Cosa accomuna l’ultimo album dei Dream Theater con Zerocalcare? Semplice: la loro visione della vita
Vorrei poter dire di essere cresciuto con i Dream Theater e con Zerocalcare. Di essere un loro fan di lunga data nonostante i miei trent’anni. Ma così non è. Quindi ho pensato che per un fan sia il mese di ottobre che di novembre gli siano piaciuti molto per ciò che ha portato.
Il 22 ottobre è uscito A View from the Top of the World, quindicesimo album della band statunitense. La scaletta dei titoli come The Alien, Sleeping Giant, Awaken the Master e la stessa title track portano un collegamento con Strappare lungo i bordi del fumettista romano.
L’opera di Zerocalcare, uscita il 17 novembre su Netflix, è diventata subito un successo. Soggetta di analisi non solo di giornalisti o di cinefili, ma anche di persone comuni. Una serie che ha scavato a fondo nell’animo di tutti, ma soprattuto di chi ha vissuto l’adolescenza negli anni novanta e nei primi anni duemila.
Il senso di inadeguatezza che proviamo in alcuni momenti della nostra vita, il sentirsi alienato dal resto del mondo quando alcuni privilegi non ci appartengono, o il costante conflitto con noi stessi a cui corrisponde la voce della coscienza dell’armadillo. Cercare di portare luce nel buio in cui sguazziamo di cui ne abbiamo reso la nostra dimora, dando una speranza di mantenere la scia dritta durante lo strappo, come appunto dice la serie.
La capacità degli artisti sta proprio nel cercare di regalare emozioni, a colpirti nell’anima con la loro arte. Se l’ironia comica e schietta di Zerocalcare ti porta a far riflettere su temi importanti come la precarietà, il desiderio di sentirsi accettati in una società in cui non sempre ti rivedi, o altri temi come il suicidio, quando ciò per cui hai combattuto e lottato vola via come cenere al vento; dall’altra parte John Petrucci, John Myung, Jordan Rudess e Mike Mangini danno mazzate sui loro strumenti come se ti stessero buttando la verità dritta in faccia a bordo di un Frecciarossa.
Un pezzo che può riprendere i punti più riflessivi e speranzosi della serie è sicuramente Transcending Time. L’unica canzone composta con un ritmo più lento e malinconico dopo tanta ferocità.
Alla fine la canzone più rappresentativa di tutto l’album è sicuramente la title track: A View from the Top of the World. Il fuoco che arde dentro di noi, la voglia che abbiamo di realizzare sogni, di inseguire nuove ambizioni, e il non sentirci mai abbastanza coraggiosi per provarci. Avere quindi una visione dalla cima del mondo. Di sapere, quindi, com’è esattamente la realtà. Una suite di venti minuti circa che è perfetta per rappresentare la serie.
Simmaco Munno
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Nato e cresciuto a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, quando il grunge esplodeva a livello globale, cioè nel ’91, e cresciuto a pane e pallone, col passare del tempo ha iniziato a sviluppare interessi come la musica (sa mettere le mani almeno su tre strumenti) la letteratura e la linguistica. Con un nome provinciale e assonante con la parola sindaco, sogna di poter diventare primo cittadino del suo paese per farsi chiamare “Il sindaco Simmaco”.
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