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Strage di Ustica, la Procura di Roma archivia il caso a 45 anni dall’accaduto
05 Marzo 2025
cronaca

Strage di Ustica, la Procura di Roma archivia il caso a 45 anni dall’accaduto

Home » cronaca » Strage di Ustica, la Procura di Roma archivia il caso a 45 anni dall’accaduto

La Strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980, resta un mistero irrisolto. La Procura di Roma ha richiesto l’archiviazione dell’indagine sulla caduta del Dc-9 Itavia, precipitato nel Mar Tirreno tra le isole di Ponza e Ustica. A bordo c’erano 81 persone, tra cui 11 bambini, che persero la vita.

La strage di Ustica: il dolore e l’indignazione dei cari

«In questi anni siamo passati dall’amarezza allo sdegno, allo sconforto, alla nausea. Ma l’unico sentimento che in me, finché sono vivo, non avrà mai spazio è la rassegnazione». Con queste parole, Anthony De Lisi, che nella tragedia ha perso la sorella Elvira e la nipote Alessandra, esprime la sua sofferenza.

De Lisi critica aspramente le istituzioni: «Mi vergogno di alcuni apparati dello Stato e dei rapporti con quei Paesi che sono presumibilmente coinvolti in questa vicenda. Da 45 anni, ogni giorno, uccidono queste 81 persone». Secondo lui, negli anni ci sono stati numerosi tentativi di insabbiare la verità. «Il depistaggio è negli atti, nei registri scomparsi, nei fogli cancellati, nella storia delle indagini, nella decina di morti che in questi anni si sono susseguite».

La decisione della Procura di Roma di chiudere il caso rappresenta un ulteriore colpo per i familiari delle vittime: «Capisco la difficoltà di superare alcuni ostacoli diplomatici, ma bisogna rispettare le 81 vittime e i loro familiari che vogliono la verità dopo 45 anni».

Questa decisione segna «una ferita che non si riesce a rimarginare. Mia nipote oggi avrebbe 51 anni, mi hanno negato di capire che donna sarebbe diventata. È uno strazio senza fine, difficile da immaginare», spiega Anthony De Lisi.

Nonostante tutto, però, non intende arrendersi: «Non possono più bastare le promesse del presidente della Repubblica», dice. «Non mi arrendo, non mi fermerò. Valuterò se posso ricorrere al Tribunale penale internazionale. Non c’è spazio per la rassegnazione, ma solo per la rabbia, una rabbia immensa che è quella che mi dà la forza di andare avanti».

L’opinione del generale Tricarico

Un’opinione diversa arriva dal generale Leonardo Tricarico, ex ufficiale dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare. Per lui, l’archiviazione è un passo positivo: «Finalmente tutte le “fantasie” della quasi collisione, del missile assassino, della battaglia aerea vengono accantonate con una pietra tombale».

Tricarico sostiene che la giustizia abbia già stabilito che l’aereo non fu abbattuto da un missile: «Quel velivolo è caduto non a causa di un missile. Questo è stato fissato a lettere cubitali nella sentenza di secondo grado, confermata in Cassazione». Tuttavia, rimane il problema dell’assenza di un colpevole. «Dopo 45 anni, i parenti delle vittime aspettano ancora risposte», aggiunge. Per il generale, la pista più plausibile è quella di un’esplosione a bordo: «Ci sono ancora spazi non trascurabili per individuare il terrorista che pose quell’ordigno».

Il sindaco di Bologna: «Non ci arrendiamo»

Anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, esprime la sua frustrazione: «Mi unisco ai sentimenti di amarezza e delusione che in queste ore stanno vivendo i familiari delle vittime della strage di Ustica, di fronte alla richiesta della procura di Roma di archiviare l’inchiesta».

Secondo Lepore, il problema principale è la mancanza di collaborazione tra gli Stati coinvolti. «Credo che la nostra comunità debba far sentire la propria voce per chiedere che questa terribile strage, che ha strappato alla vita 81 civili innocenti, non resti senza colpevoli e, soprattutto, senza la speranza di individuarli».

Il sindaco sottolinea inoltre il ruolo delle istituzioni: «È impensabile che una procura, da sola, possa arrivare dove i governi alleati, compreso il nostro, non vogliono arrivare. La Repubblica non si stancherà di cercare la verità, come ha detto il presidente Mattarella. La Repubblica siamo tutti noi, istituzioni, Comuni, cittadini. Come tali non ci fermeremo di fronte a questa archiviazione; proprio quanto emerge dalle indagini dovrebbe dare ancora più forza per andare avanti, per chiedere che sia fatta piena verità e finalmente giustizia».

Bologna, quindi, non intende arrendersi: «Valuteremo accanto ai familiari le prossime iniziative comuni per chiedere giustizia».

Fonte immagine in evidenza: avvenire.it

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