BASILEA – È partita col botto l’edizione numero 69 dell’Eurovision Song Contest, quest’anno ospitata a Basilea, Svizzera. La prima semifinale ha visto sfidarsi 15 Paesi, con 10 artisti che hanno staccato il pass per la finalissima di sabato 17 maggio. Tra questi anche volti legati all’Italia come Gabry Ponte, in gara per San Marino, e l’estone Tommy Cash, ormai popolarissimo anche da noi con il tormentone Espresso macchiato. Il cantautore italiano Lucio Corsi, seppur non in gara, ha lasciato il segno con un’esibizione fuori concorso che ha portato sul palco tutta la sua poetica.
A contendersi la vittoria dell’Eurovision sabato saranno: Norvegia, Albania, Svezia, Islanda, Paesi Bassi, Polonia, San Marino, Estonia, Portogallo e Ucraina.
La conduzione della serata è stata affidata alla presentatrice Hazel Brugger e alla cantante Sandra Studer. Nella serata finale si unirà anche Michelle Hunziker, a sottolineare la forte presenza italiana in questa edizione. A raccontare lo show in diretta per RaiDue ci hanno pensato Gabriele Corsi e BigMama, alla sua prima esperienza nel ruolo.
Tra i più convincenti sul palco, spicca la Svezia con gli Kaj, che hanno proposto Bara Bada Bastu, un mix tra folk e pop scandinavo capace di coinvolgere ed emozionare.
Molto apprezzati anche i Paesi Bassi con Claude, che ha presentato C’est la viè, canzone leggera e raffinata che cresce con un ritornello potente.
La Polonia colpisce grazie alla voce di Justyna Steczkowska e al suo brano dalle sfumature gotiche, Gaja. Non passa inosservata neanche l’Albania, rappresentata dagli Shkodra Elektronike, con un sound dark ed elettronico.
L’Ucraina chiude la lista dei qualificati con Bird of Pray dei Ziferblat, un richiamo nostalgico all’elettronica anni ‘80.
Anche se fuori dalla finale, la Croazia ha sorpreso con Poison Cake di Marko Bošnjak, un’esplosione di suoni inquieti ma affascinanti. La padrona di casa Zoë Më ha incantato con la ballata orchestrale Voyage.
Nonostante l’approdo in finale, l’esibizione di Tommy Cash ha diviso: il brano Espresso macchiato, diventato virale mesi fa, inizia a mostrare la corda. L’artista estone ha riproposto una performance già vista, lasciando poco spazio all’elemento sorpresa.
Gabry Ponte, in rappresentanza di San Marino, ha trascinato il pubblico con un brano dance semplice ma d’impatto. Tuttavia, la critica non è stata tenera: dietro al ritmo travolgente si nasconderebbe una composizione piuttosto piatta.
Non ha convinto nemmeno Melody, in gara per la Spagna con Esa Diva: una hit troppo costruita per piacere davvero. Passa invece il Portogallo con Deslocado di Napa, una ballata poetica e lenta, ma forse troppo. In finale anche la Norvegia con un brano definito “invisibile” da alcuni commentatori, Lighter di Kyle Alessandro.
Tra le esclusioni eccellenti il Belgio, rappresentato da Red Sebastian, la cui Strobe Lights è apparsa debole sia sul piano vocale che emotivo. Stessa sorte per i Mamagama, boy band dallo stile “anni 2000” che non ha saputo conquistare il pubblico.
Un momento diverso da tutto il resto è arrivato con Lucio Corsi, che ha cantato Volevo essere un duro fuori competizione. In un ambiente dominato da produzioni scintillanti e suoni confezionati, il cantautore toscano ha proposto un’esibizione minimale e densa di significato. Per facilitare la comprensione del testo, è stata mostrata la traduzione inglese durante l’esibizione, in modo da permettere anche al pubblico internazionale di coglierne la profondità.
Un segno di orgoglio per la tradizione cantautorale italiana, che in questa edizione trova spazio senza filtri, senza compromessi.
L’appuntamento con la finale sabato 17 maggio con spettacolo, sorprese e una grande partecipazione italiana, tra artisti, conduttori e protagonisti.
Fonte Immagine in Evidenza: open.online
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