Uscito su Netflix il 30 dicembre, Rumore Bianco di Noah Baumbach ci catapulta in uno spaccato della società grottesco e sopra le righe. Il regista – già candidato agli Oscar nel 2020 con Storia di un matrimonio – porta in scena l’omonimo romanzo di Don De Lillo interpretandone la vena satirica e di denuncia.

Noah Baumbach – flickr
Sul sito Rotten Tomatoes riporta un discreto gradimento del 62% da parte della critica e del 36% dal pubblico. IMDb, con un feedback simile, presenta una valutazione del 5,9/10. Infine, Metracritic riporta rispettivamente un punteggio di 66 dalla critica e del 5.6 da parte dei recensori amatoriali.
Nel ruolo di protagonisti vi sono Adam Driver, già capace di distinguersi negli ultimi anni in opere quali Silence di Scorsese o House of Gucci di Scott, e la multiforme Greta Gerwig, da tempo collaboratrice di Baumbach, ora attrice ma già regista di lavori come Lady Bird e Piccole Donne (oltre che dell’attesissimo Barbie).
Tra gli altri volti conosciuti vi è senza dubbio quello di Don Cheadle, in un ruolo secondario, ai più noto per aver vestito i panni di War Machine nell’universo cinematografico Marvel.

Adam Driver – flickr

Greta Gerwig
Image: Martin Kraft (photo.martinkraft.com)
License: CC BY-SA 3.0
via Wikimedia Commons
La vicenda ruota attorno alla vita della famiglia Gladney: Jack (Adam Driver) è un professore specializzato nella figura di Hitler mentre Babette (Greta Gerwig), la moglie, sembra avere un importante segreto. Essi vivono con i loro quattro figli: due dei precedenti matrimoni di Jack, uno di Babette, un quarto avuto da entrambi.
Tutto muta, in concomitanza con uno dei momenti più alti di sceneggiatura e regia dell’intera pellicola, quando un incidente ferroviario in prossimità della loro cittadina riversa nell’aria una nube tossica e potenzialmente letale.
Assisteremo dunque al viaggio e all’emozioni di questa famiglia che, tra tante, dovrà confrontarsi con le proprie paure per poi procedere verso un epilogo tanto inaspettato quanto coerente.
Tema centrale dell’intero film è la paura della morte e come ad essa reagiamo e soprattutto come sia capace di condizionarci. Chi per ragioni diverse, chi prima e chi dopo, come nella vita reale, i personaggi di Rumore Bianco si trovano a dover affrontare le loro paure: ma cosa accade quando è un’intera massa ad avere paura? E fra tutte, è mossa proprio da quella della morte?
A proposito, risulta utile ragionare sul titolo stesso del film Rumore Bianco: è quel rumore di fondo, a cui si sovrappongono le voci della folla e altri rumori, ma che persiste. Spettacolarizzazione della tragedia, l’eccessiva informazione, il complottismo e gli esperti alla giornata: sono tuti elementi che alimentano la massa, la saziano, e la rendono immobile e ipnotizzata di fronte anche alla più imminente catastrofe.
E come è semplice, guardando il nuovo film di Noah Baumbach, rivedere in questi anni 80 sopra le righe – così come aveva fatto Don De Lillo – uno spaccato crudo e grottesco della nostra società.
È bene chiarine, infatti, come Rumore Bianco sappia la maggior parte del tempo far ridere anche con il più straziante evento in scena: rimaniamo folgorati per esempio quando Jack e il collega Murray (Don Cheadle), esperto di Elvis, collaborano nel corso di una lezione con forme di teatralità al limite della credibilità. Urlano, si muovono, si interrompono e sovrappongono: tutti guardano esterrefatti mentre i personaggi in scena non fanno altro che denocciolare il tema cardine dell’intera opera, la paura della morte come unico comune denominatore per l’uomo.
Aggiungere altro significherebbe raccontare altro della trama e questo non farebbe che rovinare le stravaganti vicende che dall’inizio alla fine del film Baumbach è stato capace di mettere in scena.
Con una grottesca ironia, un montaggio frenetico e caricature più vicine alla realtà di una natura morta, Rumore Bianco è un’analisi compiuta della nostra società e che – dopo anni di covid – sa come esserci utile nel riguardare al passato e al futuro.
Riccardo Bajardi
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