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«Si lu focu brucia»: “La Lupa” al Teatro Stabile di Catania
27 Marzo 2023
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«Si lu focu brucia»: “La Lupa” al Teatro Stabile di Catania

Home » Entertainment » «Si lu focu brucia»: “La Lupa” al Teatro Stabile di Catania

La Lupa è una novella dello scrittore siciliano Giovanni Verga. Pubblicata nel 1880, viene inclusa nella raccolta Vita dei campi, la quale è di fondamentale importanza per l’esposizione di temi centrali e ricorrenti nella poetica verista verghiana. A partire da questa novella, l’autore stesso ricava, in seguito, un omonimo dramma teatrale in due atti, portato in scena per la prima volta nel 1896.

Chi è la Lupa e qual è la sua storia?

La “lupa” del titolo è Gnà Pina, protagonista assoluta della vicenda narrata. Si tratta di una donna seducente, libera e percorsa da una profonda passione per Nanni, bracciante nella campagna siciliana in cui è ambientata la storia. La lupa è l’incarnazione sulla scena dell’istintualità ferina e della voracità sessuale, anche se quest’ultima non sconfina mai nella volgarità.

Dopo aver tentato in tutti i modi di sedurre e possedere Nanni, la passione che prova per lui porterà la lupa ad accettare che questo sposi la figlia, Mara. Mara, dal canto suo, timida e riservata di carattere, prova a opporsi, senza possibilità di riuscita, al matrimonio impostole dalla dispotica madre. Anche dopo le nozze continueranno i tentativi di Gnà Pina di sedurre il cognato, davanti allo sguardo mesto della propria figlia. Ridotto allo strenuo delle sue forze nel tentativo di resistere alle avances della lupa e di mantenersi in grazia di Dio, Nanni si risolverà, alla fine del dramma, a uccidere la donna.

“La Lupa” al Teatro Stabile di Catania.

La Lupa arriva al Teatro Stabile di Catania per la stagione 2022/2023 ed è andato in scena dal 17 al 26 marzo. Il testo dello spettacolo è costruito, come dichiarato dalla regista, attraverso una fusione tra novella e testo teatrale; alcune scene, invece, sono state interamente composte da Luana Rondinelli, collaboratrice alla regia. Tramite questa riscrittura, pertanto, emergono e si approfondiscono tutti i temi presenti nella novella e se ne dà una lettura femminile e femminista.

Donatella Finocchiaro, regista e protagonista nel ruolo di Gnà Pina, decide di trasporre la vicenda negli anni ’50, periodo di mezzo tra il tempo effettivo in cui era ambientata la vicenda verghiana e i nostri giorni.  Si crea, in questo modo, una sorta di ponte temporale, che permette di riflettere sulla posizione della donna nella società, oggi come ieri. Subito risulta evidente che, nonostante gli immensi passi in avanti compiuti, non sia ancora concluso il cammino verso una totale affermazione della libertà femminile nei confronti della propria vita sentimentale e sessuale. Principale ostacolo sono, nel dramma, i giudizi della società: lo sguardo giudicante degli altri è espresso non solo attraverso le parole, ma anche attraverso la presenza di alcune finestre in scenografia, finestre che si introducono persino dentro l’abitazione privata e si fanno strumento per l’intromissione di occhi retrogradi.

Il fuoco che brucia dentro

Molti sono i momenti di esaltazione esplicita, verbale e non, di una passionalità istintiva e positiva. Tra le voci dei tanti personaggi presenti in scena, a rappresentare gli abitanti e i lavoranti del villaggio, si staglia, libera dalle censure, quella della lupa, che non ha timore di mostrare i propri desideri sessuali e la propria voglia di soddisfarli. «Comu vo puozzu spiegari che di st’amuri non v’ata scantari e che si lu focu brucia è picchì ava bruciari»: queste le parole, cariche quasi di proverbiale saggezza, che Gnà Pina rivolge a Nanni alla presenza di tutti gli altri benpensanti.

Significativa, a questo proposito, anche la prorompente danza bacchica collocata più o meno al centro del dramma. Sulla scena vi sono solo le donne (manca Gnà Pina) e tutte si abbandonano a un ballo sfrenato sulle note di una canzone anni ’50. Con questi movimenti liberi di un corpo altrettanto libero si rappresenta il forte desiderio amoroso ed erotico che anche loro sentono ardere dentro: si comprende, in questo modo, che Gnà Pina non è diversa a causa dei sentimenti provati, comuni a tutte, ma per il fatto di essere l’unica che, senza vergogna, li mostra e li esplicita.

La Lupa di Finocchiaro è, quindi, una donna libera, ribelle, noncurante dello sguardo altrui; al di là del comportamento scorretto nei confronti della propria figlia, quello che conta di questa protagonista è il fatto di essere una donna autodeterminata. Ed è proprio questo che cattura non solo l’attenzione, ma anche la simpatia dello spettatore.

Carla Migliorisi 

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