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Beau ha paura: viaggio per i gironi della psiche
05 Maggio 2023
EntertainmentSettima arteAttualità

Beau ha paura: viaggio per i gironi della psiche

Home » Entertainment » Beau ha paura: viaggio per i gironi della psiche

Nelle sale dal 27 aprile, Beau ha paura di Ari Aster ci catapulta nella vita di un uomo alle prese con la propria vita. Una vita di paure dove inconscio e realtà si confondono: un viaggio alla scoperta di un rapporto lacerato e nato male sin dal principio. Il regista confeziona così una commedia horror in cui il riso è fisico, l’orrore è costante e in cui i significati si sommano e fondono.

Joaquin Phoenix prede ogni ruolo come una missione

Protagonista della vicenda, Beau è interpretato da Joaquin Phoenix. Inutile precisare che l’attore ha reso magistralmente questo personaggio e se n’è preso carico senza vacillare nemmeno per un istante. Una performance unica e originale, come la pellicola, e difficile come la visione.

Joaquin Phoenix
Crediti: Wikipedia

Altri visi conosciuti sono quelli di Amy Ryan (la ricorderete per il ruolo di Holly nella fortunata serie The Office USA) e il famoso Nathan Lane.

Amy Ryan
Crediti: Wikipedia

Nathan Lane
Crediti: Wikipedia

Un Pinocchio che non ha nulla da imparare e che viene subito mangiato dalla balena

Una sinossi del film esiste ma risulterebbe poco esplicativa e inutilmente faticosa da delineare. Vi basti sapere che ha inizio con una normale seduta psicanalitica e che si conclude con un processo. Ciò che è vero o meno, non serve saperlo, perché Beau diventa il nostro punto di vista e tutto ci risulterà così assurdo da dimenticare se credere a qualcosa o meno.

È come se Collodi si fosse risvegliato dalla tomba, avesse strappato il manoscritto de Le Avventure di Pinocchio e, dopo dieci fiaschi di vino toscano, si sia messo a riscrivere l’intero romanzo: decide, dunque, di caricare il suo burattino di traumi e condurlo non verso il diventare un bambino vero, bensì da essere umano a marionetta di un destino infausto.

Geppetto è madre e fata turchina contemporaneamente, il gatto e la volpe ingannano e aiutano in maniera disordinata, Lucignolo è la prima volta mancata. Tutto questo su piani narrativi che si sovrappongono e il cui unico legante sono le fauci della balena che inghiotte Beau e lo porta sempre più a fondo.

Un film dove realtà e allegoria, trauma e proiezione mentale, sono un tutt’uno

Se si guarda alla filmografia di Aster, quindi alle pellicole Hereditary e Midsommar, andando in sala ci si aspetta di affrontare una vicenda disturbata e disturbante perfettamente allineata con la tendenza del regista. Con Beau ha paura questo non accade.

A pochi minuti dall’inizio ci rendiamo ben presto conto che quello che stiamo per guardare è la perfetta antitesi della linearità. Ci troviamo di fronte a una storia che conosce il principio A e il risultato finale B, in mezzo però troviamo quanto di più caotico possa esistere. Quando qualcosa o qualcuno sembra suggerirci un possibile filo, ecco che subito si smentisce e tutto sembra come resettarsi. Una nuova agonia, infarcita di comicità fisica al limite col gore, ci viene ripresentata e ci ributterà inevitabilmente nella confusione.

Ogni singolo elemento è enfatizzato, perché Beau ha paura ma non sappiamo fino a che punto ciò che vediamo sia così nell’effettivo o solo frutto della sua mente turbata. Beau fugge sempre, come se il mondo che lo circonda l’avesse messo al mondo solo per il semplice gusto di braccarlo o forse è tutto solo a metà, solo così in parte.

Perché 179 minuti di agonia?

In sala nelle prime file c’era un gruppo di signori anziani, tra cui una signora in particolare, che finito il film, uscendo dalla sala ha esclamato: “Questo è un insulto a Freud e a tutta la psicanalisi!”. Tralasciando come la psicanalisi abbia da tempo abbandonato la visione freudiana della psiche umana, seppur ne rappresenti ancora la base, ma perché mia cara signora è rimasta in sala fino alla fine per 179 minuti?

Le piace forse l’agonia o, inconsciamente, ha capito che c’era qualcosa da guardare? Non fate il suo stesso errore e date una possibilità a Ari Aster con Beau ha paura.

Riccardo Bajardi

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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