come Jalen Johnson e Dyson Daniels hanno compiuto un salto di qualità, Risacher è rimasto drammaticamente indietro. Il ventunenne ha deluso profondamente le aspettative, finendo sempre più ai margini delle rotazioni proprio nell’anno della rinascita della squadra. Il talento non gli manca e l’età è ancora dalla sua parte, ma il bivio è ormai vicino: Risacher sarà in grado di ritrovarsi o si rivelerà uno dei “bust” più clamorosi degli ultimi anni?

NBA

Dal suo arrivo a Cleveland, James Harden ha ottenuto ben diciannove vittorie in ventisei partite disputate con i Cavs. (Fonte: Cleveland Cavaliers).

Trade dell’anno: James Harden ai Cleveland Cavaliers

Sul fronte del mercato, la trade deadline ha regalato numerosi scambi di altissimo profilo: dai passaggi di Anthony Davis e Trae Young ai Washington Wizards, a quello di Jaren Jackson Jr. agli Utah Jazz. Su tutte, però, ha spiccato l’operazione che ha portato James Harden ai Cleveland Cavaliers in cambio di Darius Garland. Quest’ultimo, già frenato da diversi problemi fisici durante gli scorsi playoff, non è riuscito a ritrovare continuità d’impiego e di rendimento in Ohio.

Al contrario, il Barba si è rivelato in breve tempo il tassello mancante nel mosaico dei Cavs: si è integrato perfettamente nel sistema di coach Kenny Atkinson, trovando un’intesa immediata con Donovan Mitchell e valorizzando ulteriormente la coppia di lunghi Mobley-Allen e i tiratori Merrill e Strus. La sua capacità di gestire i ritmi ha trasformato Cleveland in una delle contender più pericolose della lega.

Con gli 83 punti segnati contro i Wizards, Bam Adebayo è diventato il secondo miglior realizzatore di sempre in una singola partita. (Fonte: Miami HEAT).

Performance of the Year: Bam Adebayo (Miami Heat)

83 punti, 9 rimbalzi, 3 assist, 2 recuperi e 2 stoppate col 47% dal campo (20/43), il 32% da dietro l’arco (7/22) e l’84% ai liberi (36/43)

Ci sono notti in cui il canestro sembra largo quanto l’oceano. Nella vittoria per 150-129 contro i Washington Wizards a marzo, Bam Adebayo ha messo a segno una prestazione che definire storica sarebbe riduttivo: con 83 punti a referto, il centro dei Miami Heat è diventato il secondo miglior marcatore di sempre in una singola partita NBA, superando gli 81 punti di Kobe Bryant e inchinandosi soltanto ai 100 di Wilt Chamberlain.

Ciò che rende questa prova un’anomalia statistica senza precedenti è la gestione dei possessi. Nonostante una serata al tiro non impeccabile dal perimetro (7/22 dall’arco), Bam ha dominato fisicamente l’area pitturata, costringendo la difesa avversaria al fallo sistematico. Il risultato? 36 tiri liberi realizzati su 43 tentati, entrambi nuovi record assoluti nella storia della lega, che cancellano i precedenti primati di Dwight Howard e Adrian Dantley. Oltre alla valanga di punti, Adebayo ha arricchito la sua serata con 9 rimbalzi e una presenza difensiva costante, trasformando una partita di regular season in un evento leggendario che rimarrà scolpito per sempre negli annali della pallacanestro.

Primo quintetto All-NBA

  • PG: Shai Gilgeous-Alexander (Oklahoma City Thunder)
  • SG: Luka Dončić (Los Angeles Lakers)
  • SF: Jaylen Brown (Boston Celtics)
  • PF: Victor Wembanyama (San Antonio Spurs)
  • C: Nikola Jokić (Denver Nuggets)

Head coach: J.B. Bickerstaff (Detroit Pistons)

Miglior quintetto Rookie

  • PG: Jeremiah Fears (New Orleans Pelicans)
  • SG: V.J. Edgecombe (Philadelphia Sixers)
  • SF: Kon Knueppel (Charlotte Hornets)
  • PF: Cooper Flagg (Dallas Mavericks)
  • C: Derik Queen (New Orleans Pelicans)

Head coach: Jordan Ott (Phoenix Suns)

Fonte foto in evidenza: ESPN (X).

Dennis Izzo

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About Dennis Izzo

Coordinatore editoriale di Voci di Città, nasce a Napoli nel 1998. Tra le sue tanti passioni figurano la lettura, i viaggi, la politica e la scrittura, ma soprattutto lo sport: prima il calcio, di cui si innamorò definitivamente in occasione della vittoria dell’Italia ai Mondiali 2006 in Germania, poi il basket NBA, che lo tiene puntualmente sveglio quasi tutte le notti da ottobre a giugno. Grazie a VdC ha la possibilità di far coesistere tutte queste passioni in un’unica attività.

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