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“Made in Prison”, dal carcere di piazza Lanza alle boutique di lusso
12 Dicembre 2015
CataniaFashionSocietasCittà

“Made in Prison”, dal carcere di piazza Lanza alle boutique di lusso

Home » Città » Catania » “Made in Prison”, dal carcere di piazza Lanza alle boutique di lusso

Le borse realizzate dalle detenute di piazza Lanza, a Catania, sono finalmente in vendita nelle boutique d’alta moda, in Italia come all’estero; questo artigianato di qualità è stato inserito nella catena dei prodotti di lusso per il marchio di design sostenibile Carmina Campus di Ilaria Venturini Fendi.

CATANIA – Made in Prison è un progetto innovativo che coinvolge  le prigioni di Bollate e San Vittore a Milano, di Santa Maria Maggiore a Venezia e di Piazza Lanza a Catania. Una storia che parte da lontano, dalla scelta di lavorare con i detenuti e i malati di mente, coinvolgendoli nella creazione di oggetti in feltro. Ed è proprio a Catania che nascono questi oggetti deliziosi, seguendo una filiera virtuosa che coinvolge le cooperative sociali; come quella di Ninni Fussone, FiloDritto, che l’ha ideata e che la guida con appassionata dedizione. Attiva da molto tempo nelle carceri italiane, ha creduto in questo progetto su cui nessuno avrebbe scommesso nulla, ma gli esiti le hanno dato ragione.

made in prisonLa prima creazione nasce da un “regalo”: delle vecchie coperte usate dai carcerati che l’amministrazione penitenziaria di Vercelli deve dismettere. Con una di queste, insieme alle detenute di Enna, la Fussone realizza un grande plaid con una fioritura di primavera siciliana. Un prato grigio che è un’esplosione di papaveri, calendule, fiori di zafferano, coccinelle, sassi. Presto, quest’opera diventa manifesto di un progetto volto a creare lavoro nelle carceri. Non comuni lavoretti/passatempo, bensì strumento per imparare un mestiere da mettere a frutto per fare impresa, per crearsi un’occupazione dietro le sbarre e soprattutto dopo, una volta usciti dal carcere, per ricominciare una nuova vita.

Poi, la svolta, avviene grazie all’importante collaborazione di Ilaria Venturini Fendi. Quest’ultima, dopo anni di lavoro con un’agenzia delle Nazioni Unite (International Trade Centre) per un programma di sviluppo in Africa, da due stagioni è direttamente coinvolta nella creazione di Made in Prison. «Un brand può essere piccolo, ma aspirare comunque a traguardi alti con maggiore libertà, imboccando percorsi creativi e imprenditoriali innovativi in grado di dare una risposta al numero sempre più grande di consumatori che chiedono prodotti rispettosi dell’ambiente e socialmente più etici», ha dichiarato la Fendi. «La speranza è che molti altri nella moda possano seguire questo percorso per far si che presto il made in Italy, di cui facciamo orgogliosamente parte, diventi il sociallymadeinitaly».made in prison

Le shopping bag (realizzate da pannelli di coperte, lavorati con il feltro e la lana) sono prodotte per Carmina Campus, il marchio della Fendi che ha come prerogativa l’uso di materiale riciclato, e dunque per il rispetto dell’ambiente. I processi di produzione sono socialmente etici, qual è il coinvolgimento di lavoratrici detenute cui viene chiesto di garantire l’alta qualità del prodotto. Sono vendute, a caro prezzo, in alcune delle boutique più esclusive d’Italia (a Catania da Helmè) e in Giappone. Dove poterle ammirare dunque? Oggi, tra le 11.00 e le 18.00, Ilaria Venturini Fendi sarà presente con le borse della linea Made in Prison, nella boutique Bagagli a Palermo, in via XX Settembre 54, per un incontro con il pubblico palermitano. Made in Prison resterà comunque disponibile nella boutique  per tutto il periodo natalizio.

Invece, nel capoluogo etneo, dal 19 al 28 dicembre, i prodotti di feltro realizzati da FiloDritto con le donne del laboratorio di Piazza Lanza (Casa Circondariale di Catania) sono in vendita da 360° Temporary Design Store, presso il SAL–Borgo creativo; uno spazio multifunzionale sito in via Indaco, 23 ( una traversa di via Raffineria) a Catania.

Chiara Grasso

 

 

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