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Parco Monte Po a Catania: “un progetto comune per salvare il più grande polmone verde della città”
16 Febbraio 2021
CataniaSocietasAttualitàCittà

Parco Monte Po a Catania: “un progetto comune per salvare il più grande polmone verde della città”

Home » Città » Catania » Parco Monte Po a Catania: “un progetto comune per salvare il più grande polmone verde della città”

CATANIA – Il parco di Monte Po, non più un parco cittadino (forse sarebbe meglio dire che non lo è mai stato), non è mai stato aperto al pubblico. Oltre quaranta ettari che, per troppo tempo, sono stati teatro di continui atti di microcriminalità.

Da anni, prima come consigliera comunale ed ora come Presidentessa dell’Assemblea Provinciale di Catania per il Partito Democratico, la sottoscritta Ersilia Saverino ha attenzionato questo sito pensando a quelle soluzioni percorribili per poterlo restituire alla città.

Recuperare e valorizzare il Parco di Monte Po vuol dire anche valorizzare le tante testimonianze del passato che vanno assolutamente riscoperte. Tra queste troviamo l’acquedotto romano che portava l’acqua in tutta la Piana di Catania o le antiche case coloniali. Quest’ultime, di proprietà comunale, oggi hanno porte e finestre murate oltre ad essere circondate da montagne di rifiuti, copertoni e pezzi d’auto carbonizzati. Per anni la zona è stata trasformata dalla microcriminalità in una discarica abusiva. Per recuperare l’intero sito oggi servono interventi decisivi, da eseguire all’interno di un piano di lavoro che coinvolga tutti i soggetti interessati, per ridare dignità ad un’area di grande valore storico e naturalistico. La speranza di trasformare gli oltre venti ettari di terreno in un’area paesaggistica protetta che possa attirare turisti, amanti della natura e della storia resta sempre attuale. Per farlo bisogna recuperare quei progetti e renderli attuali con studi specifici di fattibilità.

Nonostante i continui saccheggi, i reperti archeologici non mancano: dalle masserie di epoca borbonica, all’accampamento inglese durante la seconda guerra mondiale, al complesso di quattro bunker che permettevano di controllare e proteggere la vecchia via Palermo. Testimonianze concentrate nel giro di pochi ettari di un passato antico di oltre 1.500 anni che non può assolutamente essere abbandonato.

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