Basterebbe pronunciare il termine “musica” per riportare alla mente emozioni, sentimenti, ricordi, spensieratezze, riflessioni, che nascono spontaneamente in chiunque sceglie di ascoltare le proprie canzoni preferite. Ad ogni modo, si sa, da sempre esistono innumerevoli considerazioni sulla musica, che viene spesso associata alla vita e a tutto ciò che di positivo in essa si possa trovare. In realtà il ruolo della musica è stato oggetto di studio anche da parte della scienza, la quale ha da sempre cercato di capire gli effetti che produce sulla vita di ogni essere umano. A tal proposito ecco alcune delle ricerche pubblicate in seguito a varie ricerche scientifiche:
La musica aiuta ad esprimersi. Sicuramente un concetto già abbastanza conosciuto, ma quando a dichiararlo è proprio la scienza è quasi impossibile nutrire dei dubbi a riguardo. La ricerca, condotta dai ricercatori dell’Università di Jyväskylä in Finlandia, ha preso in esame un campione di 79 soggetti di età compresa tra i 18 e i 50 anni che essendo affetti da depressione, seguivano a priori cure antidepressive e di psicoterapia. Ad alcuni sono state aggiunte delle sedute di musicoterapia durante le quali ogni partecipante ha avuto la possibilità di imparare a suonare uno strumento (come il tamburo). Il risultato? Già a distanza di pochi mesi gli studiosi hanno rilevato come, nei soggetti che hanno seguito le cure musicali, i sintomi di ansia e depressione si presentavano più attenuati. Questo perché attraverso la musica, hanno spiegato gli esperti, le persone riescono ad interagire in modo più semplice e ad esprimere i propri sentimenti e le loro esperienze interiori.
La musica aiuta lo sviluppo dell’udito sin da quando il bambino è ancora nel pancione. Ancora uno studio condotto in Finlandia dai ricercatori dell’Università di Helsinki, ha dimostrato che far ascoltare musica al proprio bambino quando è ancora nel pancione aiuta non solo lo sviluppo del suo udito, ma ne aumenta anche l’attività cerebrale in termini di reattività. Lo studio è stato condotto su due gruppi di donne incinte ai quali è stato chiesto rispettivamente di far ascoltare (primo gruppo) e non far ascoltare (secondo gruppo) una celebre ninnananna al bimbo durante l’ultimo trimestre di gravidanza, per poi verificare dopo la nascita (intorno ai quattro mesi di età) l’attività celebrale dei piccoli. Risultato? I bambini che già avevano sentito la musica si mostravano più reattivi all’ascolto con una maggiore risposta celebrale alla melodia. Inoltre, come affermarono gli studiosi, questo risultato è la dimostrazione di come i bambini siano capaci di imparare ad un’età molto precoce e di come gli effetti di un apprendimento rimangono visibili a lungo termine.Ascoltare le proprie canzoni preferite, inoltre: aiuta nella concentrazione, aumenta il desiderio e il piacere sessuale, fa bene al cuore, migliora la vita… inutile negarlo, i benefici della musica sono veramente infiniti, d’altronde, chi potrebbe dire il contrario?
Nancy Censabella
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