SIRACUSA – La flotta greca sta per salpare dal porto di Aulide, sotto il comando di Agamennone, per vendicare l’affronto di Paride, ovvero il rapitore della bellissima Elena, moglie di Menelao. All’inizio della tragedia il re racconta a un vecchio servo che la dea Artemide, adirata con i Greci, blocca la flotta con una bonaccia e che l’indovino Calcante ha annunciato che per placare la collera della dea è necessario sacrificare Ifigenia, figlia di Agamennone. Quest’ultimo ha mandato una lettera per fare giungere la figlia in Aulide con il pretesto di darla in sposa ad Achille, ma poi pente e vorrebbe che il vecchio portasse un messaggio segreto alla sua famiglia dicendo di tornare indietro. La lettera però viene intercettata da Menelao. Agamennone non ha il coraggio di rivelare alle due donne la terribile verità, ma Clitemnestra la scopre casualmente attraverso le parole di Achille, il quale, nel vedere che il suo nome era stato usato per un atto tanto infame, s’infuria e proclama di voler difendere la ragazza. Scoperto l’inganno, Clitemnestra affronta il marito biasimandolo aspramente, mentre Ifigenia chiede pietà con parole toccanti. Agamennone è irremovibile: il sacrificio si dovrà fare per ragion di stato. Anche Achille conferma la terribile notizia; tuttavia, promette di imbracciare le armi per difendere Ifigenia. Nel vedere l’importanza che la spedizione ricopre per i greci e per evitare uno spargimento di sangue tra l’esercito, Ifigenia cambia improvvisamente atteggiamento e offre volontariamente la propria vita, calmando la madre e respingendo l’aiuto di Achille. Si avvia così al sacrificio con coraggio, lasciando la madre sprofondata nella sua disperazione. Poco dopo arriva un messaggero che riferisce il miracolo: proprio quando il sacrificio stava per compiersi, Artemide ha salvato Ifigenia facendola sparire e mettendo una cerva al suo posto sull’altare. Il vento torna a spirare, la flotta può finalmente salpare verso Troia. Clitemnestra sospetta che il racconto del messaggero sia un sotterfugio per placare il suo dolore, mentre Agamennone parte per la guerra pieno di speranze.
La seconda giornata del ciclo di rappresentazioni vede in scena Ifigenia in Aulide di Euripide diretta dal regista Federico Tiezzi. «Amo molto Ifigenia in Aulide di Euripide, perché la considero una specie di “falso” prequel della trilogia eschilea, che è il modello perfetto di tragedia. Euripide ci aiuta a vedere e comprendere i motivi da cui si origina la vendetta che Clitemnestra consuma su Agamennone in Eschilo. Questa mia regia di Ifigenia vorrei mostrasse le cause di quell’assassinio» confessa.

La traduzione dell’opera spetta a Giulio Guidorizzi, il cui principio di traduzione è stato di rendere in lingua italiana lo spirito drammatico del testo originario, conservando il registro stilistico dell’originale. «Ho scelto una sintassi essenziale, fatta per l’oralità. Ho cercato di rovesciare le prospettive: non dal testo alla scena, ma dalla scena al testo» afferma il traduttore. L’opera ha due protagoniste femminili: Elena Ghiaurov, che veste i panni di Clitemnestra, moglie di Agamennone (Sebastiano lo Monaco), e Lucia Lavia, che interpreta la giovane Ifigenia. Ogni personaggio nell’Ifigenia in Aulide ha un suo linguaggio, così come possiede una sua specifica psicologia: l’ipocrisia violenta di Agamennone, la superbia di Achille e la mediocrità morale di Menelao; l’ingenuità di Ifigenia, prima ragazza viziata ma affettuosa, poi eroina; la varietà di accenti di Clitemnestra e la ricchezza dei cori. «Questa tragedia ha in sé molte tonalità» afferma Guidorizzi. «Parti di grande intensità emotiva; accenti a volte ironici, quasi da tragicommedia; il freddo razionalismo di alcuni dialoghi». I personaggi maschili appaiono fondamentalmente diversi rispetto alla dimensione che avevano nell’epica. Sono tutti ingannatori e ambigui: in loro parla la ragion di stato che si contrappone all’etica familiare. Le donne, invece, hanno un carattere veramente tragico: hanno valori sicuri e su di loro poggia il senso etico delle cose. «Il personaggio di Agamennone mi piace» confessa Lo Monaco. «Ha risvolti di modernità, è dubbioso, vuole e disvuole. Certo, lo status di sovrano per lui è ciò che più conta. Però non è di animo coraggioso, non azzarda, riflette molto sulle decisioni da prendere, calcola; tutti atteggiamenti che si possono restituire anche senza primi piani, postura e recitazione, potendo evidenziare i momenti di sostanziale viltà».
Lo sperimentalismo è dato qui dalla disposizione dello spazio scenico: non contiene una scenografia tradizionale, quanto un’istallazione visuale ricca di riferimenti all’arte contemporanea. Le navi, ad esempio, sono realizzate in modo tale da sembrare esser fatte di piombo, grigie e pesanti; impossibili da essere mosse da qualsiasi vento. Con Ifigenia in Aulide la tragedia riprende anima e vita davanti al grande uditorio del Teatro Greco di Siracusa.
CAST
Traduzione Giulio Guidorizzi
Regia Federico Tiezzi
Scene Pier Paolo Bisleri
Costumi Giovanna Buzzi
Musiche Francesca Della Monica, Ernani Maletta
PERSONAGGI E INTERPRETI:
Agamennone Sebastiano Lo Monaco
Vecchio Gianni Salvo
Corifee Francesca Ciocchetti, Deborah Zuin
Menelao Francesco Colella
Clitemnestra Elena Ghiaurov
Ifigenia Lucia Lavia
Achille Raffaele Esposito
Araldo Turi Moricca
Musicista Giorgio Rizzo
Oreste bambino
Coro donne: Alice Canzonieri, Martina Cassenti, Federica Cavallaro, Aurora Cimino, Eleonora De Luca, Valentina Elia, Roberta Giordano, Deborah Iannotta, Clara Ingargiola, Laura Ingiulla, Virginia La Tella, Anita Martorana, Maddalena Serratore, Cinzia Coniglione, Sabrina Sproviero, Giulia Valentini, Arianna Vinci, Rossella Zagami, Claudia Zappia.
Coro uomini: Gianluca Ariemma, Valerio Aulicino, Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Nicasio Ruggero Catanese, Dario Fini, Marcello Gravina, Ivan Graziano, Riccardo Masi, Vincenzo Paterna, Vladimir Randazzo, Sebastiano Tinè.
Alessandra Munafò (articolo e photogallery)
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