Nel 2019, sulla neonata piattaforma Amazon Prime Video, uscì una serie fuori dagli schemi, lontana dalle mode woke e dalle dinamiche più perbeniste: The Boys.
Da quel momento, ogni nuova stagione venne trattata come un vero e proprio evento culturale. The Boys racconta un mondo popolato da supereroi, ma non nel senso classico proposto da Marvel o DC. Qui i “super” sono influencer meschini, violenti e corrotti, perfettamente consapevoli della loro superiorità fisica e mediatica.
Questi eroi si macchiano di crimini devastanti, genocidi e violenze di ogni tipo, eppure vengono idolatrati dalle masse e protetti dalla potentissima multinazionale Vought International.
I protagonisti della serie sono invece dei reietti della società, capitanati dallo spietato William Butcher, interpretato da un magnifico e ormai iconico Karl Urban. Il loro obiettivo è rovesciare questo sistema e vendicarsi di tutto ciò che i super hanno commesso, in particolare contro il leader dei Sette: il Patriota, il super più potente al mondo, interpretato magistralmente da Antony Starr.
Ci sono volute cinque stagioni e vari spin-off per arrivare al gran finale e, come spesso accade con le serie più importanti, l’epilogo ha inevitabilmente diviso i fan. La quinta stagione ha avuto una costruzione lenta, ma fondamentale per spianare la strada a un finale che molti immaginavano in stile Avengers: Endgame.

Photo Credits: Amazon Prime
Il creatore della serie, Eric Kripke, ha deciso però di concludere il racconto in maniera molto diversa rispetto al fumetto originale scritto da Garth Ennis e disegnato da Darick Robertson. Rispondendo alle critiche, Kripke ha dichiarato:
“Abbiamo qualcosa come 14 personaggi, forse 15. E sento il dovere, nei confronti di tutti loro — dato che la televisione è un settore incentrato sui personaggi — di svilupparli, umanizzarli e dare spessore alle loro storie.”
Ed è proprio questo l’aspetto che rende The Boys una delle serie più importanti della cultura pop moderna. Oltre alle scene splatter e ai continui colpi di scena, ciò che colpisce davvero lo spettatore è la caratterizzazione dei personaggi.
Ognuno di loro è guidato da sentimenti profondamente umani, traumi e fragilità. Ogni giorno sono costretti a convivere con il peso delle proprie azioni e delle proprie ossessioni. Personaggi come Patriota, Butcher, A-Train, Latte Materno e Soldatino sono entrati nell’immaginario collettivo proprio grazie a questa scrittura così approfondita della loro psicologia.
La serie riesce in qualcosa di raro: far empatizzare lo spettatore con personaggi che, spesso, stanno commettendo atrocità indicibili. Ed è proprio questo conflitto morale continuo a rappresentare la vera forza di The Boys.
Con il suo finale, la serie non chiude soltanto una storia di supereroi: chiude un racconto sul potere, sulla manipolazione mediatica e sulla natura umana. In un panorama televisivo sempre più omologato, The Boys resterà probabilmente uno dei prodotti più coraggiosi e controversi degli ultimi anni, capace di usare il linguaggio del fumetto e dell’azione per parlare, in realtà, del nostro mondo.
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