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Era davvero necessaria la polemica sul sessismo a Sanremo?
20 Febbraio 2025
Entertainment

Era davvero necessaria la polemica sul sessismo a Sanremo?

Home » Entertainment » Era davvero necessaria la polemica sul sessismo a Sanremo?

L’edizione 2025 di Sanremo, condotta da Carlo Conti, ha rispettato il detto “tutto secondo i programmi”. Nessun incidente di percorso sulla ferrea scaletta programmata dal direttore artistico toscano, bassa produzione di meme e poco spazio alle voci di artisti e presentatori, al netto delle canzoni che, invece, sono state il vero (se non unico) fulcro della kermesse ligure.

Grande assente, dunque, la polemica. Se ci limitassimo alle 5 sere del festival. Ma la settimana del festival della canzone italiana porta con sé anche il canonico “day after”, tramite la trasmissione “Domenica In” di Mara Venier, in cui gli artisti si esibiscono e rispondono alle domande dei giornalisti presenti all’Ariston per l’occasione.

Le attenzioni di fan e addetti ai lavori si sono concentrate particolarmente su due dichiarazioni, che hanno posto l’accento sull’esclusione dalla top 5 di Giorgia con la sua “La cura per me”. La prima di Elodie: “Credo sia stato irrispettoso per la sua carriera, per il suo talento, per il brano che aveva, e mi fa incazz..re che lei non fosse lì, perché è ingiusto. Ci deve essere rispetto per le carriere, soprattutto quando sono importanti. Dove stava il sostegno delle radio, dove stava il sostegno dei giornalisti?“.

Sulla falsa riga, la diretta interessata non ha fatto mancare il suo disappunto sullo stesso palco su cui si esibiva, meno di 24 ore prima, per contendersi la famosa statuetta dorata: “Io non mi spiego quello che è successo. Deve esserci qualcosa di atavico, una cosa inconscia per cui quando devi votare una artista donna ti fermi lì… Tra noi siamo molto unite perché abbiamo capito che il successo di una fa bene a tutte“.

Partendo dalle dichiarazioni di Elodie, i dati emersi, in un certo senso, rispondono alle perplessità della cantante romana: le radio e i giornalisti della sala stampa hanno sostenuto la vincitrice dell’edizione 1995, tanto da essere prima in entrambe le classifiche. A decretarne l’esclusione dai primi cinque, dunque, il televoto.

La sola carriera può assicurare la presenza di un’artista in top 5 a Sanremo? In questo modo, non si creerebbe una forte disparità con tanti outsider che ogni anno partecipano al festival, per poi giungere alle posizioni apicali? Basta pensare a Mahmood, i Pinguini Tattici Nucleari, Lazza (sebbene quest’ultimo già celebre tra i giovani) o Lucio Corsi. E questo sostegno, è davvero dovuto? Non sarebbe contrario a quella differenza di trattamento che si chiede – correttamente – di evitare alla sala stampa, in modo tale da non ribaltare le sorti del pubblico da casa?

Passiamo dunque alle perplessità della stessa Giorgia. Era davvero necessario fare appello al sessismo in questa edizione? Peraltro, due giorni dopo il suo trionfo nella serata cover con Annalisa, grazie alla splendida interpretazione del brano “Skyfall” di Adele. Fare riferimento a una top 5 totalmente al maschile, implica, tra le righe, la richiesta di una “quota rosa” dovuta alle donne in quanto tale. Ma non dovrebbe essere la canzone e la prestazione del cantante a determinare il posizionamento finale, piuttosto che il sesso riportato nella carta d’identità, come successo nella già citata serata dedicata ai duetti?

A rispondere, con solita eleganza, è stato Brunori Sas, cantautore alla prima apparizione nella kermesse sanremese, ma presente nelle classifiche dei brani più ascoltati già da parecchi anni. “Sicuramente è un tema su cui dovremmo riflettere anche noi artisti, ma posso dire che il podio e anche la cinquina rappresenta un modello maschile sicuramente alternativo e non patriarcale nel racconto e nelle canzoni“.

Basta analizzare brevemente le cinque canzoni per escludere a priori la tanto menzionata questione patriarcale degli ultimi anni. Olly, il vincitore di Sanremo 2025, parla di un amore nostalgico, finito, ma ancora vivo nei ricordi della quotidianità condivisa. Lucio Corsi, sconosciuto ai più prima di Sanremo, ma punto di riferimento della musica indipendente ormai da anni, ha portato sul palco più importante d’Italia un’inconsueta fragilità maschile, di un forte desiderio che si scontra con le realtà e dell’accettazione della propria natura.

Lo stesso Brunori rievoca con delicatezza e intimità i sentimenti contrastanti della genitorialità: felicità, ma anche insicurezza e inadeguatezza al cambiamento, un mix che si tramanda da generazioni e quanto mai attuale. Cristicchi ha emozionato lo stivale portando un tema mai trattato. “Quando sarai piccola” non rappresenta solo i ricordi che scivolano via dalla mente di un genitore, ma anche dell’inesorabile inversione dei ruoli, dell’affetto che resiste al tempo e alle malattie degenerative.

Infine Fedez, dopo l’ondata di gossip e preconcetti, ha dato spazio a un altro grande male dei nostri tempi: l’ansia, la depressione e il vuoto che si manifesta nei propri occhi giorno dopo giorno. Il testo vuole essere anche una denuncia al sistema sanitario e al massiccio utilizzo dei farmaci antidepressivi. Temi che colpiscono indifferentemente uomini e donne, così come le tematiche trattate dagli altri quattro componenti della cinquina finale.

Il brano di Giorgia, sebbene primo nelle classifiche di radio e sala stampa, non è stato accolto da un abbraccio plebiscitario. Anzi, è stato sentore comune che la canzone non rendesse giustizia alle splendide doti canore della 53enne romana che ha accompagnato le colonne sonore di mezza Italia negli ultimi 30 anni. E peraltro anche  gli streaming di tutte le piattaforme digitali, sostengono questa tesi. Dunque, di fronte a un brano non pienamente convincente e a una cinquina tutt’altro che espressione della cultura patriarcale e machista, era davvero necessario dar luogo alla polemica, dopo un’edizione di Sanremo che ha incontrato il favore dei più in termini di emozioni, arte ed eterogeneità musicale?

Assolutamente no.

Francesco Mascali

Fonte foto: Raiplay

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About Francesco Mascali

Proprietario, editore e vice direttore di Voci di Città, nasce a Catania nel 1997. Da aprile 2019 è un giornalista pubblicista iscritto regolarmente all’albo professionale, esattamente due anni dopo consegue la laurea magistrale in Giurisprudenza, per poi iniziare la pratica forense presso l’ordine degli avvocati di Catania. Ama viaggiare, immergersi nelle serie tv e fotografare, ma sopra tutto e tutti c’è lo sport: che sia calcio, basket, MotoGP o Formula 1 non importa, il week-end è qualcosa di sacro e intoccabile. Tra uno spazio e l’altro trova anche il modo di scrivere e gestire un piccolo giornale che ha tanta voglia di crescere. La sua frase? «La vita è quella cosa che accade mentre sei impegnato a fare altri progetti»

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