Il 9 marzo 1959 Barbie venne per la prima volta messa sul mercato e, da quel giorno, la sua popolarità crebbe in modo esponenziale, diventando il gioco prediletto dalla maggioranza delle bambine di tutto il mondo. Barbie, però, non è solo un passatempo per l’infanzia, ma rappresenta anche una sorta di specchio della realtà che cerca, nonostante alcune difficoltà, di tenere il passo con le evoluzioni della società. Dalla metà degli anni ’90, la bambola ha affrontato un lungo percorso di cambiamento e, l’ultima tappa, ha avuto come protagonista Jazz, la prima bambola transgender nella storia.
L’attesissima Barbie è stata presentata il 18 febbraio a New York, in occasione della fiera del giocattolo e, come altre sue “colleghe”, anche in questo caso l’ispirazione è venuta da una persona in carne e ossa: Jazz Jennings, la persona più giovane al mondo ad essersi dichiarata transgender nel 2007 (quando avevo solo 7 anni). Jazz è stata ideata da Robert Tonner, fondatore e proprietario della Tonner Doll Company, che ha descritto la bambola come «un’eroina dei cambiamenti sociali, coraggiosa e intelligente». La bambola è alta 45 centimetri, è priva di attributi e sarà acquistabile al prezzo di novanta dollari.
La storia di Jennings è diventata famosa, in America, grazie al reality show I’m Jazz che ha raccontato, agli spettatori, il calvario della famiglia e le difficoltà nell’accettare e far accettare che la propria bambina fosse imprigionata nel corpo di un maschio. La ragazza era presente alla fiera di New York e giorni prima aveva pubblicato sul suo profilo Instagram (che conta 475 milioni di followers) un’anteprima della bambola commentando: «Questa è la prima bambola transgender sul mercato! E indovinate un po’?! Sono IO!!!». L’entusiasmo di Jazz è assolutamente comprensibile e condivisibile se si pensa alla rivoluzione che porterà nel mondo dei giocattoli per i più piccoli. Bisogna però anche ricordare che Jazz non è la prima bambola politically correct: è infatti solo il fanalino di coda di un lungo elenco di balocchi tra cui Barbie curvy, Barbie con la pelle nera, quella con gli occhi a mandorla e Fulla, la bambola con il velo. Insomma, una sorta di melting pot tra le bambole che aspira a far crescere i bambini in un mondo in cui la diversità sia una ricchezza e non un limite.
Il nuovo giocattolo rivoluzionario ha mosso notevolmente l’opinione pubblica anche perché, in qualche modo, sembra strizzare l’occhio alle ultime rivendicazioni femministe esplose nella marcia anti-Trump dello scorso 21 gennaio. Sarà quindi pronta l’America (e con lei tutto il mondo) ad accogliere Jazz nella stanza dei giochi o finirà per essere sommersa da critiche e commenti finendo per essere solo un tentativo fallito di progresso sociale?
Alessia Mingori
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