La frutta realistica è il trend del momento, così come lo è il suo creatore: il pasticciere francese Cedric Grolet. Classe 1985, Grolet ha da sempre una passione per la frutta, così come per la pasticceria. Nel 2013, quindi, decide di unire le due sue passioni: creare sculture con l’aspetto di un frutto e replicarlo con il suo sapore naturale all’interno con una lavorazione complessa che prevede l’utilizzo di ingredienti utilizzati per i dolci, ma anche gli elementi stessi della frutta scelta. È proprio per questo si chiama frutta realistica. La capacità di creare lo stesso sapore della frutta attraverso un dolce, poi c’è chi riesce meglio e chi meno. Inoltre Grolet sceglie sempre di ricreare frutta di stagione.
Secondo alcune testimonianze, non tutti i tipi di frutta realistica posseggono il sapore del frutto originario. Sicuramente data la sua difficoltà. La si può considerare una fusione tra impatto visivo e impatto gustativo. Un’arte che trascende il concetto di reale che fa parte della pasticceria iperrealista. Un modo atipico (e gustoso) di fare pasticceria.
Come alcuni mestieri che prevedono la fantasia come elemento portante, anche la pasticceria può considerarsi tale. Entriamo, quindi, nel campo dell’arte culinaria in questo caso, e ciò porta il nome di trompe-l’œil, una tecnica ingannatoria la quale si pone proprio l’obiettivo di “ingannare l’occhio”. Come dice la parola stessa in francese. Un’epoca in cui i pasticcieri, approfittando dei social, stanno dando libero sfogo alla fantasia e propongono i loro lavori. E questa, infatti, è stata anche una delle fortune di Cedric Grolet.
La pasticceria di Cedric Grolet è indubbiamente d’élite, e lo dimostrano anche i numerosi video in circolazione. La sua pasticceria non si discosta molto da una gioielleria, sia all’esterno che all’interno. Ci sono persino le guardie. Ed è facilmente intuibile perché ogni pezzo di frutta realistica costa 18 euro. Inoltre, anche la confezione è fatta in modo da far capire che si sta acquistando un prodotto di qualità.
La storia, o la leggenda, vuole che il primo prototipo di questo tipo di pasticceria sia nata nella regione siciliana, precisamente a Palermo, in un convento. Chiamata frutta di Martorana, perché era il nome della chiesa in cui queste suore operavano, nacque per puro caso dopo che le suore seppero della visita di un re di quell’epoca. Il periodo era quello invernale e quindi gli alberi erano spogli. Da lì, nacque l’idea di creare dei “frutti” di marzapane, quindi a base di farina di mandorle e zucchero a velo, a cui in seguito venne aggiunto anche del miele. L’idea fu di tale successo da diventare di utilizzo comune e tradizione per celebrare la festa dei Morti.
Quindi le due tipologie sono simili?Assolutamente no. Di comune hanno principalmente l’aspetto, ma il sapore è tutt’altro. La frutta di Martorana è fatta di marzapane, viene colorata con i coloranti alimentari emulando il colore della frutta in questione e modellata a mano. La frutta realistica, invece, ha un guscio di cioccolato bianco e burro di cacao, e viene colorato con l’aerografo. All’interno troviamo in modo stratificato una mousse, cuore di gelée alla frutta e basi di biscotto.
In Italia molte pasticcerie hanno cercato di imitare la frutta realistica, ma il risultato non è lo stesso. La maggior parte di loro sono semifreddi, ma possono essere anche gelati o paste pronte. La lavorazione richiede persino due giorni di lavoro, e riuscire a ricreare un contenuto che possa essere fedele al frutto d’ispirazione richiede estrema precisione ed attenzione. Quindi per mangiare l’originale tocca andare a Parigi, le nostre repliche, però, non sono da buttare. Anche se dolci sempre di cibo si parla. I costi vanno dai cinque ai dieci euro, ma possono anche essere superiori. Sicuramente non è un dolce per tutte le tasche, ma almeno una domenica vale la pena portare un prodotto così sulle nostre tavole.
Fonte foto: Sale & Pepe
Simmaco Munno
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Nato e cresciuto a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, quando il grunge esplodeva a livello globale, cioè nel ’91, e cresciuto a pane e pallone, col passare del tempo ha iniziato a sviluppare interessi come la musica (sa mettere le mani almeno su tre strumenti) la letteratura e la linguistica. Con un nome provinciale e assonante con la parola sindaco, sogna di poter diventare primo cittadino del suo paese per farsi chiamare “Il sindaco Simmaco”.
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