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Maxi-risse tra minori: indice di un disagio giovanile in crescita
17 Giugno 2024
High school

Maxi-risse tra minori: indice di un disagio giovanile in crescita

Home » Societas » High school » Maxi-risse tra minori: indice di un disagio giovanile in crescita

Negli ultimi anni gli episodi di maxi-risse che scoppiano tra minorenni sono in aumento. Tale fenomeno è un campanello d’allarme che richiede un intervento deciso da parte delle autorità e delle comunità, nonché un’analisi più approfondita.

Esempio maxi-rissa a Cantù: 60 coinvolti

Cantù, una tranquilla cittadina nella provincia di Como, è stata teatro di una violenta rissa che ha coinvolto almeno sessanta persone la notte del 2 giugno in piazza Garibaldi. La situazione è degenerata rapidamente, lasciando due persone gravemente ferite a terra e un terzo uomo di 29 anni che, nonostante le profonde ferite, ha deciso di lasciare l’ospedale dopo le prime cure. Tre minorenni, rispettivamente di 17, 16 e 14 anni, sono stati fermati con accuse di tentato omicidio aggravato in concorso. Il presunto autore delle coltellate, un diciottenne, si è costituito volontariamente dopo aver capito di essere ricercato.

Cinque pattuglie dei carabinieri sono giunte sul posto intorno alle tre del mattino, accompagnate dalle ambulanze che hanno trasportato i feriti in ospedale. Un uomo di 44 anni con gravi lesioni alla milza è stato operato all’ospedale Sant’Anna di Como, mentre un uomo di 33 anni è stato ricoverato al San Gerardo di Monza in coma farmacologico. Entrambi restano in condizioni critiche. Questa rissa è solo l’ultima di una serie di episodi di violenza che hanno sconvolto Cantù nelle ultime settimane.

Le indagini, condotte dai carabinieri con la collaborazione della polizia locale, si sono concentrate sulle baby gang locali. Le telecamere di sicurezza e le testimonianze raccolte hanno permesso di ricostruire l’accaduto: una banale discussione all’interno di un locale è sfociata in una violenta rissa all’esterno, con cocci di bottiglie e transenne usate come armi. Il prefetto di Como, Andrea Polichetti, ha convocato una riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza a cui parteciperà anche il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni.

Le maxi-risse giovanili: l’impatto della pandemia

La maxi-rissa di Cantù è solo uno dei tanti esempi di violenza tra minorenni che sta investendo il paese. Il mese scorso è successa una cosa simile a Ischia, dove una rissa in un locale notturno ha coinvolto numerosi cittadini stranieri. Quattro poliziotti e due carabinieri sono rimasti feriti durante l’intervento per sedare la rissa, che ha portato all’arresto di quattro persone.

Questi esempi mostrano che le maxi-risse giovanili stanno emergendo come un fenomeno allarmante e sempre più diffuso in Italia. Non si tratta più solo di episodi occasionali nelle grandi città come Roma, Milano o Napoli, ma anche di un problema crescente nelle province. Gli esperti sono concordi nel rilevare che questi episodi sono alimentati da una combinazione di fattori socio-economici e culturali, amplificati dalla pandemia di COVID-19.

La pandemia ha esacerbato una situazione già critica, privando i giovani di spazi sociali e attività ricreative essenziali per il loro sviluppo. La chiusura delle scuole, delle palestre e di altri luoghi di aggregazione ha lasciato un vuoto che i giovani cercano di colmare con attività spesso distruttive. Il disagio economico e sociale, accentuato dalle difficoltà familiari, contribuisce ulteriormente a creare un terreno fertile per comportamenti violenti.

Le baby gang e il ruolo dei social

Inoltre, coinvolte in questi episodi di maxi-risse sono spesso delle vere e proprie baby gang, ovvero gruppi di giovani, spesso minorenni, che si organizzano per compiere atti criminali o vandalici. Questi gruppi possono variare per dimensioni, struttura e tipo di attività, ma in genere sono caratterizzati da un comportamento antisociale e violento. Le baby gang possono far parte a una vasta gamma di attività illegali, tra cui furti, rapine, spaccio di droga, atti vandalici e aggressioni.

Questi gruppi nascono come risultato di una combinazione di fattori individuali, familiari, sociali ed economici. Condizioni di povertà, appartenenza a famiglie disfunzionali, la mancanza di una guida da parte di un adulto e il bisogno di sentirsi parte di un gruppo sono solo alcune delle profonde cause che spingono un minorenne ad avvicinarsi a questo mondo e a partecipare a questi episodi di violenza.

In tutto ciò, i social media giocano un ruolo cruciale in questo fenomeno. Le risse vengono spesso organizzate attraverso chat e piattaforme social, con video degli scontri che vengono poi diffusi in tempo reale. Questo non solo alimenta la partecipazione, ma crea anche una pericolosa cultura della visibilità, dove la violenza diventa un mezzo per guadagnare popolarità e riconoscimento tra i pari. La professoressa Michela Gatta, referente del gruppo di lavoro e ricerca di Neuropsichiatria infantile di Padova, sottolinea che i social media amplificano la diffusione di comportamenti violenti, creando un effetto di contagio sociale.

L’analisi degli esperti: una gioventù in crisi?

Secondo vari esperti in sociologia e psicologia, le maxi-risse giovanili sono la manifestazione visibile di un malessere profondo che affligge le nuove generazioni. Alessandro Rosina, demografo e docente alla Cattolica di Milano, descrive queste risse come la punta dell’iceberg di una condizione giovanile mai così complicata come ora. La crisi sanitaria ha accentuato incertezze già esistenti, spingendo i giovani verso comportamenti di un cosiddetto “protagonismo negativo”. Questo fenomeno è come una risposta estrema alla rottura dei meccanismi di socializzazione e alla mancanza di prospettive future.

Aldo Bonomi, sociologo, evidenzia invece l’importanza di una “comunità di cura larga” come antidoto alla solitudine e alla violenza organizzata. Questa comunità, che va oltre la famiglia e include la scuola, le associazioni e altri luoghi di aggregazione, è fondamentale per indirizzare i giovani verso comportamenti positivi. Tuttavia, anche secondo lui la pandemia ha complicato enormemente il ripristino di questa rete sociale, già da tempo indebolita.

Ancora pandemia e social media: gli effetti negativi

Pietro Zocconali, presidente dell’Associazione nazionale dei sociologi, e Camilla Callegari, docente di Psichiatria all’Università dell’Insubria, osservano che la mancanza di contatti sociali diretti e di competizioni sane ha lasciato i giovani privi di stimoli positivi, rendendoli più vulnerabili alle influenze negative dei social media. La violenza viene spesso percepita come un modo per affermarsi e sentirsi parte di un gruppo identitario. La chiusura di scuole, cinema, stadi e discoteche ha privato i giovani di spazi di confronto e socializzazione, cosa che non ha avuto un impatto favorevole per l’indebolimento del fenomeno: infatti, tra il 2021 e il 2024 episodi come quelli di Cantù o Ischia sono all’ordine del giorno.

Inoltre, Il professor Alessio Vieno, docente e responsabile scientifico di Lab ID dell’università di Padova, mette in guardia sull’impatto che la velocità e l’immediatezza delle comunicazioni digitali riducono il tempo di riflessione, favorendo comportamenti impulsivi e rischiosi. Vieno sottolinea l’importanza del ruolo degli adulti nel guidare e supportare i giovani nell’uso consapevole delle nuove tecnologie.

Maxi risse: necessari prevenzione e controllo

Le recenti maxi-risse a Cantù e Ischia sono segnali preoccupanti di un disagio giovanile crescente molto più complicato rispetto all’apparenza. Le autorità e la società civile dovrebbero collaborare per affrontare le cause profonde di questo fenomeno e offrire ai giovani alternative costruttive. La prevenzione, il controllo del territorio e il supporto educativo e sociale sono essenziali per evitare che simili episodi si ripetano e per garantire un futuro più sicuro e inclusivo per le nuove generazioni.

Valentina Contarino

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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