Il 16 gennaio è uscito “Tutto è possibile”, quarto album di Geolier. Un lavoro che segna la maturazione del rapper napoletano con collaborazioni e produzioni persino inaspettate. Ormai da anni, Emanuele Palumbo, classe 2000, domina la scena del rap nel napoletano. Nel corso del tempo oltre ad aver partecipato a Sanremo è divenuto anche conduttore del programma Nuova scena affiancato da Rose Villain e Fabri Fibra. Un reality in cui sfidano giovani aspiranti rapper a suon di freestyle, flow e cover di canzoni rap.
La sua fama, quindi, lo porta anche a dover sperimentare e cercare nuove ispirazioni. Un disco dalla durata di cinquanta minuti e con sedici tracce dove il rapper esplora temi come le sfaccettature dell’amore e della sofferenza, la disparità sociale, ma anche la solita arroganza e sfrontatezza tipiche del genere.
Il disco si apre con l’omonima traccia dell’album. Geolier decide di prendere un pezzo inedito del compianto cantautore napoletano Pino Daniele e duettare con lui. Un’intro che si apre con un suono malinconico di armonica, per poi dare spazio agli arpeggi di una chitarra acustica e un dolce suono di sassofono. Un pezzo tipico della discografia di Pino Daniele. E, ovviamente, il solito messaggio di speranza del rapper rivolto sia alla sua storia che alla sua città.
Anticipato dai singoli come la triste Fotografia, e la sfacciata 081, l’altro pezzo forte arriva con Phantom, singolo in collaborazione col rapper statunitense 50 Cent e con Lazza al piano. Una canzone che porta persino il rapper alla ribalta internazionale. Di artisti stranieri, però, non c’è solo 50 Cent, ma anche il rapper portoricano Anuel AA nella traccia Arcobaleno. Entrambi gli artisti, infatti, cantano nella loro lingua madre. Continuando con i featuring, il disco ospita anche Sfera Ebbasta e Anna nella canzone 2 giorni di fila e Kid Yugi nella traccia Olè.

La cover del disco “Tutto è possibile”
Dal punto di vista stilistico, la maturazione del rapper è chiara. La sua voce risulta più nitida. L’uso dell’autotune viene prevalentemente utilizzato nelle parti melodiche, difatti emerge anche una voce naturale dal timbro rabbioso del rapper napoletano. Sarà che, come dichiarato dallo stesso Geolier, è il suo album più emotivo. La ripetitività espressa nei lavori precedenti può dirsi scomparsa, il meglio di sé lo si trova soprattutto nelle canzoni più introspettive.
Gli arrangiamenti presentano anche loro una propria personalità: dagli intro di piano, ai campioni di batteria gangsta rap, ai suoni lounge bar, o all’uso di armonica presente anche alla fine dell’ultima traccia A Napoli non piove. Un pezzo che racchiude lo stato d’animo dei cittadini e della città, ed anche dello stesso Geolier. E forse il testo più importante del disco.
Tutto è possibile è l’ennesimo messaggio di speranza che Geolier vuole lanciare. Quel messaggio di speranza di cui i suoi testi vengono impregnati, inzuppati. Sperando, appunto, che qualcosa cambi, e che se quel cambiamento ci sarà che rimanga così per sempre.
Fonte foto in evidenza: ilmattino.it
Simmaco Munno
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Nato e cresciuto a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, quando il grunge esplodeva a livello globale, cioè nel ’91, e cresciuto a pane e pallone, col passare del tempo ha iniziato a sviluppare interessi come la musica (sa mettere le mani almeno su tre strumenti) la letteratura e la linguistica. Con un nome provinciale e assonante con la parola sindaco, sogna di poter diventare primo cittadino del suo paese per farsi chiamare “Il sindaco Simmaco”.
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