Carmelo e Laura Mulone, avevano rispettivamente 9 e 7 anni. Dieci anni fa la loro storia sconvolse tutta Italia. La tragedia avvenne in Sicilia ad Aragona nel 2014, i due bambini vennero inghiottiti dal “vulcanello” di due metri. Il tutto sotto gli occhi del papà, Rosario Mulone, ai tempi 46 anni. Fu il primo a gridare aiuto perché qualcuno provasse a salvare i suoi due figli.
Non ci fu nulla da fare in quel dannato giorno a due passi da Aragona e a 15 chilometri dalla Valle dei Templi. La tragedia è avvenuta nell’area affidata da Comune e Regione a Legambiente per farne una riserva con un sussidio di 100 mila euro all’anno, consentendo visite guidate e gite scolastiche.
«Dopo dieci anni ci dicono che forse è colpa di Comune e Regione se mancavano segnaletica, allarmi, centraline di controllo, steccati. Ma non avendo fatto inchieste giudiziarie prima, quando avrebbero dovuto, scattano le prescrizioni. Per cui diventa inutile pure ricorrere in Cassazione», dice il padre con tono irato. «Me li hanno uccisi di nuovo. Per loro è finita pure la speranza di avere giustizia. È stata pure dissequestrata la riserva. Che fanno? Riaprono come se nulla fosse accaduto? Vogliono che muoia qualche altro bambino?», sono invece le parole della madre.
I due si sfogano così mentre cercano di capire come sia possibile che un’aerea protetta dalla regione e pubblicizzata da Legambiente sia diventata una tappa senza ritorno di «due bimbi che oggi sarebbero all’università e al liceo». La madre, il giorno in cui accadde la tragedia, si precipitò alle maccalube con gli occhi sgranati sulle ruspe, sui cani del soccorso e sulle pale affondate per scavare: «Riaffiorò la mia piccola Laura e, dopo sette ore, il giubbotto e gli occhiali di Carmelo».
«Ho poi scoperto che anche i muri sapevano del pericolo, che gli scienziati raccomandavano di non fare arrivare il pubblico fin lì. Ma io ci sono andato perché non c’era un cartello o una staccionata, perché quei vulcanelli venivano offerti a noi visitatori come un gioco…» ricostruisce i fatti il padre. Anche i dirigenti di Legambiente si sono scagliati contro la Regione durante il processo di secondo grado: «Dovrebbe essere l’ente gestore ad occuparsi della sicurezza, dell’acquisto delle centraline».
Tesi recepita dalla sentenza, ma al termine degli ultimi lunghissimi, diradati cinque anni di udienze, conclusi quando ormai era tempo di prescrizioni. Anche per il Comune, come ripete più volte Mulone ai legali: «Avrebbe dovuto vigilare e predisporre i piani di evacuazione, cosa mai fatta». Tutto viene fuori durante il dibattimento dove i genitori dei bambini si presentano senza consulenti di parte ma soltanto affidandosi alla Procura.
«Chiediamo agli avvocati di procedere con una causa civile per risarcimento. Chi ha lasciato correre tanto tempo, producendo l’effetto prescrizione, dovrà sapere che noi non molliamo e che i responsabili dovranno comunque pagare».
Fonte dell’immagine: corriete.it
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