Per la prima volta, un cortometraggio italiano di animazione entra nella shortlist degli Oscar. Anzi, uno e mezzo: “Playing God”, totalmente tricolore, ed “Eirù”, diretto da Giovanna Ferrari, ma di produzione irlandese. Quest’ultimo, tuttavia, non è al momento disponibile (è stato distribuito solo in sale nordamericane selezionate). Dunque, appena possibile, se ne riparlerà.
“Playing God” è stato prodotto dall’indipendente Studio Croma Animation e diretto dal bolognese Matteo Burani. Da pochi giorni, è disponibile su Youtube via il prestigioso servizio di distribuzione Short of the Week.
Il film esplora l’ossessione di uno scultore, perseguitato dall’utopia della perfezione. Come un Dio imperfetto, rinnega le sue creazioni imperfette e le abbandona. Tuttavia, le sculture, come novelli Adamo ed Eva, si ribellano e prendono vita, andando incontro a un destino inaspettato. Il finale va gustato senza spoiler.
“Playing God” è animato tramite la tecnica della stop-motion, tanto complessa quanto in voga nel cinema d’autore. Basti pensare a recenti pellicole come “Isle of Dogs” di Wes Anderson e “Pinocchio” di Guillermo Del Toro, senza ovviamente citare l’iconico “Nightmare Before Christmas”.
Nello specifico, i variegati materiali sono stati animati frame by frame per due anni, per un totale di oltre 20.000 scatti.
L’utilizzo della stop-motion è tutt’altro che un mero vezzo artistico: sembra in questo caso sovrapporsi (in una chiave metanarrativa) al tema della creazione come fatica, in un’infinita successione di passaggi impercettibili.
”Playing God” inizia il suo viaggio nel 2017, con una campagna crowdfunding di assoluto successo. Da lì, oltre ai primi finanziamenti, ha iniziato a svilupparsi una nicchia di sostenitori sempre più grande, passando attraverso le varie fasi di realizzazione dell’opera. Man mano la schiera di co-produttori e distributori si è infoltita, anche grazie a un percorso festivaliero di assoluto rilievo.
Il cortometraggio di Burani è stato infatti presentato in anteprima mondiale alla Settimana Internazionale della Critica della Mostra del Cinema di Venezia nel 2024, per poi conseguire 180 selezioni ufficiali e 92 premi internazionali. Da lì, le porte degli Oscar.
Già nel 2025, l’Academy ha premiato due corti non americani, mostrano in questo campo una maggiore apertura geografica rispetto ai lungometraggi A trionfare sono stati “I’m Not a Robot” (Paesi Bassi) per il Live Action e “In the Shadow of the Cypress” (Iran) per l’Animazione.
Al momento, i siti specializzati non indicano “Playing God” come front-runner, ma è anzi presumibile che debba sgomitare per provare a entrare nella cinquina finale. Tuttavia, in una categoria tradizionalmente priva di grandi nomi e distribuzioni, nulla è mai certo.
In ogni caso, il percorso di questo cortometraggio indipendente è già un miracolo. Matteo Burani ha confezionato un gioiello: la speranza è che possa fungere da scintilla nel desolato panorama del cinema italiano.
Angelo Pennisi
Fonte Foto in evidenza: Cinecittà News
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