Potrebbe apparire surreale, ma, ancora oggi, l’analfabetismo rappresenta una delle più dilaganti piaghe sociali. Questo grave problema, che potrebbe far volgere immediatamente il pensiero all’arretrato continente africano o ai Paesi asiatici e sudamericani in via di sviluppo, ci riguarda, in realtà, più di quanto si possa credere. Non una questione lontana, dunque, ma una realtà che affligge persino il più prospero e avanzato occidente, con incidenza di numerosi casi di analfabetismo anche in Europa e America del Nord. Contrastare il problema e promuovere la scolarizzazione nel mondo: è quanto si propone “Project Literacy”, la campagna nata per sensibilizzare la popolazione mondiale sull’importanza della lettura e della scrittura.
In occasione della cinquantesima Giornata mondiale dell’alfabetizzazione, tenutasi lo scorso 8 settembre, ventisei celebrità di fama internazionale hanno deciso di unire le forze contro il bassissimo grado di scolarizzazione della popolazione mondiale, promuovendo la campagna di sensibilizzazione “Project Literacy”. Rappresentanti del mondo dell’arte, della musica, della politica, del cinema, questi artisti hanno prestato il proprio volto e impegno nel tentativo di dimostrare l’importanza della cultura come veicolo del progresso e del miglioramento delle condizioni di vita di ogni cittadino, nutrendo la speranza che, entro il 2030, ogni bambino sul Pianeta goda del diritto all’istruzione.
Quella dell’analfabetismo, in effetti, è una questione tutt’oggi presa sotto gamba dalle istituzioni nazionali e dai cittadini stessi. La credenza, comune purtroppo ancora a gran parte della popolazione del mondo, è quella che, tra carestie, malattie, guerre e crisi economiche, l’alfabetizzazione sia la meno urgente tra le questioni. E se l’analfabetismo fosse alla base di tutte queste disgrazie che gravano sulle società? Secondo numerosi studi, infatti, le insidie dell’analfabetismo non si celano esclusivamente nella difficoltà di leggere e scrivere, bensì sarebbero collegate a gran parte delle principali sfide allo sviluppo globale, tra cui la disoccupazione, le disuguaglianze di genere, la mortalità infantile, la malnutrizione. È proprio dall’esigenza di palesare questo stretto legame tra cultura e sviluppo sociale che nasce l’“Alfabeto dell’Analfabetismo”, creato dal “Project Literacy”, il movimento fondato da Pearson, ma sostenuto da oltre settantacinque partners di fama mondiale, come UNESCO e Microsoft, e ancora Room to Read, War Child, National Literacy e tanti altri.
Attraverso l’“Alfabeto dell’Analfabetismo” si tenta di portare alla luce, una volta per tutte, il legame inscindibile tra l’analfabetismo e le altre piaghe sociali. Esso contribuirebbe a ridurre le aspettative di vita, ma anche a favorire la radicalizzazione delle masse, le quali, prive di riferimenti culturali, sarebbero più inclini a cedere ai fanatismi di ogni sorta. Sarebbe, inoltre, causa della diffusione della violenza, nonché di molte malattie, incrementerebbe il divario tra i generi e le disuguaglianze sociali, e sarebbe alla base della disoccupazione. Per questa ragione, a ogni lettera dell’alfabeto è stato associato uno dei problemi che affliggono l’umanità. In tal modo A non sta più per ape, bensì per AIDS, B sta per “Blood”, cioè lo spargimento di sangue, C sta per “Child Brides”, vale a dire spose bambine. Non un alfabeto di lettere ma di orrori umani, con la finalità, però, di risvegliare le coscienze riguardo al tema dell’alfabetizzazione. I ventisei “vip dell’alfabetizzazione”, da Julianne Moore a Elton John, si sono impegnati ad adottare una lettera dell’alfabeto dell’analfabetismo, corrispondente a una causa sociale, e a diffondere, anche attraverso i social, il verbo dell’istruzione e della cultura. E chissà che la mentalità non possa davvero evolversi partendo proprio dall’“ABC”.
Debora Guglielmino
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