Cala il sipario sulla 72ª edizione del Taormina Film Festival. Scorrono, dunque, i titoli di coda su cinque giorni di grande cinema, italiano e internazionale, che hanno puntato i riflettori di tutto il mondo sulla bellezza del cinema, di Taormina e della Sicilia in generale. Una kermesse cinematografica all’insegna di grandi ospiti – Russell Crowe ed Helen Mirren su tutti – e di anteprime mondiali – come il primo episodio della terza stagione di House of the Dragon e Bear Country il film che vede protagonista proprio Russell Crowe.

Helen Mirren sul Red Carpet in piazza IX Aprile a Taormina – Fonte Foto: Voci di Città
Ma, anche e soprattutto, all’insegna di donne sempre più importanti e centrali – dalla Direttrice del Festival, Tiziana Rocca, alla madrina di questa edizione, Anna Valle, passando per la giuria (presieduta da Jane Campion) e per il panel “Donne oltre lo sguardo“, con protagoniste diverse figure importanti del cinema e non. Oltre che all’insegna di tanti giovani: dalla forte partecipazione di tanti ragazzi sotto i 25-30 anni alla giuria del Campus Giovani – che ha dato vita al premio il Cariddino d’Oro – passando per le varie conversazioni al Palazzo dei Congressi con i grandi ospiti di ogni giornata.
Insomma, un Taormina Film Festival 2026 che ha messo al centro il cinema. Che si è mostrato al passo con i tempi – da House of the Dragon a Can Yaman passando per Aaron Paul e Nina Dobrev – non dimenticando, però, chi ha contributo a scrivere la storia della settima arte – come Russell Crowe, Helen Mirren, Clive Owen, Gore Verbinski, e non solo. Che ha reso omaggio alla storia del cinema italiano: dalla presenza di Giancarlo Giannini, Michele Placido, Franco Nero a quella più moderna di Micaela Ramazzotti, Marco D’Amore, Corrado Guzzanti.

Miriam Leone sul red carpet in Piazza IX Aprile in occasione del Taormina Film Festival – Fonte Foto: Voci di Città
Infine, una 72ª edizione (di questo sempre più internazionale Film Festival) che ha dato (ancora una volta) lustro alla Sicilia. Una delle capitali turistiche italiane (e non) come Taormina, infatti, si è trasformata in capitale mondiale del cinema per cinque giorni, facendo così da spot per sé stessa e per tutta l’Isola. Ospitando, inoltre, anche diversi siciliani – come Miriam Leone, Sergio Friscia, Donatella Finocchiaro, Roberto Lipari, Tony Sperandeo, Ninni Bruschetta- che hanno tenuto a ribadire la centralità della nostra terra e dei siciliani nel mondo del cinema.
Il grande trionfatore del festival è stato Hear The Yellow, che ha conquistato quattro premi principali: miglior film, miglior regia, miglior attore e una delle due statuette per la miglior attrice. Il dramma turco di Banu Sıvaci ha conquistato quattro dei premi principali, trasformandosi nel vero dominatore di questo Taormina Film Fest 2026. Ma dietro ogni premio c’è una storia, un personaggio, un volto. E vale la pena raccontarli.
Hear the Yellow non è il classico dramma che si presenta in un festival e si limita a essere contemplativo. È un racconto di ritorni, segreti e ferite mai guarite. La protagonista, Suna, è una musicista che torna nel suo villaggio anatolico per fare luce sulla misteriosa morte della sorella avvenuta anni prima. In una terra consumata dalla siccità, dove anche i rapporti umani sembrano essersi prosciugati, la donna cerca una verità che tutti sembrano voler dimenticare. La regista, Banu Sivaci, costruisce una storia in cui il paesaggio diventa quasi un personaggio: il caldo, la polvere, la terra spaccata dalla sete riflettono il dolore e i segreti dei protagonisti. Non sorprende quindi che il film abbia portato a casa sia il premio per il Miglior Film sia quello per la Miglior Regia.
L’anima di Hear The Yellow è Suna, interpretata da Selva Erdener. La sua interpretazione vive di silenzi più che di parole. La protagonista è una donna divorata dai dubbi e dalla rabbia, ma anche incapace di spezzare definitivamente il legame con la propria famiglia. Suna riesce a mostrare contemporaneamente fragilità e determinazione, trasformando un’indagine sul passato in un viaggio interiore. La giuria ha premiato proprio questa capacità di rendere credibile un personaggio complesso, sospeso tra il bisogno di vendetta e quello di riconciliazione.
L’Italia festeggia grazie a Greta Scarano e al film Piccolo Miracolo. Nel film interpreta Ursula, una donna cieca che vive da sola in una vecchia palazzina destinata alla demolizione. Quando il costruttore incaricato di abbattere l’edificio cerca di convincerla a lasciare casa, si trova davanti una donna molto più forte e combattiva di quanto immaginasse.
Il personaggio avrebbe potuto facilmente scivolare negli stereotipi. Greta Scarano, invece, costruisce una figura piena di ironia, dignità e indipendenza. Ursula non è “la donna da salvare”: è lei a cambiare chi le sta intorno. Probabilmente è proprio questo che ha conquistato la giuria: la capacità dell’attrice di dare vita a un personaggio che ribalta continuamente le aspettative.
Torniamo ad Hear the Yellow dove, accanto a Selva Erdener, brilla anche Suleyman Kadim Kabaali, premiato come miglior attore. Nel film interpreta Ayhan, una figura centrale nel ritorno di Suna al villaggio e nel delicato equilibrio di relazioni che emergono durante la ricerca della verità. Il suo lavoro è tutto giocato sulle sfumature: poche esplosioni emotive, tanti sguardi e una presenza costante che accompagna il racconto senza mai sovrastarlo. È il tipo di interpretazione essenziale, precisa e profondamente umana che piace così tanto in un film che ha proprio bisogno di un co-protagonista con queste caratteristiche.
Tra le sorprese del festival c’è il premio a Tut Nyuot per Animol. Il film, descritto come un intenso dramma ambientato nel mondo carcerario, ha permesso al giovane interprete di mettersi in luce con una prova che molti osservatori hanno definito tra le più promettenti viste a Taormina quest’anno. Un riconoscimento che vale quanto un trampolino di lancio. Anche Berfin Sönmez lascia la Sicilia con un premio importante. La sua interpretazione in Gropiusstadt Supernova le è valsa il titolo di miglior attrice emergente, confermando l’attenzione del festival verso nuovi talenti internazionali.
Il premio assegnato dal Campus Giovani è andato a Good Luck, Have Fun, Don’t Die. Il fatto che siano stati gli studenti a sceglierlo rende il riconoscimento particolarmente interessante: spesso il giudizio dei giovani spettatori è molto diverso da quello delle giurie ufficiali. Il film di Gore Verbinski è riuscito evidentemente a creare quel legame emotivo e generazionale che va oltre i criteri tecnici.
Come se non bastasse il premio a Greta Scarano, Piccolo Miracolo ha ricevuto anche una menzione speciale dal Campus Giovani. Un segnale chiaro: la storia di Ursula e Davide, tra speculazione edilizia, fragilità umane e possibilità di cambiamento, è stata una delle opere che più hanno lasciato il segno tra il pubblico giovane.
Infine, il riconoscimento per il miglior cortometraggio fuori concorso è andato a Fili Invisibili. Un premio che spesso passa in secondo piano rispetto ai lungometraggi, ma che a Taormina continua a rappresentare uno spazio importante per autori e storie capaci di raccontare molto in pochi minuti.
Fonte Foto in Evidenza: Taormina Film Festival (Instagram)
Giuseppe Rosario Tosto
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