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Al via “Egitto Pompei”: ecco l’Italia che ama la cultura
27 Febbraio 2016
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Al via “Egitto Pompei”: ecco l’Italia che ama la cultura

Home » Business » Travel » Al via “Egitto Pompei”: ecco l’Italia che ama la cultura

Nei giorni scorsi è stato presentato il progetto “Egitto Pompei”, iniziativa che mira a ripercorrere l’iter socio-culturale della civiltà egizia, attraverso i reperti rinvenuti nelle zone mediterranee. Questa sarà l’occasione per “rifare il look” ad alcuni siti archeologici, tra i quali Pompei, con l’apertura al pubblico di nuove ville e percorsi tematici.

Un’esplosione, un boato: poi il nulla. E tutto fu cenere, tanta cenere, che caratterizzò edifici in rovina e corpi carbonizzati, molti dei quali in fuga, altri colti di sorpresa: intanto, Pompei, Ercolano e Stabia completamente seppellite. L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è stata senz’altro uno dei momenti di maggior drammaticità della Roma imperiale.

PompeiA poco bastò l’intervento umanitario di Tito, successore di Vespasiano, che venne incontro alle popolazioni colpite entro i limiti del possibile. Ed è buffo pensare alla figura del principe romano, sicuramente di grande spessore etico e morale, e capace di venire incontro alle difficoltà dei cives almeno quanto di distruggere e saccheggiare Gerusalemme. Ad ogni modo, alla fine del 1700, dopo il ritrovamento delle rovine di Ercolano, fu Carlo III di Borbone a volere che la stessa città di Pompei, dopo alcuni sondaggi, venisse riportata alla luce: e così fu. Gli scavi, nonostante diverse pause, hanno poicontinuato il proprio iter fino al 1997, anno in cui il sito archeologico dell’antica urbs entrò a far parte dell’UNESCO, grazie alla bellezza di numerose domus e ville (tra cui quella imperiale, quella di Diomede e quella di Giulia Felice) oltre che dei mosaici. Da allora, il luogo è tra i più visitati ogni anno a livello mondiale.

Da questo, quindi, è nata l’idea di una congiunzione di forze per rilanciare la cultura italiana: quelle del Museo egizio di Torino, della Soprintendenza di Pompei e del Museo archeologico nazionale di Napoli, che, negli scorsi giorni, grazie al ministero dei Beni culturali, hanno presentato il progetto Egitto Pompei, il quale vedrà la luce il prossimo 16 aprile. L’iniziativa è mirata a ripercorrere la storia artistica egizia, attraverso reperti provenienti proprio dalle città campane e sottolineando gli influssi che questa ha avuto nel corso dei secoli sui popoli del Mediterraneo, con tappe ben precise proprio nelle tre città coinvolte. E non finisce qui. Forse, gli ultimi episodi di sprechi (economici e politici) hanno fatto pensare che investendo nel settore culturale si possa ricavare qualcosa? In ogni caso, viene quasi da sorridere considerando che proprio Pompei, negli ultimi anni, è stata teatro di episodi di cattiva gestione e negligenza: basti pensare alla Schola armaturarum, edifico parzialmente distrutto durante i bombardamenti bellici e crollato nel 2010 per la scarsa manutenzione del canale di scolo delle acque piovane, che hanno creato una sorta di tappo naturale.

PompeiAdesso, in occasione della mostra, l’area visitabile del sito archeologico raggiungerà per la prima volta quasi metà dei 44 ettari scavati dell’antica città: «Non c’è mai stata una possibilità di visita così vasta. Abbiamo la necessità di preservare il nostro patrimonio, la calca non fa bene alle domus», ha spiegato il soprintendente della città napoletana, Massimo Osanna. Gli interventi che verranno effettuati, infatti, permetteranno di regalare al pubblico, tra le tante attrazioni, la villa di Giulia Felice, esempio di lussuosa “SPA” dell’antichità, nonché la piccola domus del frutteto, con i suoi coloratissimi affreschi e gli straordinari giardini della Venere in conchiglia, così come la casa di Marco Lucrezio in via Stabia e la Villa imperiale.

Ma non è tutto, giacché c’è una forta intenzione di pensare anche al futuro: «La volontà è quella di  lanciare un bando internazionale per ristrutturare il vecchio deposito di Maiuri all’interno dei fori per farne il luogo dove accogliere i calchi insieme con gli oggetti che si portavano appresso», ha aggiunto Osanna. Iniziativa che non può e non deve fermarsi alle parole: in Italia il patrimonio culturale è presente, ed è immenso. Probabilmente, qualcuno “dall’alto” ha iniziato a capirlo, nella speranza che non sia ancora troppo tardi per occuparsene.

Antonio Torrisi

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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