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Netflix, diffamazione: Baby Reindeer non è una storia vera
03 Ottobre 2024
Entertainment

Netflix, diffamazione: Baby Reindeer non è una storia vera

Home » Entertainment » Netflix, diffamazione: Baby Reindeer non è una storia vera

La serie tv di Netflix, Baby Reindeer, non è “una storia vera“. Lo ha decretato un giudice distrettuale della California. Grazie a questo verdetto, Fiona Harvey, colei che teoricamente ha ispirato il personaggio di Martha, può intentare una causa per diffamazione nei riguardi della piattaforma di streaming.

Fiona Harvey aveva già, in precedenza, effettuato manovre legali nei confronti di Netfix, avanzando l’accusa di essere stata rappresentata come una criminale condannata per stalking, fatto che nella realtà non può dirsi  “vero”.

La trama, Netflix  e i giudizi

Baby Reindeer scritta da Richard Gadd, racconta di un uomo perseguitato da una stalker, quest’ultima sarebbe Martha, personaggio idealmente ispirato a Fiona Harvey. All’inizio della serie compare la scritta “Questa è una storia vera”, questo dettaglio porta gli spettatori a pensare che, i fatti rappresentati siano realmente accaduti.  Il giudice Gary Klausner ha deciso di non archiviare la causa, come invece chiedeva Netflix. Netflix

Una storia vera, la causa

Harvey non viene mai nominata in Baby Reindeer, ciononostante molti fan della serie, l’hanno facilmente identificata e per farlo sono bastate poche ricerche su internet. Poche settimane dopo Fiona, ha denunciato le minacce ricevute da centinaia di utenti dei social network, descrivendo la serie come un tentativo di umiliazione pubblica.

Il Sunday Times scrivendo che Gadd, inizialmente, non voleva utilizzare la frase “Questa è una storia vera“, punta, velatamente, il dito contro Netflix, suggerendo chela piattaforma abbia inserito la scritta in modo arbitrario. Il giudice Klausner ha, allora, aggiunto che, se ciò che il  Sunday Times sostiene si dimostra reale, potrebbe esserci un evidente intento doloso da parte di Netflix. Dichiarare come “storia vera” una storia finta, al fine di accrescere audience, non è solo eticamente scorretto, è anche un reato.

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