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Cinque “trucchi” tecnologici per la sicurezza delle donne
14 Ottobre 2016
SocietasTech

Cinque “trucchi” tecnologici per la sicurezza delle donne

Home » Societas » Cinque “trucchi” tecnologici per la sicurezza delle donne

Sarà pure un’infelice realtà, eppure, ai nostri giorni, andare in giro da sole la sera non è affatto mestiere da donna. Fin dalla tenera età, infatti, alle bambine viene insegnato di stare attente, di non passeggiare da sole la sera tarda, di sospettare di chiunque si avvicini loro, di non vestire in maniera eccessivamente provocante. Un uomo, al contrario, non dovrà mai temere di tornare a casa a piedi dopo il lavoro, non dovrà sussultare al minimo rumore o temere che il pericolo possa celarsi dietro il prossimo angolo. Si tratta solo di un’esagerazione, potrà sostenere qualcuno. Non è, tuttavia, di questo parere l’Istat, il quale ha recentemente reso note alcune stime preoccupanti: sarebbero, in effetti, circa sei milioni e settecentottanta le donne che, nel corso della vita, hanno subito un qualche tipo di abuso, fisico o sessuale. Come comportarsi, quindi, in situazioni analoghe? Se la scelta più raccomandabile è quella di avvisare immediatamente le forze dell’ordine, anche la tecnologia accorre adesso in aiuto delle ragazze in situazioni di pericolo. Ecco, quindi, cinque bodyguard tecnologici per sentirsi protette.

  1. Anello NimbNimb, l’anello intelligente. Ogni donna, inutile negarlo, ama gli anelli. Meglio ancora, dunque, se l’anello è intelligente e può salvare la vita in situazioni di rischio. Progettato da una start up statunitense, il piccolo gioiello di Nimb è dotato di un impercettibile pulsante che, in caso di necessità, può essere premuto per richiedere l’aiuto di amici, parenti, forze dell’ordine e associazioni di tutela delle donne nelle vicinanze. Nimb include anche un’ app per smartphone ed è stato lanciato il 21 giugno scorso, tramite un sito di La versione completa sarà disponibile alla fine del 2017.
  2. Athena, il pulsante portatile. A differenza di Nimb, il dispositivo Athena non deve essere indossato, bensì può essere riposto in borsa o in tasca o, magari, attaccato alla cintura. Si tratta di un piccolo pulsante, facile da trasportare, il quale, una volta azionato per circa due secondi, invia messaggi di aiuto ad amici e parenti. La batteria ha una durata di circa tre mesi ed è persino resistente all’acqua.
  3. Safelet, il bracciale salvavita. Safelet è la sicurezza che si può indossare. Ideato in quattro modelli e colori differenti, infatti, si tratta di un bracciale dal design moderno e compatto per accontentare tutte le clienti. Il bracciale è costituito da una cassa di metallo centrale, al cui interno sono custoditi un microfono e un dispositivo bluetooth, mentre ai lati sono presenti due piccoli pulsanti. In caso di rischio è necessario semplicemente schiacciare insieme i due pulsanti per inviare una richiesta al cellulare, il quale spedirà un messaggio di aiuto ai contatti, indicando anche la posizione della malcapitata.
  4. Shorts AR WearAR Wear, l’intimo anti-stupro. L’idea viene dalla creatività di due stiliste americane, Ruth e Yuval. La biancheria anti-stupro comprende una linea di slip, pantaloncini e shorts sportivi, chiamati, per l’appunto, AR Wear, in cui le lettere AR stanno proprio per “anti-rape”. Sono indumenti che, una volta indossati, non possono essere rimossi o tagliati, a meno che non si sia a conoscenza della combinazione dello speciale lucchetto posto, quasi invisibilmente, sulla fibbia.
  5. App per lo smartphone. Sono numerose le applicazioni, pensate per la sicurezza femminile, sia su sistema Android sia su Una tra le più scaricate e famose è Bsafe, la quale, oltre ad avvertire i contatti, crea anche delle finte telefonate al fine di evitare situazioni spiacevoli. In più una mappa mostra la posizione dei contatti più vicini, a patto, però, che anche essi possiedano un account Bsafe. Applicazioni simili sono Bugle, Safetrek e Kitestring.

Alcune obiezioni, tuttavia, sono state sollevate in merito all’utilizzo di queste applicazioni e dispositivi. Il timore è, infatti, che questi strumenti, rendendo semplice appunto lanciare l’allarme, possano invogliare gli utenti a usarli eccessivamente, provocando, di fatto, una situazione di confusione o panico generale. È innegabile, altresì, che il numero crescente di violenze su ragazze renda necessaria l’attuazione di sistemi di sicurezza personale, anche per mezzo di tali applicazioni. A mali estremi, dunque, si lasci che anche la tecnologia ponga rimedio. Nessuna scoperta tecnologica, però, potrà mai sostituire la vera e necessaria soluzione, una rivoluzione mentale che restituisca all’uomo la sua civiltà. Pertanto, ogni volta che ammonirete le vostre figlie sui pericoli del mondo, quando sconsiglierete loro di vestire in modo succinto o di passeggiare da sole la sera, ricordatevi, però, che esse non saranno mai al sicuro. Almeno fino a quando non capirete la necessità di educare i vostri figli, quelli maschi, coloro dai quali una ragazza è costretta a difendersi, al rispetto della donna e della sua sicurezza. Solo allora si potrà fare a meno di app, anelli e vari trucchi anti-stupro. Ma, forse, si tratta solo di utopia.

Debora Guglielmino

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