Oggi è il giorno della festa più controversa e strumentalizzata ma strettamente necessaria: la festa della Donna. Essa serve per sottolineare le conquiste fatte dalle donne perché al di là dei motivi per cui si festeggia bisognerebbe ricordare che le donne non hanno sempre avuto i diritti, i piaceri, ma soprattutto la libertà che hanno ora. Tutto ciò non ancora paritario agli uomini.
Essa serve per ricordarci le conquiste fatte e che si devono ancora fare per arrivare a quella uguaglianza tanto combattuta.
Bisogna tener presente di ogni gradino perché le giovani donne di oggi non si rendono conto che i diritti che pensano e credono di avere perché “esseri umani” in realtà derivino da lotte durissime e da una lunga conquista.
Quindi, le conquiste delle donne, quante e quali sono?
Avere il diritto di voto, la libertà di reddito, la decisione di avere o no dei figli etc… sono temi quasi scontati in una società che si è scordata delle lotte fatte per arrivarci. Eppure non sono così lontane dai giorni nostri e ancora non sono così consolidate come si pensa che siano.
Le suffragette sono state la prima vera rivoluzione facendo aprire gli occhi a molti paesi.
In Italia, avere un lavoro e sopratutto un proprio reddito può sembrare oggi “scontato”, ma fino agli anni ’50 dello scorso secolo, le donne dipendevano dal marito.
La donna come tale, aveva l’obbligo morale di sposarsi, come se “attaccarsi” ad un uomo fosse il più grande obiettivo della vita. E chi non era sposata? Veniva etichettata con il titolo di “zitella”.
La donna oltre a essere una lavoratrice, per la società doveva essere prima una madre. Dunque, come poteva lavorare e prendersi cura dei figli? Lottando per la maternità retribuita, ricevuta con l’Art. 87 del 23 agosto del 1988, modificato per essere migliorato l’8 marzo del 2000 che “disciplina i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici connesse alla maternità di figli naturali, adottivi e in affidamento, nonché il sostegno economico”.
E nella vita privata? Dentro le quattro mura di casa, una donna cosa poteva e non poteva fare?
Partiamo dalla rinuncia del proprio cognome. Esattamente, una donna che si sposava prima del 1950 era obbligata a prendere quello del compagno sposato, come se diventasse una sua proprietà. Solo con l’Art. 143 “… la donna ha il diritto (e non l’obbligo), di prendere il cognome del proprio marito, ma verrà sempre identificata con il cognome da nubile”.
Con le leggi approvate del 1975 con il nome “riforme del diritto di famiglia”, le donne conquistano un altro gradino: l’interruzione di gravidanza volontaria e il divorzio.
L’aborto è uno dei temi più discussi che le donne, negli anni ’70, sono riuscite a conquistare. Secondo il libro Storia dell’Aborto scritto da Berlinguer nel 1973, pubblicato da Enaudi, le donne rimaste uccise da aborti illegali sono state tre milioni negli anni ’60. Sembra assurdo, ma prima, se la donna restava incinta, la responsabilità era tutta sua, come se il rapporto sessuale lo avesse avuto da sola. Tutto ciò, senza dimenticare che gli anticoncezionali femminili all’epoca erano vietati.
Il divorzio, è sempre esistito, dagli antichi egizi all’antica Roma. Ma solo l’uomo poteva decidere di separarsi dalla donna e non viceversa. Dal 1975 anche la donna può decidere se divorziare o meno dal marito, ma bisognerà aspettare il 1981 per l’abolizione del delitto d’onore.
Il 15 febbraio del 1996 le donne arrivano ad un’altra conquista: lo stalking e la violenza fisica si trasformano in reato.
Tutto ciò fa riflettere…
Com’è possibile che in una civiltà che si dichiara intelligente abbia bisogno di leggi imposte dallo stato e non dalla propria etica morale per arrivare a dare diritti e libertà che gli uomini hanno sempre avuto?
Le conquiste delle donne sicuramente sono servite per smuovere la coscienza, ma quante ancora ne serviranno davvero per arrivare alla completa parità dei sessi?
Nicole Rastelli
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