Anche quest’anno è giunta a termine l’ultima serata del Festival più atteso da tutta l’Italia. Quest’anno a portarsi a casa la vittoria del Festival di Sanremo è il giovane Olly con il suo brano “Balorda nostalgia”. Edizione ricca di sorprese, con una classifica finale che ha lasciato tutti a bocca aperta. Fuori dalla top five Giorgia e Achille Lauro (favoritissimi), mentre vengono premiati due debuttanti.
A rubare il cuore degli italiani quest’anno è stata Balorda Nostalgia di Olly. Una vittoria non scontata dato l’altrettanto alto livello degli altri brani, ma che di certo non sorprende. Olly era uno dei favoriti sin dal primissimo annuncio degli artisti in gara quest’anno e – secondo le quotazioni dei principali siti di scommesse – si sarebbe dovuto “giocare” la vittoria con Giorgia.
A vincere è uno dei big più giovani (sia a livello anagrafico che a livello di carriera). Olly debutta all’Ariston appena due anni fa vincendo Sanremo Giovani e proprio da lì inizia la sua scalata verso il successo. Torna quest’anno sul palco da campione con “Balorda nostalgia”. La nostalgia di cui parla Olly nel suo brano è un sentimento dolce-amaro, fortemente contraddittorio, un po’ come l’essere umano. È balorda perchè ricorda la fugacità dei bei momenti, che si vivono una volta sola e ci lasciano l’amaro in bocca. Ma allo stesso tempo è un sentimento buono, che lascia il tepore di un sorriso, perché ci ricorda che la bellezza della vita sta proprio in questi momenti, unici e irripetibili. Molto più che una semplice canzone d’amore, “Balorda nostalgia” è un’altalena di emozioni, che sprigiona a momenti rabbia, a momenti dolcezza.
Debutta e fa il botto Lucio Corsi con “Volevo essere un duro”. È proprio lui ad aggiudicarsi il secondo posto nella classifica finale.
Con i risultati alla mano possiamo dirlo: Lucio è a tutti gli effetti la più grande rivelazione di questa edizione. Con look audaci – decisamente non mainstream – e lo sguardo puro di un giovane che canta i suoi sentimenti, Lucio è salito sul palco con “Volevo essere un duro”. Il brano mette a nudo le debolezze dell’uomo di fronte al mondo, fin troppo duro per quelli normali. Con questo brano il cantautore mostra la sua parte più nascosta, il suo bambino interiore che cerca di dare il meglio per averla vinta in un mondo così ostile.
Lucio Corsi si era raccontato così in un’intervista: “Era il momento giusto, da bambino suonavo per strada ed è stato utile, poi c’è stata la band al liceo, tutto serve per avere basi. Sanremo è un frullatore, mi dicono, ed è facile tagliarsi ma se hai buone basi diventa un paracadute”. Nonostante la sua paura di non essere abbastanza duro, Lucio può dire a gran voce di avercela fatta.
Completa il podio Brunori Sas. Debuttante assoluto, Dario Brunori sale per la prima volta sul palco dell’Ariston con il brano “L’albero delle noci” e già al primo tentativo si aggiudica un bel posto nel podio.
L’albero delle noci è un brano fortemente autobiografico, che racconta le radici del cantante. Prende il nome da un albero che ha segnato l’infanzia di Dario, l’albero su cui – utilizzando la stessa metafora del cantautore – sarebbero scritte tutte le sue canzoni.
L’annuncio della classifica da parte di Carlo Conti è stato “accolto” da fragorosi fischi del pubblico, sconcertato per certe assenze dalle top five: parliamo di Giorgia e Achille Lauro, favoriti dal pubblico che, inspiegabilmente, si sono ritrovati rispettivamente al sesto e settimo posto.
Giorgia, veterana del Festival e ormai icona della musica italiana, è salita sul palco con “La cura per me”, un brano che elogia l’amore come un rifugio, un vero e proprio antidoto contro la paura e la solitudine. Con una serie di esibizioni impeccabili e le sue ormai indiscusse doti canore, ancora una volta Giorgia è riuscita a smuovere qualcosa cuore degli italiani, che l’hanno acclamata con fragore, a prescindere dal suo posto in classifica. Achille Lauro, invece, ha abbandonato per un attimo la sua vena ribelle per abbracciare il sé più adulto, che guarda al passato con malinconia. È questa la vibe di “Incoscienti Giovani”, un brano nostalgico che parla di giovani di periferia, ribelli e tormentati, che trovano salvezza nell’amore (tema portante di questo Festival).
“Le classifiche vanno e vengono, ma l’affetto del pubblico è la vera vittoria“. Questo il commento del conduttore Carlo Conti, anche lui visibilmente sorpreso dai risultati.
Come ricordato dallo stesso conduttore in risposta al malcontento generale, il vincitore è stato scelto in base alla combinazione di tre fattori. Voto della giuria della Sala Stampa (composta da circa 300 giornalisti tv e web), voto della giuria delle Radio, e voto del televoto. Ad avere un peso maggiore è il televoto (con un peso del 34% rispetto al 33% delle altre due giurie).
Il premio della critica “Mia Martini”, istituito in onore dell’icona indiscussa della musica italiana che lo vinse ben tre volte, va a Simone Cristicchi con il brano “Quando sarai piccola”.
Il premio della Sala Stampa “Lucio Dalla” va a Lucio Corsi con “Volevo essere un duro”.
Il premio Sergio Bardotti per il miglior testo va a Brunori Sas con il suo brano “L’albero delle noci”. A consegnarlo la bellissima Bianca Balti, scesa nuovamente sul palco in occasione della consegna dei premi.
Il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale – anch’esso consegnato da Bianca Balti – è stato invece conferito al brano “Quando sarai piccola” di Simone Cristicchi, che ha commosso l’intera platea.
Il Festival più amato e atteso da tutta l’Italia, quest’anno è stato condotto dallo showman Carlo Conti che ha preso il posto di Amadeus dopo ben cinque anni consecutivi di conduzione. Nuovo direttore artistico ma stessi numeri da record: anche quest’anno supera il precedente in termini di share, superando il 70% nella serata delle cover (numeri mai visti prima d’ora nella storia di Sanremo). Tra l’altro, quest’anno è stato sperimentato per la prima volta il conteggio dello share in base alla total audience (contando, quindi, non solo i numeri registrati da tv ma anche quelli in streaming da cellulare e web).
Un festival da record anche in termini di velocità: Carlo Conti va dritto al punto e, in quest’edizione, mostra di voler dare più spazio alla musica che alle chiacchiere. Pochissime pause, poco spazio lasciato agli artisti tra un’esibizione e l’altra e un ritmo molto incalzante che ha permesso di concludere le serate decisamente in anticipo rispetto agli anni precedenti. Veloce ma efficace: potremmo descrivere così lo stile conduttivo dello showman, tanto apprezzato quanto criticato dalla kermesse.
Concludiamo con la classifica completa di quest’anno, che ha destato tanto scalpore.
Olly – “Balorda nostalgia”
Lucio Corsi – Volevo essere un duro
Brunori Sas – L’albero delle noci
Fedez – Battito
Simone Cristicchi – Quando sarai piccola
Achille Lauro – Incoscienti giovani
Francesco Gabbani – Viva la vita
Irama – Lentamente
Coma_Cose – Cuoricini
Bresh – La tana del granchio
Elodie – Dimenticarsi alle 7
Noemi – Se ti innamori muori
The Kolors – Tu con chi fai l’amore
Rocco Hunt – Mille vote ancora
Willie Peyote – Grazie ma no grazie
Sarah Toscano – Amarcord
Shablo – La mia parola
Rose Villain – Fuorilegge
Joan Thiele – Eco
Francesca Michielin – Fango in paradiso
Modà – Non ti dimentico
Massimo Ranieri – Tra le mani un cuore
Serena Brancale – Anema e core
Ricordiamo che gli artisti in gara, quest’anno, sarebbero dovuti essere trenta. Il trentesimo – ricordato nel corso della serata dallo stesso Carlo Conti – sarebbe stato Emis Killa. L’artista, tuttavia, ha deciso volontariamente di ritirarsi dalla competizione in seguito alle indagini riguardo le aggressioni al Meazza e al presunto coinvolgimento con gli ultras.
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Nata a Catania nel lontano 2002, la piccola Alice si è sempre distinta per la sua risolutezza e determinazione.
Dopo aver deciso di voler diventare un’archeologa, poi una veterinaria e poi un’insegnante, si iscrive al Liceo Linguistico Lombardo Radice e scopre le sue due grandi passioni: la scrittura e le lingue straniere, che decide di coniugare iscrivendosi alla facoltà di Scienze e Lingue per la Comunicazione.
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